Farmaci anoressizzanti: accusa di disastro colposo per 7 dirigenti ministeriali

Disastro colposo. È pesante l’ipotesi di reato che potrebbe essere formulata dalla procura di Roma dopo la lunga indagine del nucleo tutela spesa pubblica della guardia di finanza a carico di 7 dirigenti del ministero della Salute. Sotto accusa c’è ancora la fenilpropanolamina e sostanze analoghe usate in farmaci galenici per le diete che avrebbero come effetto quello di essere anoressizzanti.

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Omessa vigilanza su sostanze pericolose

I motivi dell’indagine è la mancata vigilanza su una molecola killer che sarebbe vietata, ma che può essere acquistata in farmacia. Così come si può acquistare la fendimetrazina, che ha sostituito la prima, causando nel 2013 la morte di un uomo, Luigi Marzulli, 37 anni, dando poi origine all’inchiesta che si allarga anche alla norefedrina e ad altri decessi. Più nel dettaglio, le carte della magistratura romana parlano di comportamento che ha “omesso di espletare qualsiasi attività di vigilanza o comunque attivare i dovuti controlli affinché non fossero prescritte e somministrate da parte di medici e farmacisti preparazioni galeniche anoressizzanti”.

C’è anche l’intralcio alle indagini

Ma non è finita perché esiste la concreta possibilità che venga formulata una nuova ipotesi di reato: intralcio all’indagine. I sette dirigenti ministeriali avrebbero infatti cercato di allontanare i sospetti suggerendo che la sostanza killer fosse consentita. Una sentenza del Tar però smentisce la tesi degli indagati: la norefedrina è da sempre vietata.

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Diete: ancora indagini sui farmaci killer che provocano l’ictus, le notizie del 23 aprile 2015

C’è stato il caso di una donna morta a causa di un ictus dopo aver assunto un composto galenico fornito da un farmacista per dimagrare. Preparato nel quale c’era la fenilpropanolamina, un anoressizzante il cui impiego è stato limitato dalle legge fin dal 2000, ma che può essere impiegato nelle soluzioni preparate nelle farmacie e nelle parafarmacie. E dopo il primo caso, ecco che se n’è registrato un altro, del tutto analogo se non nelle conseguenze: la donna che si era sentita male, 47 anni, è rimasta su una seria a rotelle. Per questo la procura di Roma ha aperto un’inchiesta ipotizzando eventuali omissioni da parte del ministero della Salute nella commercializzazione di questi farmaci.

Nel 2000 uno studio ha evidenziato il rischio ictus

La fenilpropanolamina è nota per avere effetti psicoattivi stimolanti, come con le anfetamine, e oltre a essere un anoressizzante, viene impiegato anche come decongestionante nasale, per curare il priapismo oppure, nel caso di impieghi veterinari, per l’incontinenza urinaria dei cani. Nel 2000 uno studio ha messo in relazione la sua assunzione con il rischio ictus, soprattutto nelle donne. E diversi Paesi hanno deciso di intervenire: negli Stati Uniti la Fda (Food and drug administration), dopo 10 anni di battaglie, ne ha vietato l’uso per i preparati da banco. Anche in Italia l’acquisto di questi farmaci deve essere accompagnato da una prescrizione medica firmata da uno specialista. Inoltre nello stesso anno era stato redatto un elenco dei principi attivi vietati sia a livello industriale che galenico.

Il pm: “Sostanza che si acquista nei retrobottega”

Il titolare del fascicolo, aperto dopo un esposto presentato da Michele Marzulli, padre in lotta contro gli anoressizzanti dopo la morte del figlio che seguiva una cura proprio a base di fenilpropanolamina, è il procuratore aggiunto Leonardo Frisani, che si occupa di colpe mediche. Il magistrato, in proposito, ha commentato affermando: “La stessa sostanza ritirata dal commercio, in quanto nociva, si può acquistare, invece, nel retrobottega di una farmacia. E a dosi ben più massicce di quelle presenti nei farmaci”. Ha aggiunto Frisani a proposito di emorragie cerebrali: “Per le statistiche è accaduto a ben 24 persone, mentre altre 8 sono decedute e 8 ancora sono state soggette a convulsioni. La normativa è poco chiara e lo stesso ministero non è in grado di formulare la risposta secca che volevamo e ricorre alla formula incerta del ‘si ritiene'”.

Già in passato un’inchiesta a carico di funzionari ministeriali

Infine, ha sottolineato ancora il magistrato, già in passato un’inchiesta aveva accertato omissioni ministeriali nella commercializzazione del farmaco. Inchiesta che aveva portato all’incriminazione di 11 persone, compreso un ex carabiniere dei Nas, che ora sono in attesa di processo. Addirittura la risposta inviata dal ministero della Salute alla procura di Roma reca la firma di una funzionaria per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio per una vicenda analoga ipotizzando il reato di omissione in atti d’ufficio.

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