Gentiloni: fiducia anche al Senato, oggi a Bruxelles per il Consiglio europeo

Il governo di Paolo Gentiloni è pienamente insidiato. Dopo quella di ieri alla Camera ha ottenuto, infatti, oggi anche quella del Senato con 169 Sì, 99 No e nessun astenuto. Non hanno votato alla prima chiama i senatori leghisti, 5 Stelle e i 18 eletti rappresentati da  Denis Verdini.

Ma, alla seconda chiama, i 5Stelle hanno cambiato atteggiamento e hanno votato, in 30 su 35, contro la fiducia a Gentiloni. I grillini hanno spiegato la loro giravolta sostenendo che, alla luce dei numeri diversi rispetto alla Camera e delle incognite di Palazzo Madama, hanno preferito partecipare al voto.

Alle 15,30 è iniziata anche la prima riunione del Consiglio dei ministri. Oggi il presidente Gentiloni sarà a Bruxelles per una riunione del Consiglio europeo. All’ordine del giorno il delicato tema dei migranti.

Martedì il Sì della Camera

Superata la prova della Camera dei deputati, il governo di Paolo Gentiloni cerca oggi la fiducia anche del Senato. Si vota a partire dalle 15, ma il voto – come è successo ieri a Montecitorio – dovrebbe concludersi piuttosto rapidamente, per l’assenza di molti senatori.

Anche oggi non parteciperanno al voto gli esponenti dei 5Stelle, della Lega Nord e del gruppo che fa capo al senatore Denis Verdni.

La fiducia di Palazzo Madama dovrebbe arrivare senza problemi, anche se con margini più ristretti rispetto a queli di Montecitorio.

È attesa anche la lista dei sottosegretari, dopo quella dei ministri, che tante polemiche ha sollevato ieri. Presa di mira anche la nuova ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli.

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La replica del premier al Senato

“Voi – ha detto Gentiloni nella replica al Senato – sapete che io ho condiviso pienamente la riforma costituzionale che è stata approvata ripetutamente in quest’aula, ma sapete altrettanto bene che i cittadini italiani hanno deciso, il popolo ha deciso con un referendum dal risultato netto. Quindi potrei dire che la fiducia che chiedo a nome del governo al Senato è una fiducia un po’ particolare: chiedo la vostra fiducia ed esprimo la mia fiducia nei confronti del Senato e delle sue prerogative”.

“Non siamo innamorati della continuità – ha continuato il presidente – abbiamo anzi rivolto una proposta all’insieme delle forze parlamentari per individuare una convergenza più larga. C’è stata una indisponibilità: non un amore della continuità, ma la presa d’atto di questa situazione ha spinto le forze che hanno sostenuto questa maggioranza a dar vita a questo governo, per responsabilità”.

 

Ieri 368 Sì della Camera

La fiducia della Camera dei deputati a Paolo Gentiloni e al suo governo arriva poco prima delle 19,30. I numeri li dà la presidente, Laura Boldrini.

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Il Sì a Gentiloni e al suo governo raccoglie 368 voti, il No si ferma a 105. I votanti sono stati 473, ma fuori dell’aula di Monteciotrio erano i deputati di Grillo, della Lega Nord e del gruppo di Verdini. La fiducia del Senato sarà votata oggi, mercoledì 14 dicembre.

Ecco il video sulla giornata di ieri a Montecitorio.

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“Il Parlamento non è un social network”

“Lascio alla dialettica delle forze politiche il dibattito sulla durata del governo. Per quanto ci riguarda, dura fin quando ha la fiducia del Parlamento”, questa la frase chiave di paolo Gentiloni nel discorso di stamattina alla Camera. Nella replica in Senato, poi, il premier cita Tenco e attacca M5s: “I super paladini della centralità del Parlamento che nel momento più importante della vita parlamentare non ci sono”. “Il Parlamento – dice – non è un social network”.

“La politica – sottolinea il presidente del Consiglio incaricato – è confronto, non odio o post verità. Chi rappresenta i cittadini non deve diffondere paure”.

Il voto di fiducia, disertato anche dalla Lega Nord e – per ragioni diverse – da Ala, il movimento di Verdini, è previsto per le 18,45.

 

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La difficile navigazione del nuovo governo

Ci siamo. Con lo scambio della campanella con Matteo Renzi ha preso il via ieri sera il primo governo Gentiloni per il quale la fiducia verrà notata oggi, martedì 13 dicembre, a partire dalle 18.45. Due anni fa, fra Enrico Letta e Matteo Renzi lo scambio della campanella fu gelido. Stavolta, invece, grande affettuosità tra chi arriva a Palazzo Chigi e chi lo lascia. Renzi ha anche regalato a Gentiloni una felpa di Amatrice. Il presidente del Consiglio e i ministri hanno giurato ieri nelle mani del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, pronunciando la formula di rito nel salone delle feste. L’esecutivo è ora nella pienezza dei poteri.
Paolo Gentiloni terrà le dichiarazioni programmatiche del governo nell’Aula della Camera stamattina alle 11. La conferenza dei capigruppo è convocata per le 9,30.

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Critiche per la Boschi e Lotti

Diciotto i ministri del suo governo, 6 di essi sono nuovi. Ma il primo govenro Gentiloni nasce pesantemente “zavorrato” dall’eredità di Matteo Renzi: la sua “protetta”, Maria Elena Boschi, uno dei volti sconfitti del referendum viene addirittura promossa a sottosegretaria alla presidenza del Coniglio, uno snodo cruciale, mentre il “factotum” di Renzi, Luca Lotti (nella foto qui sopra), si trova insediato allo DSport, un ministero creato apposta per lui (e occorrerà scorrere l’elenco delle deleghe per vedere quali altri poteri gli sono stati concessi).

D’Alema: “Ci travolgeranno”

A parte le “scontate” opposizioni di Grillo e Salvini, sorprende in un certo senso la durezza della critica di Massimo D’Alema, ex presidente del Consiglio: “Se la risposta all’esito del referendum, e al voto contrario dei giovani, è quella di spostare Alfano agli esteri per far posto a Minniti, allora abbiamo già perso 4 o 5 punti percentuali, e alle prossime elezioni sarà un’ondata”: è il primo giudizio. Poi lex premier aggiunge: “Dicono di aver preso il 40% dei voti, come mai nessuno prima, allora devono rileggersi la storia: nel referendum sulla scala mobile il Pci prese il 45% circa e poi alle elezioni ebbe il 27%. Fare il calcolo oggi è semplice”.

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Il nuovo governo ha preso il largo
Incarico accettato, il nuovo governo giura stasera alle 20. L’elenco dei ministri (in un montaggio nella foto in basso) è stato reso noto dal presidente incaricato Paolo Gentiloni, come aveva annunciato poco prima il segretario generale del Quirinale, Ugo Zampetti.

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La crisi di governo è stata una delle più rapide della Repubblica, perché è durata solo 48 ore. Ma molti nodi resteranno sul tappeto, soprattutto sulla “durata” dell’esperienza di Gentiloni che molti, a partire da Renzi, vogliono decisamente breve.

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L’elenco dei ministri di Gentiloni

Ecco i ministri elencati da Gentiloni: ministri senza portafoglio: Anna Finocchiaro (nella foto qui sopra), ai Rapporti col Parlamento, Madia Semplificazione e Pa, Enrico Costa Affari Regionali. Claudio Devincenti Coesione Territoriale e Mezzogiorno, Luca Lotti allo Sport, ma con altre deleghe.

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Ministri col portafoglio Alfano agli Esteri, all’Interno Minniti, alla Giustizia Orlando, alla Difesa Pinotti, all’Economia Padoan, allo Sviluppo Economico Calenda. Alle Politiche agricole Martina, all’Ambiente Galletti. Ai Trasporti Del Rio. Al Lavoro Giuliano Poletti. All’Istruzione, Università e Ricerca Valeria Fedeli, attuale vicepresidente del Senato (nella foto qui sopra). Ai Beni Culturali Franceschini. Alla Salute Lorenzin.

Ecco il video con l’elenco dei ministri letto dal nuovo presidente del Consiglio.

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La Boschi “promossa” a Palazzo Chigi

Sottosegretario di Stato alla presidenza del consiglio Maria Elena Boschi e questa è vista come una promozione pe rl’ex ministra delle Riforme, perché sarà quotidianamente al fianco di Gentiloni.

Gentiloni al Quirinale alle 17,30

Puntualmente Paolo Gentiloni è arrivato, poco prima delle 17,30, al Quirinale. Nelle sue mani la lista dei ministri da mostrare a Mattarella. Sembra fatta per alcuni spostamenti importanti: Marco Minniti dovrebbe andare agli Interni, al posto di Angelino Alfano, nella foto sotto, che passa agli Esteri. Invece all’ultimora arriva una minaccia di Denis Verdini e del suo gruppo di Ala: “Senza rappresentanza, niente fiducia”, afferma. Questa scelta potrebbe anche mettere in bilico al Senato la fiducia a Gentiloni, perché Ala può contare a Palazzo Madama su ben 18 senatori. Verdini, negli ultimi 17 mesi, ha sempre sostenuto il governo Renzi.

La nota di oggi – se confermata – apre uno scenario nuovo.

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La “sofferenza” della Boschi terminerebbe come sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, dove resterebbe anche il principale amico di Renzi, Luca Lotti, probabilmente con l’ambita delega ai servizi segreti.

Vedremo più tardi come andrà, dopo l’incontro col presidente della Repubblica. intnto arriva un tweet di Matteo Renzi, che augura buon lavoro a Gentiloni e al nuovo governo.

Il governo dovrà avere la fiducia del Parlamento

 

Tocca a Paolo Gentiloni, come previsto, l’incarico di formare il governo del dopo-Renzi. A poche ore dalla fine delle consultazioni, Mattarella ha convocato ieri al Quirinale il ministro degli Esteri per affidargli l’incarico di formare un nuovo governo e chiudere così la crisi. Ovviamente – dopo il giuramento – il governo dovrà ottenere la fiducia del Parlamento.

In questa crisi dalle tappe accelerate, Paolo Gentiloni ha annunciato che alle 17,30 salirà al Quirinale con la lista dei ministri. Per domani – martedì 13 dicembre – è previsto il giuramento con Mattarella.

 

Impazza il toto-nomi, a partire da quello di Maria Elena Boschi (nella foto sopra), che tra ieri e oggi è uscita e rientrata nel governo di Gentiloni mille volte. È certo che il suo ministero, quello delle Riforme, non ci sarà più. Bisognerà vedere dove troverà riparo.

Un governo con pienezza di poteri

“Sono consapevole dell’urgenza di dare all’Italia un governo nella pienezza dei poteri, per rassicurare i cittadini e affrontare con massimo impegno e determinazione le priorità internazionali, economiche, sociali, a iniziare dalla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto”. E poi Gentiloni ha confermato una certa fretta: “Tenendo presente l’urgenza, conto di riferire al presidente della Repubblica al più presto possibile”.

Il Pd a Palazzo Chigi alle 12,45

Ieri i primi incontri del presidente incaricato. Gentiloni ha visto subito i presidenti di Senato e Camera, Grasso e Boldrini. Poi, nel pomeriggio, ha dato il via alle consultazioni con le forze politiche.

Lega e M5s le disertano le consultazioni del presidente incaricato, ma è sembrata tutta propaganda politica.

Si riprenderà stamattina alle 9,30 con gli altri incontri in agenda. L’ultimo, con la delegazione del Pd, decisiva perché rappresenta il cuore del sostegno al governo nascnete, è fissato per le 12,45.

 

I No di Lega Nord e Beppe Grillo

Il leader della Lega, Salvini ha dichiarato ieri: “Non riconosciamo alcuna legittimità a Gentiloni e al suo governo”. E sullo stesso tono si è espresso Beppe Grillo: “Stiamo con i cittadini, non con i voltagabbana”.

Ma in realtà non si capisce perché l’Italia che non ha una legge elettorale dovrebbe anche restare in mesi delicatissimi senza governo. O forse il perché è dato dal fatto che Salvini e Grillo vogliono battere il ferro finché è caldo e vincere le elezioni che nessuno ha ancora indetto.

 

 

Il discorso del presidente incaricato

“Ringrazio il presidente della Repubblica per l’incarico conferito, lo considero un alto onore e cercherò di svolgere il compito con dignità e responsabilità”, afferma nel suo primo discorso il premier incaricato Paolo Gentiloni.

“Il quadro ampio e articolato delle consultazioni svolte dal presidente della Repubblica sarà la base del lavoro per definire composizione e programma del nuovo governo”.

Continua Gentiloni: “Dalle consultazioni è emersa la conferma della decisione di Renzi di non accettare un reincarico in coerenza con l’impegno che aveva manifestato e questa coerenza merita rispetto e da parte di tutti”.

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Gentiloni e il bisogno di nuove regole elettorali

Il presidente del Consiglio incaricato intende “accompagnare e se possibile facilitare il percorso delle forze parlamentari” per definire le nuove regole elettorali. Gentiloni si dice “consapevole dell’urgenza di dare all’Italia un governo nella pienezza dei poteri, per rassicurare i cittadini e affrontare con massimo impegno e determinazione le priorità internazionali, economiche, sociali, a iniziare dalla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto”.

Nelle consultazioni, prosegue il premier incaricato, è stata registrata “l’indisponibilità delle maggiori forze di opposizioni a condividere un governo di responsabilità. Quindi non per scelta, ma per senso di responsabilità ci muoveremo nel quadro del governo e della maggioranza uscente”.

Stamattina l’accelerazione di Mattarella

Svolta nella gestione della crisi del govenro Renzi. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha convocato per le ore 12,30 di oggi, al Palazzo del Quirinale, l’onorevole Paolo Gentiloni. Lo rende noto un comunicato della presidenza della Repubblica.

Mattarella, a quanto pare, ha accelerato motissimo i tempi per arrivare a un nuovo governo con un nuovo presidente del Consiglio.

Consultazioni finite alle 18,30 del 10 dicembre

Chiuse, poco prima delle 18,30 di ieri, le consultazioni al Quirinale, ha parlato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha detto di “aver ascoltato con attenzione tutti” e che è indispensabile dare al paese “in tempi brevi un governo nella pienezza delle sue funzioni. Inoltre, prima di andare al voto, occorre armonizzare le leggi elettorali di Camera e Senato. Ma – per fare questo – è necessario attendere la pronuncia della Consulta sull’Italicum, attesa per il 24 gennaio 2017.

Intanto il presidente della Repubblica ha ribadito due volte che bisogna fare in fretta a risolvere la crisi perché ci sono impegni e scandenze. Il nome del presidente incaricato potrebbe quindi arrivare dal Quirinale oggi stesso o, al massimo, domani mattina.

Un favorito davanti a tutti per l’incarico: l’attuale ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni.

Mattarella ha annunciato che nelle prossime ore “prenderà iniziative”.

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La dichiarazione del presidente della Repubblica

“Il nostro Paese ha bisogno in tempi brevi di un governo nella pienezza delle sue funzioni. Vi sono di fronte a noi adempimenti, impegni, scadenze che vanno affrontati e rispettati. Si tratta di adempimenti e scadenze interni, europee e internazionale”: ribadisce il presidente della Repubblica al termine delle consultazioni aperte dopo la crisi di governo.

 

Il Pd: “Le opposizioni non vogliono un governo di tutti”
“Abbiamo registrato un larghissimo rifiuto da parte delle opposizioni a un governo di responsabilità nazionale e abbiamo assicurato al capo dello Stato tutto il sostegno del Pd alla soluzione della crisi che riterrà più opportuna”: afferma Luigi Zanda, il capogruppo del Pd al termine delle consultazioni. “L’obiettivo è sempre quello di andare al voto in tempi il più rapidi possibili”.

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Renzi su Facebook: “Ho già traslocato da Palazzo Chigi”

Intanto Matteo Renzi conferma su Facebook e su Twitter, i social che tanto ama per la sua comunicazione, che ha traslocato davvero da Palazzo Chigi e che ha portato tanti scatoloni a Pontassieve.

Qui sopra vedete un pezzo del suo lunghissimo post, repòicato su Twitter, in cui ribadisce che “in un Paese in cui le dimissioni si annunciano, io le ho date (…) Torno semplice cittadino. Non ho un seggio parlamentare,non ho uno stipendio, non ho un vitalizio, non ho l’immunità. Riparto da capo, come è giusto che sia. La politica per pe è servire il paese, non servirsene. A chi verrà a Chigi dopo di me, lascio il mio più grande augurio di buon lavoro…”.

 

Il nome più gettonato è quello di Gentiloni

Si va verso la soluzione della crisi di governo aperta subito dopo il referendum costituzionale? Oggi gran finale per le consultazioni di Mattarella. A partire dalle 11, e fino alle 18, saliranno al Quirinale Berlusconi, M5s e Pd, cioè le maggiori forze politiche presenti in Parlamento.

Ma la prima delegazione a salire al Colle è quella di Si-Sel. Quindi, alle 11,30, i rappresentanti di Ala, il gruppo di Denis Verdini. Alle 12 i leader di Ncd, guidati da Angelino Alfano.

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Alle 16 al Colle arriva Berlusconi

Quindi, dopo la pausa, alle 16, la delegazione azzurra con Silvio Berlusconi, alle 17 quella del Movimento 5Stelle. Infine, alle 18, i presidenti dei gruppi parlamentari del Pd, accompagnati dal vicesegretario Lorenzo Guerini e dal presidente Matteo Orfini. Renti, come si sa, non ha voluto farne parte. In serata o più probabilmente nella mattinata di domenica 11 dicembre potrebbe arrivare l’incarico per formare il nuovo governo, in modo che l’Italia possa partecipare con un primo ministro che non si è dimesso al consiglio europeo, già fissato per giovedì 15 dicembre.

Tutto indica che sarà incaricato l’attuale minsitro delgi Esteri, Paolo Gentiloni, voluto fortemente da Matteo Renzi.

Sull’accelerazione subita dalla crisi pesa la decisione della Banca centrale europea di bloccare il salvataggio che si era ipotizzato per il Monte dei Paschi di Siena, che torna quindi nelle mani del prossimo governo.

Le consultazioni del 9 dicembre

Mentre delegazioni di partiti e partitini (oggi diciassette) si affannano a salire e scendere le scalinate del Quirinale, si mette a fuoco la strategia di Matteo Renzi per il prossimo futuro. Il premier stamattina è tornato a Palazzo Chigi dopo aver festeggiato gli 86 anni della nonna a Pontassieve. Renzi è stato raggiunto a metà mattinata a palazzo Chigi dal ministro degli Esteri e suo candidato preferito alla “successione”, Paolo Gentiloni, che oggi è salito due volte a Palazzo Chigi.

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Gentiloni in Pole position

Poi è arrivato anche il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, mentre a Palazzo Chigi è ricomparsa la ministra per le Riforme Maria Elena Boschi, sparita dalla notte di tregenda del referendum.
Gentiloni, per quanto può spingere Renzi, sarebbe in Pole position per la guida di un nuovo governo, che dovrebbe fare soltanto la nuova legge elettorale per poi andare al voto. Per la guida di questo governo si fanno anche i nomi di Graziano Delrio e di dario Franceschini, ma Franceschini – che è il più forte e il più autonomo dal premier – sembra essere stato “infilzato” al momento da Renzi.

Ma c’è da tener conto che le ultume carte spettano al presidente della Repubblica, che nella giornata di oggi si è sobbarcato la faticata di ricdevere ben 17 delegazioni di partito.

 

Domani pomeriggio Berlusconi al Quirinale

Per la primavolta dopo diverso tempo Silvio Berlusconi salirà domani al Quirinale. Incontrerà Sergio Mattarella per ribadire la posizione di “Forza Italia”: “opposizione responsabile”. L’appuntamento è alle 16, l’ex premier guiderà una delegazione composta dai capigruppo di Camera e Senato, Renato Brunetta che nei giorni scorsi si è distinto come un ultrà del voto e Paolo Romani (nella foto sopra con il leader di Forza Italia). Una scelta precisa quella di salire di persona al Colle, in controtendenza rispetto alla maggior parte degli altri leader politici.

 

Mattarella presto “scioglierà la riserva”

Entro domani, sabato 10 dicembre, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella dovrebbe sciogliere le riserve e indicare il nome del primo ministro incaricato per avere già lunedì 12 dicembre il nuovo esecutivo. L’obiettivo, infatti, è quello di “mettere in sicurezza” il Paese per i prossimi 6 o 7 mesi, dato che negli ambienti politici è diffuso lo scetticismo, non si arriverà alla fine naturale della legislatura.

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Tornano i nomi di Amato e Prodi

Dopo i colloqui ufficiali di ieri con Pietro Grasso e Laura Boldrini e quello informazione con il presidente emerito Giorgio Napolitano, oggi prosegue il lavoro e in lizza rimangono Matteo Renzi, per un bis, e due suoi ministri, Pier Carlo Padoan e Paolo Gentiloni. Tornano anche nomi da evergreen, Giuliano Amato o Romano Prodi, anche se appaiono meno probabili esecutivi presieduti da loro. Graziano Delrio è un’ipotesi molto tiepida mentre Dario Franceschini sembra al momento fuori dai giochi.

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Nervi tesi nel M5S e ci scappa la bestemmia

Intanto tra oggi e domani proseguono gli incontri con i leader di partito. Al Quirinale, dunque, sono attese 17 delegazioni, i più importanti dei quali sono Lega Nord, Forza Italia, Pd e Movimento 5 Stelle. A proposito dei grillini, qui il dibattito rimane caldo, soprattutto per quello che riguarda l’Italicum, la legge elettorale che sarà vagliata dalla Consulta il prossimo 24 gennaio. E a chi ha protestato che ieri, 8 dicembre, era festivo, si è sentito rimbrottare in malo modo, bestemmia compresa. “C’è la crisi di governo e voi pensate a stare a casa? Già ogni settimana, non siete mai a lavoro il venerdì”, ha sbottato infatti la deputata Laura Castelli.

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Grasso, Boldrini e Napolitano da Mattarella: tutti zitti all’uscita, le notizie dell’8 dicembre 2016

Giornata di consultazioni – la prima di questa prima crisi di Mattarella – al Quirinale. Il presidente del Senato, Piero Grasso, e quella della Camera, Laura Boldrini sono usciti senza pronunciare neppure una parola dall’incontro per le prime consultazioni del presidente della Repubblica.

Subito dopo è iniziato il faccia a faccia con Giorgio Napolitano, che non è stato formale, ma si è protratto a lungo. Ma anche il presidente emerito della Repubblica non ha profferito verbo.

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Porte aperte al Quirinale dalle 18

Le porte del Quirinale si sono aperte alle 18, nonostante la Festa dell’Immacolata concezione. Il cattolico Mattarella dopo le dimissioni del cattolico Renzi ha deciso di stringere i tempi, nonostante la festività cara al Papa. E – secondo RaiNews 24 – non si esclude più un’ipotesi che fino a ieri sembrava fantapolitica: il reincarico al presidente dimissionario.

L’obbiettivo del presidente della Repubblica è di dare al paese un presidente del Consiglio entro il prossimo 15 dicembre, giornata di apertura del Consiglio europeo.

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“In mancanza di un altro governo – scrive RaiNews – Mattarella potrebbe giocare la carta del Renzi-bis, ma a tempo. Potrebbe rinviare Renzi alle Camere per verificare i numeri della maggioranza e giungere a un reincarico. Idea alla quale si sta lavorando tra i vari Palazzi e sulla quale spinge Dario Franceschini, e il premier non sembra piu’ chiudere a priori. Un reincarico permetterebbe di varare i decreti necessari, affrontare l’emergenza Mps e attendere il pronunciamento della Consulta sull’Italicum previsto per il 24 gennaio, anche se il punto centrale resta il tema delle elezioni anticipate. Un’opzione sul tavolo è dunque quella di un governo di un anno. Qualora invece dovessero venire a mancare le condizioni, ipotizzano fonti parlamentari dem, si potrebbe pensare a un altro esecutivo, guidato più da Gentiloni che da altri esponenti come Delrio o Franceschini”.

Il nome del presidente del Senato, Grasso, in questo scenario non viene considerato, nel senso che si ritiene che il Pd non voglia esponenti non strettamente di partito.

A quanto si sa Renzi sarebbe contrario al reincarico: “Così ci perdo la faccia”, avrebbe detto a caldo. Ma la crisi è appena alle prime battute.

Forse lunedì 12 dicembre l’incarico

Le consultazioni dovrebbero continuare fino a sabato, poi il presidente della Repubblica si prenderà la domenica di riflessione e dovrebbe lunedì annunciare la sua soluzione alla crisi. Anche se è possibile un secondo round di consultazioni.

Questa la dichiarazione del Segretario generale del Quirinale, Ugo Zampini, dopo il secondo incontro di ieri tra Mattarella e Renzi.

 

 

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La comunicazione del segretario Zampini del 7 dicembre

Aperta la crisi di governo. Renzi si è dimesso. Alle 20 di ieri il segretario generale della Presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti ha informato i media che le dimissioni erano diventate effettive. L’incontro tra Renzi e Mattarella è durato poco più di mezz’ora.

Le consultazioni del Quirinale per la formazione del nuovo governo avranno iniziano da oggi pomeriggio alle 18. La crisi impone un’acceerazione e il Quirinale si apre nonostante oggi, 8 dicembre, sia un giorno festivo.

Prima Boldrini e Grasso al Quirinale

Il presidente della Repubblica sentirà, per primi, i presidenti della Camera, Laura Boldrini, e del Senato Piero Grasso, e probabilmente il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano. Si apre, quindi, una nuova partita politica.

Tra l’altro il presidente del Senato, Grazzo, è uno dei tre candidati a sostituire Renzi a capo del governo, a meno che – alla fine delle consultazioni – il presidente della Repubblica non decida di reincaricare il premier dimissionario per un “governo d scopo” che porti alle elezioni con una nuova legge elettorale valida sia per la Camera che per il Senato.

 

Discorso forte di Renzi alla Direzione Pd

Un discorso forte di Renzi alla direzione del Pd, iniziata con una mezz’ora di ritardo sull’orario previsto. Ma il presidente del Consiglio non ha sottovalutato neppure questo impegno e ha tracciato un bilancio della sua azione di governo, valorizzando anche la Legge di bilancio appena diventata definitiva dopo il voto del Senato. Qualche battuta polemica nei confronti di D’Alema (non nominato) e di quanti hanno festeggiato la vittoria del No al Referendum di domenica scorsa, aiquali ha detto che “lo stile è come il coraggio di don Abbondio”, cioé chi non ce l’ha non se lo può dare. Stoccata non lieve all’opposizione interna.

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È stato anche diffuso il messaggio autografo e scritto a penna che vedete qui sopra. Poche parole: “Ciao a tutti!!! E grazie. Matteo”.

Poi è iniziato il viaggio verso il Quirinale, con Renzi che avverte: “Siamo il partito di maggioranza relativa. Dobbiamo dare una mano al presidente della Repubblica a chiudere la crisi di governo nelle modalità che individuerà”.
La Direzione del Pd resta convocata in permanenza per poter essere riunita quando ci saranno gli sviluppi della crisi.

Domani a Firenze per la nonna

Quanto a Renzi ha annunciato che domani sarà a Firenze a festeggiare gli 86 anni di una delle nonne, perché – come insegna il referendum – “gli anziani vanno tenuti cari”.

