Autismo: la diagnosi precoce dalla “lettura” del pianto dei neonati?

Autismo: la prima avvisaglia è presente già nel pianto dei neonati affetti dalla sindrome e per coglierla occorre un software ad hoc. All’orecchio umano è infatti impercettibile – secondo Istituto Superiore di Sanità (Iss) e le altre realtà che compongono il Nida, il network italiano per il riconoscimento precoce dei disturbi dello spettro autistico – la variazione nei vagiti e occorre un sistema computerizzato che vada a scavare nelle loro tonalità e nella loro frequenza individuando eventuali anomalie.

Studio condotto su 100 neonati, la metà ad “alto rischio”

Lo studio del network che ha portato a questa scoperta sta lavorando ora a un test affidabile per la diagnosi precoce, fondamentale per contenere gli effetti della malattia e consentire al bambino una vita quanto più normale possibile. Intanto, per raggiungere questo risultato, sono stati osservati 50 neonati ad “alto rischio”, fratelli di bambini autistici. Questi sono stati messi a confronto con altrettanti piccoli pazienti a basso rischio e il pianto di ciascun bambino è stato registrato più volte arrivando così a individuare toni anomali in chi presenterà più avanti la malattia.

La diagnosi è utile anche per altri disturbi

Questa è una ricerca che può aiutare anche in altri ambiti perché, procedendo nello stesso modo, è possibile anche rilevare anche altri disturbi, come il deficit dell’attenzione, l’ipotonia (riduzione della funzionalità di un organo o di una funzione organica) e difficoltà psicomotorie. Ora tutti questi dati vanno elaborati in modo da arrivare a un esame clinico a cui sottoporre i neonati per contribuire alla diagnosi precoce.

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