Checco Zalone: “Spero di non vincere mai un Oscar” (video)

“Spero di non vincere mai un Oscar”. Parola di Checco Zalone, il comico che straccia i botteghini e impazza tra gli amanti della commedia all’italiana. L’attore, che si ispira ad Alberto Sordi (“più di Totò, più di Troisi. È lui ad avere incarnato, in modo straordinario, tutti i difetti d’Italia”), non punta a premi e, intervistato da Repubblica (che punzecchia per i video rilanciati dal suo account Facebook), risponde a tutto tondo su di sé e sul cinema.

“Niente conti a Panama, ma a Capurso”

Quando gli si chiede se ha conti a Panama, scherza e dice di essere “ancora troppo sfigato per quello. Ma ho un conto a Capurso, uno a Triggiano, città natale della mia compagna, e uno al Credito cooperativo di Conversano. E sono preoccupato perché forse sono operazioni estero su estero”.

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“Mi tirarono dietro i cerotti per non russare”

Una laurea in giurisprudenza in tasca, il concorso in magistratura sospirato dalla zia, ha lavorato come il padre come rappresentate di medicinali. “La sera cantavo in pizzeria per 70 euro”, ricorda. “Sono stati gli anni più bui della mia vita. Allora andavano di moda i cerotti sul naso per non russare. Li aveva usati non ricordo quale calciatore. Ovviamente non funzionavano. Ma nelle farmacie ne ho piazzati tantissimi. Poi però quando tornavo scoprivo che non li aveva comprati nessuno. E me li tiravano dietro”.

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“Io volgare? Sono fiero dei miei film”

Quei tempi sono lontani e ora è così famoso che scrivono libri su di lui dandogli anche contro. Una critica è l’eccesso di volgarità e di prendersela con “con zoccole e ricchioni”. E Zalone ribatte: “Io sono fiero che nei miei film non ci sia neppure una donna che si spoglia. E sugli omosessuali c’è un rispetto divertito e complice. De Gregori dice che la canzone Gli uomini sessuali è bella e delicata e che quel verso “gli uomini sessuali non hanno gli assorbenti ma hanno le ali” è il più poetico degli ultimi venti anni”.

“La consacrazione costringe a pulire il linguaggio”

E ancora, sulla volgarità: “Nella comicità sono necessarie, sono gioco e libertà. E considera che noi comici non possiamo mai ripeterci, non siamo come i cantanti che con tre brani campano 30 anni. Il grande Roberto Benigni, per esempio, quello insuperato di TuttoBenigni del 1998 in tv, usava un linguaggio scurrile straordinariamente comico e lirico. Oggi non potrebbe farlo più. La consacrazione costringe i comici a ripulire anche il linguaggio”.

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