Lidl: le mani della mafia su 200 supermercati

Dalle prime ore di oggi, lunedì 15 maggio, un’operazione interforze della polizia di Stato e della guardia di finanza sta eseguendo 15 misure cautelari e due fermi tra la Lombardia e la Sicilia nell’ambito di una indagine contro le attività criminali della famiglia mafiosa catanese dei Laudani coordinata dalla Dda di Milano. In particolare, sono state poste in amministrazione giudiziaria 4 direzioni generali della società di grande distribuzione Lidl, cui afferiscono circa 200 punti vendita.

Appalto anche per la vigilanza del tribunale di Milano

Ignara la casa madre, specificano gli inquirenti. Inoltre destinatarie delle misure sarebbero anche alcune società del consorzio che ha in appalto, tra le proprie attività commerciali, anche la vigilanza privata del tribunale di Milano. Secondo quanto si è appreso si tratterebbe di società che forniscono le guardie giurate del Palagiustizia.

Ilda Boccassini: “Pescavano in un laghetto sicuro”

Il procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini (nella foto sopra), responsabile della Dda milanese, ha spiegato che le indagini riguardanti la Lidl hanno accertato che “sapevano chi corrompere, quali fossero le persone giuste da corrompere. Per coloro che volevano corrompere – ha detto – era come pescare in un laghetto sicuro: sapevano esattamente chi, come e dove trovare le persone da corrompere. Tutta l’indagine – ha aggiunto – è stata condotta in piena sinergia con l’autorità giudiziaria di Catania”.

Chiamata in causa anche Eurospin

Nell’ordinanza cautelare, si legge che la presunta associazione per delinquere avrebbe ottenuto “commesse e appalti di servizi in Sicilia” da Lidl Italia e Eurospin Italia attraverso “dazioni di denaro a esponenti della famiglia Laudani”, clan mafioso “in grado di garantire il monopolio di tali commesse e la cogestione dei lavori in Sicilia”. Gli arrestati, inoltre, avrebbero ottenuto lavori da Lidl Italia “in Piemonte” attraverso “dazioni corruttive”.

I reati contestati

L’ordinanza del gip di Milano Giulio Fanales, è stata emessa su richiesta del pm della Dda Paolo Storari. La presunta associazione per delinquere, composta da 16 persone, avrebbe commesso “una pluralità di delitti di emissione di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, omessa dichiarazione Iva, omesso versamento Iva, appropriazione indebita, ricettazione, traffico di influenze, intestazione fittizia di beni, corruzione tra privati”.

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