Words and pictures: peccato per Juliette Binoche

Dopo “L’attimo fuggente” non ci si dovrebbe azzardare a fare film ambientati in un liceo americano ed avere, come protagonista, un insegnante di letteratura. E invece, c’è chi insiste a prendere una scuola, un professore attraente e appassionato e qualche difficoltà e ne fa un lungometraggio.
Words and pictures aggiunge anche molto altro, mettendo al centro della storia una domanda: ma è vero che un’immagine vale mille parole?

 

Tra le parole e le figure
Il film vorrebbe girare intorno all’improbabile confronto tra potere delle parole e potere delle figure ma non è vero.

Anzi, la questione è solo un pretesto per imbastire la solita commedia sentimentale con un lieto fine annunciato e un iniziale contrasto tra i due appassionati e ironici amanti.

Juliette Binoche è, nel film, un’artista che, ammalata di artrite reumatoide, lascia New York e si rifugia nel Connecticut.

aaaawords

Due artisti in crisi

Qui insegnerà in un liceo. Arte, inevitabilmente. E altrettanto inevitabilmente, sarà in contrasto con il docente di letteratura, allegro, originale, vigoroso ma incostante e alcolizzato perché non riesce più a scrivere qualcosa di decente.

Due artisti in crisi che si incontrano e si amano: qui comincia e già finisce il film.

Peccato. Perché Juliette Binoche, intensa e lieve, interpreta un personaggio che avrebbe potuto essere interessante se ben scritto e sviluppato. Lei è una donna carica di vitalità, duramente attaccata da una malattia che sembra volerla mangiare. Eppure resiste, affronta la sua debolezza e non cede all’autocommiserazione.

Dina Delsanto (questo il nome del personaggio) trova nella sua creatività, nella necessità di esprimersi e comunicare con la pittura, una energia intelligente che la sostiene, che non le consente di piegarsi e rinunciare a se stessa. E questa forza, che sopporta il dolore della malattia e anche l’eventualità di soccombere alla sofferenza e al corpo che le si ribella, è ciò porta nella sua aula, dove un gruppetto di giovani liceali riceve indicazioni, orientamenti e incitamento a fare.

 

Un modello per la giovane Emily

Peccato che il film sia debole, perché Dina Delsanto – Juliette Binoche, insegnante senza fronzoli, un po’ cinica, molto severa, illumina l’ambizione di un’allieva timida e insicura. Diventa, per  la giovane Emily, un modello che molto pretende da lei e nulla concede alla tolleranza. Un modello che ha senso, perché non commisera, perché insiste sulla necessità di progredire verso l’eccellenza, sulla inderogabile promessa di seguire la propria spinta creativa, senza tentennamenti. Peccato, c’è da ripeterlo.

 

Uno sbiadito protagonista maschile

Intorno a questa donna artista che lavora, crea e agisce, il film sembra girare a vuoto, buttando via il pathos, il senso, lavorando per far emergere il protagonista maschile, Clive Owen, che da il via alla vicenda e resta uno sbiadito personaggio che cambia, nel corso della narrazione, ma non troppo. In fin dei conti, il film – tutto il film – resta fedele al titolo: due ore di parole e immagini. Che dimenticheremo appena usciti dal cinema.

 

La scheda del film

Titolo originale    Words and Pictures
Lingua originale    inglese
Paese di produzione    Stati Uniti
Anno    2013
Genere    commedia romantica
Regia    Fred Schepisi
Sceneggiatura    Gerald Di Pego

Gli altri “credits”

Produttore    Gerald Di Pego, Curtis Burch
Produttore esecutivo    Wade Barker, Joseph Newton Cohen, Derrick Evers, Bob Gass, Judy Burch Gass, Nancy Rae Stone, Richard Toussaint
Casa di produzione    Latitude Productions, Lascaux Films
Distribuzione (Italia)    Adler Entertainment
Fotografia    Ian Baker
Montaggio    Peter Honess
Musiche    Paul Grabowsky
Scenografia    Hamish Purdy
Costumi    Tish Monaghan

 

Interpreti e personaggi

Clive Owen: Jack Marcus
Juliette Binoche: Dina Delsanto
Keegan Connor Tracy: Ellen
Bruce Davison: Walt

Authors

Pubblicità

Commenti

Alto