La Grecia si arrende all’Ue, ma Tsipras perde il suo partito

Tsipras è senza maggioranza politica. Il suo partito – Syriza – dopo il sì all’Europa della notte scorsa è in frantumi. Il prezzo politico per il leader greco è elevatissimo.

aaaincidenti

In una notte drammatica per la Grecia, mentre in piazza Syntagma si scatenavano proteste i incidenti (come mostra la foto) il Parlamento di Atene ha approvato il primo pacchetto di riforme che Alexis Tsipras ha concordato a Bruxelles per evitare la Grexit.

 

Ma 40 deputati di Syriza non hanno votato il piano

Ma il primo ministro greco dovrà fare i conti con la gravissima spaccatura del suo partito (40 deputati su 149 non hanno votato il piano, tra cui l’ex ministro Varoufakis, la “pasionaria” presidente del Parlamento Zoe Konstantopolou e il leader dell’ala radicale Lafazanis, mentre la vice ministro delle Finanze Nantia Valavani si è dimessa) e i primi scontri di piazza del suo governo.

 

I dubbi sulla “resistenza” del governo Tsipras

Sono in molto ora a chiedersi, dopo quanto è accaduto in Parlamento, quanto ancora Tsipras riuscirà a rimanere in sella, dal momento che stanotte ha perso la sua maggioranza politica.

 

“Un accordo che non ci piace, ma…”

“È un accordo che non ci piace ma che siamo “obbligati” a rispettare, ha detto il premier intervenendo durante la seduta fiume del Parlamento chiamata a votare su riforma dell’Iva, indipendenza dell’ufficio di statistica, ‘Fiscal Council’ ed eliminazione delle baby pensioni.

“A Bruxelles – a aggiunto il leader – avevo di fronte tre alternative: l’accordo, il fallimento con tutte le sue conseguenze e il piano Schaeuble” di una Grexit temporanea. E fra le tre, “ho fatto una scelta di responsabilità” e di “dignità”, ha scandito Tsipras.

 

Ha avuto bisogno dei voti dell’opposizione

I numeri per far approvare il piano li ha avuti. Ma con il voto determinante delle opposizioni di Nea Dimokratia, Pasok e To Potami, che hanno votato sì come lo junior partner del suo governo, il partito di destra Anel del ministro della Difesa Kammenos, di fatto turandosi il naso. Nei discorsi è prevalso il senso di salvare il salvabile. La sconfitta ‘politica’ per Tsipras è tutta dentro il suo partito. Ma è grande. A nulla è valso l’aut aut che aveva lanciato nel pomeriggio ai ribelli (“Senza il vostro sostegno (nel voto di stasera sarà difficile per me restare premier. O stasera siamo uniti, o domani cade il governo di sinistra”). Le defezioni sono state tantissime e ora sarà difficile continuare l’esperienza del primo governo di estrema sinistra della storia dell’Unione europea.

 

Banche chiuse fino a domani: le notizie del 15 luglio

Banche chiuse fino a domani, cittadini greci in piazza contro l’Austerity, il viceministro delle Finanze che si dimette e il Fondo monetario internazionale che giudica “insostenibile” il debito greco così com’è, e che ogni suo aiuto, senza il taglio, sarà negato.
Da qualunque parte la si guardi la Grecia di Alexis Tsipras, nel giorno in cui il Parlamento vota le riforme necessarie per il piano di aiuti europei, è assediata.

 

Un sì entro la mezzanotte
Il Parlamento di Atene è chiamato ad approvare entro la mezzanotte di oggi le prime riforme concordate con l’Ue per ottenere il terzo salvataggio. Ma la maggioranza e lo stesso governo sono spaccati. Ancora ieri l’ala sinistra di Syriza annunciava che avrebbe votato no. Sono poi arrivate le esternazioni dell’ex ministro all’Economia Varoufakis (“l’accordo raggiunto a Bruxelles è un nuovo trattato di Versailles, questa è la politica dell’umiliazione”); e oggi il colpo finale.
Il vice ministro greco delle Finanze, Nantia Valavani, ha annunciato nella tarda mattinata le sue dimissioni. In una lettera al primo ministro Tsipras la numero due dell’Economia esprime dubbi sul nuovo accordo raggiunto tra Atene e i creditori internazionali della Grecia sostenendo che con esso la Germania intende “umiliare completamente il governo e il paese”.

 

Greci in piazza
L’accordo, che ormai sul fronte interno viene visto come una sconfitta del leader greco su tutta linea, prevede tra le altre cose una serie di privatizzazioni e un taglio dei posti di lavoro nel settore pubblico, che già stamattina ha scatenato una raffica di scioperi nel settore statale. Ferme nelle principali città anche le aziende di trasporto pubblico, e serrata delle farmacie, che protestano contro la liberalizzazione delle vendita dei prodotti parafarmaceutici nei supermercati.
D’altra parte, secondo un sondaggio della società Kapa Research per il quotidiano greco To Vima, il 51,5% dei greci pensa che l’accordo per gli aiuti alla Grecia stretto con i creditori sia positivo e il 70,1% pensa che il Parlamento debba approvarli. Resta solida, stando al sondaggio, anche la posizione di Tsipras, il cui indice di gradimento si attesta al 58%.

 

L’aut-aut del Fmi
Ma da tenere a bada c’è anche il Fondo monetario internazionale, che nei giorni scorsi ha inviato un dossier ai capi di Stato dell’eurozona sulla situazione greca. Nel documento, divulgato stamattina dal Financial Times, il piano di aiuti di Bruxelles viene bollato come inutile se non verrà accompagnato da un alleggerimento del debito greco. E, soprattutto,  in queste condizioni il Fondo non potrà partecipare al salvataggio.
Perché ciò possa accadere, scrive l’istituto, sarebbe necessario un taglio del debito on “periodo di grazia” di 30 anni: le regole dell’Fmi, infatti, gli impediscono di fare prestiti a un Paese se il debito pubblico non è considerato sostenibile.

 

Un piano provvisorio da 7 miliardi
La Ue, intanto, ha dichiarato di non avere “obiezioni significative al pacchetto di riforme che è ora al voto. I nostri esperti hanno verificato”, ha rivelato la fonte di Bruxelles alle agenzie, “le misure rispondono alle azioni prioritarie concordate”.
La Commissione europea ha anche proposto di concedere subito alla Grecia un prestito ponte da 7 miliardi di euro della durata di tre mesi attraverso l’Efsm. Il prestito sarebbe subordinato al varo del primo pacchetto di riforme, e dovrebbe essere rimborsato attraverso i fondi che saranno poi erogati con il programma di aiuti finanziari da 86 miliardi di euro.
Alcuni Paesi, ha sottolineato il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis, hanno serie preoccupazioni in merito e sottolineato la necessità di dovere “superare delle difficoltà politiche” prima di ogni decisione.

Authors

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto