Il giardino di Lontan Town, ovvero Mea e la zia renna

Quando si  finisce di leggere l’ultima pagina de “Il giardino di Lontan Town” di Patrizia Rinaldi  (Lapis Edizioni, pagine 200, Euro 12,50), si ha l’impressione di aver assistito a un mirabolante e perfetto salto con l’asta.

È un libro che vola con grazia e sincronia perfette oltre l’asticella del bello.  Romanzo di formazione in cui Mea, la protagonista tredicenne,  si trova costretta, a causa di rovesci familiari, a cambiare paese, lingua e scuola, andando ospite di una zia, che lei definisce “una zia renna”.

Del resto, quella con gli animali è una similitudine costante che Mea fa con gli umani.

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Lontano anni luce dalla retorica dell’emigrante

È un romanzo lontano anni luce dalla retorica dell’emigrante, perché più che le differenze sottolinea le somiglianze delle relazioni umane, trasversali ai differenti paesi. Nello stesso tempo è un  libro che supera i confini perché  la scrittura  limpida e personalissima, ha un respiro internazionale.

Mea dovrà conquistare il suo spazio nel nuovo mondo, ambientarsi nella scuola così diversa da quelle italiane, prendere responsabilità più grandi della sua età.

Lo farà con grinta senza perdere la tenerezza, perché nei fatti si ritrova ad essere più solida dei tanti adulti fragili che incontra.  Rivolto teoricamente ai ragazzi dagli 11 anni in su trova la sua migliore collocazione di lettura presso gli adolescenti.

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