Al Quirinale per il Pd andranno il presidente del partito Orfini, il vicesegretario Guerini e i capigruppo del partito alla Camera e al Senato, Ettore Rosato e Luigi Zanda. Renzi non farà parte – a quanto si è capito – della delegazione del partito.

 

I passaggi politici annunciati oggi pomeriggio dal premier

Direzione del Pd: nessun dibattito e Matteo Renzi addirittura anticipa le sue intenzioni nella sua e-news e la linea è: o governo di responsabilità con il sostegno di tutti o voto.  “Non sono io a decidere – dice Renzi  – ma devono essere i partiti, tutti i partiti, ad assumersi le proprie responsabilità. Il punto – ribadisce – non è cosa vuole il presidente uscente, ma cosa propone il Parlamento”.

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“Toccherà – sottolinea Renzi (nella foto su Twitter mentre prepara la sua relazione) – ai gruppi parlamentari decidere che cosa fare. Vorranno andare subito a elezioni? Nel caso si dovrà attendere la Sentenza della Consulta di martedì 24 gennaio e poi votare con le attuali leggi elettorali, come modificate dalla Corte”.

“Se i gruppi vorranno invece andare avanti con questa legislatura, dovranno indicare la propria disponibilità a sostenere un nuovo Governo che affronti la legge elettorale ma soprattutto un 2017 molto importante a livello internazionale”.

Alle 19 il presidente del Consiglio al Quirinale

La manovra è legge e alle 19 Matteo Renzi ha annunciato che andrà al Colle a rassegnare le dimissioni.
“Non sono io – scrive ancora Renzi – a decidere ma devono essere i partiti – tutti i partiti – ad assumersi le proprie responsabilità. Il punto non è cosa vuole il presidente uscente, ma cosa propone il Parlamento”, aggiunge Renzi.
“Io sono pronto – sottolinea Renzi – a cedere il campanello al mio successore, con un abbraccio e l’augurio di buon lavoro. Stiamo scrivendo un dettagliato report da consegnare e stiamo facendo gli scatoloni. Scatoloni che ci fanno spuntare molti sorrisi e qualche ricordo amaro. Ma la storia di questi mille giorni non la faranno i rancorosi commenti di queste ore”. “Troveremo un modo – sottolinea – per non disperdere la bellezza di quello che avete fatto. Di quello che siete. Ci sono milioni e milioni di italiani che credono a un altro modello di politica. Li abbiamo visti alle Europee, li abbiamo visti al Referendum, li vedremo anche in futuro. Ora però un passo alla volta e soprattutto: si può perdere un referendum, ma non il buonumore, mai! È già tempo di rimettersi in cammino”. “Gli oltre 13 mln di voti raccolti sono stati insufficienti a farci vincere”, osserva.È convocata per oggi pomeriggio Direzione nazionale del Partito Democratico. E Matteo Renzi, a quanto si apprende da fonti di maggioranza, indicherà un bivio: o un governo di responsabilità nazionale con la più ampia partecipazione delle forze politiche per affrontare le scadenze del paese o le elezioni.

a-consigliotwitter

L’intervento di Renzi è previsto per le 17,30. Poi però non ci sarà dibattio, perché il premier ha già annunciato su Twitter (vedi sopra) e Facebook alle 19 salirà da Mattarella al Quirinale.

Il Pd, intanto, non è intenzionato a reggere un governo da solo facendosi “rosolare” dalle opposizioni, che chiedono le urne anticipate e accusano i dem di volere restare al governo.

“Tutti i partiti – ha scritto Renzi sui social – collaborino, altrimenti si vada alle elezioni”.

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Renzi, Grillo e l’arma del voto

Del resto già ieri Renzi aveva dichiarato di non voler lasciare l’arma delle elezioni a Grillo, beccandosi una replica risentita del leader dei 5Stelle, che aveva detto “le elezioni in un paese democratico non sono un’arma”.
Ma il messaggio di Renzi gli è arrivato.

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