Nella rete di pedofili c’era anche un dossier su Yara Gambirasio

Ci sono anche riferimenti a Yara Gambirasio (nella foto in apertura e in basso), la tredicenne di Brembate uccisa nel 2011, nell’inchiesta della polizia postale del Trentino Alto Adige, coordinata dalla Procura di Trento, denominata “Black Shadow”.

Le indagini hanno portato nei giorni scorsi all’arresto di 10 persone, mentre sono 48 gli indagati.

40 pagine su Yara

Gli investigatori hanno trovato sul computer di uno degli arrestati una sorta di dossier di circa 40 pagine su Yara, con fotografie accanto a preghiere blasfeme e filastrocche.

L’uomo che aveva le immagini di Yara ha 53 anni ed è di Rimini.

Interessata anche la difesa di Bossetti

La vicenda del presunto dossier su Yara verrebbe ora seguita dal pool difensivo di Massimo Bossetti, l’uomo condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio. L’inchiesta “Black Shadow” di Trento ha svelato una lunga catena di presunti pedofili che si nascondeva nel web, scambiandosi immagini e comunicando grazie a programmi di messaggistica istantanea.

 

Dieci arresti e tanto materiale pedofilo sequestrato

Con 10 arresti, 47 perquisizioni e il sequestro di un ingente quantitativo di materiale informatico con file prodotti mediante lo sfruttamento sessuale di minori, la polizia ha sgominato una rete di pedofili che operava su una piattaforma Voip criptata. Nelle indagini è finito anche un magistrato. Le indagini sono state condotte dai poliziotti della sezione della polizia postale e delle comunicazioni di Bolzano, coordinate dal Centro nazionale contrasto alla pedopornografia online e dirette dalla procura di Trento.

Giudice a Raggio Calabria

Il magistrato coinvolto fa parte della Corte d’appello di Reggio Calabria e si chiama Gaetano Maria Amato (nella foto sopra), 58 anni, originario di Messina. La notizia del suo arresto era stata diffusa il 2 ottobre scorso. Le indagini sono coordinate dal pm trentino Davide Ognibene.

Inchiesta partita nel 2016

È stata ricostruita una fitta rete di pedofili e pedopornografi che, utilizzando il servizio di instant messagging criptato, ritenuto riservato e sicuro, aveva prodotto e scambiato numeroso materiale pedopornografico. Il via alle indagini è stato dato dall’arresto di un altoatesino di 38 anni nel febbraio 2016: l’uomo era stato trovato in possesso di 4 terabyte di materiale digitale (foto e video) contenente esibizioni pornografiche di minorenni.

Rubrica piena di contatti

Le dichiarazioni rese dall’arrestato hanno insospettito gli investigatori informatici della polizia dche hanno individuato tra le prove digitali del computer in sequestro un abnorme utilizzo dell’applicazione Voip e una rubrica composta da numerose decine di contatti.

Diramazioni in tutta Italia

Gli investigatori sono anche riusciti, attraverso l’utilizzo di particolari software, a ricostruire moltissime conversazioni dalle quali emergeva la morbosità degli interlocutori nei confronti di pratiche sessuali con minorenni. Gli investigatori riescono a tirare le fila su ben 48 persone coinvolte le cui attività di produzione e condivisione di materiale illecito prendono il via in Trentino Alto Adige, Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna.

Authors

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto