Trivelle, il Consiglio di Stato conferma: domenica si vota

Domenica 17 aprile si vota. Ora non c’è più nessun dubbio. Infatti anche dal Consiglio di Stato arriva la conferma della data del 17 aprile per il referendum sulle trivellazioni e del 5 giugno per le elezioni amministrative. Nessun “Election Day”.

La decisione arriva – nel primo pomeriggio di venerdì 15 aprile – con un decreto monocratico del presidente della quarta sezione, Filippo Patroni Griffi. Respinti gli appelli proposti dal Codacons e dai Radicali contro le ordinanze.

Già il Tar del Lazio aveva dato il via libera

Via libera del Tar del Lazio al referendum sulle trivelle di domenica prossima, 17 aprile. È arrivato – ieri sera – in un’agenzia Ansa battuta alle 19,31. Nessun “Election Day” quindi. A giugno si terranno solo le elezioni amministrative.

Il Tar del Lazio l’ha stabilito con due ordinanze con le quali ha respinto le richieste del Codacons e dei Radicali. Ma non è ancora finita.

aaarienzi

Il Codacons domani si appella al Consiglio di Stato

Il Codacons, tramite il suo presidente Carlo Rienzi (nella foto qui sopra), ha annunciato che stamattina sarà presentato appello al Consiglio di Stato. È l’ultima chance. Ma tutto lascia credere che domenica si voterà. O almeno lo faranno quel 35-40% di aventi diritto che, secondo gli ultimi sondaggi, sono pronti a recarsi alle urne.

Secondo l’associazione dei consumatori, la non unificazione di referendum e amministrative produrrà tra l’altro un danno economico per le tasche dei contribuenti stimato in oltre 300 milioni di euro.

I Radicali, invece, accusano il governo di aver boicottato il referendum sulle trivelle violando il diritto a una corretta informazione da parte dei cittadini.

Le motivazioni del Tar

Ma per il Tar “non appaiono ravvisabili elementi sufficienti a rivelare l’irragionevolezza e/o illogicità della scelta della data del 17 aprile 2016”. Specie, ove si tenga conto che: “la data in questione risulta in sintonia con l’indicazione temporale dall’art. 34 della legge n. 352 del 1970, posto che corrisponde ad una ‘domenica ricompresa tra il 15 aprile ed il 15 giugno; – si legge nelle ordinanze – il termine intercorrente tra la data di adozione del decreto e la data del voto referendario non appare inidonea a garantire una corretta informativa degli elettori e, ancora, rivelatore di una concreta ed effettiva violazione di ‘standard internazionalì sottoscritti dall’Italia, di cui non può comunque sottacersi il carattere non vincolante; nessuna prescrizione di legge impone o anche semplicemente rivela un orientamento di favore del legislatore per la concentrazione in una medesima data dell’espletamento delle consultazioni referendarie e delle operazioni elettorali amministrative, sempre che ovviamente ne sussistano le condizioni; e non può, peraltro, essere trascurato che l’Amministrazione ha rappresentato di aver già proceduto ad una serie di adempimenti, con la conseguenza che l’impiego di spesa ovvero gli esborsi su cui i ricorrenti avevano, tra l’altro, fondato la domanda cautelare è da considerare almeno in parte già avvenuto e, dunque, non altrimenti ovviabile”.

 

“Domenica è doveroso votare”: le notizie precedenti

Domenica, al referendum sulle trivelle, è doveroso votare. Lo ha affermato ieri per primo, rompendo il silenzio dei vertici politici e istituzionali, il presidente della Corte costituzionale, Paolo Grossi (nella foto con Mattarella) che spiega: “Si deve votare: ogni cittadino è libero di farlo nel modo in cui ritiene giusto. Ma credo si debba partecipare al voto: significa essere pienamente cittadini. Fa parte della carta d’identità del buon cittadino”. Da notare che il Pd, finora, si è pronunciato per l’astensione, sperando di non far raggiungere il quorum al quesito referendario.

Il ricorso al “giudice delle leggi”, ha aggiunto invece Grossi, è motivato anche perché la legislazione “non sempre soddisfa i bisogni sociali”.

Intanro dal Quirinale fanno sapere che, come hanno fatto in occasioni simili i suoi predecessori, anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, domani si recherà alle urne.

aaaacorte

Si vota domenica, ma è ancora semi-sconosciuto

C’è un referendum molto importante per il futuro energetico e ambientale dell’Italia di cui si parla poco e che è ignorato da gran parte degli italiani. Qui i motivi di chi ha già deciso.

Manca meno di una settimana. Si vota in un’unica giornata – domenica 17 aprile – e i seggi saranno aperti in tutta Italia dalle 7 alle 23.

Ma c’è stato, nelle ultime ore, un colpo di scena che potrebbe far rinviare la consultazione. I Radicali Italiani, infatti, hanno presentato un ricorso al Tar del Lazio per chiedere l’annullamento del decreto del 16 febbraio scorso con cui è stata fissata dal governo la data del 17 aprile.

 

Il Tar si pronuncerà il 13 aprile
Il Tar si pronuncerà soltanto il 13 aprile. Qualora le ragioni dei ricorrenti venissero accolte dal Tribunale amministrativo, il referendum verrebbe annullato. In caso contrario, i ricorrenti impugneranno la decisione presso il Consiglio di Stato, e dovranno ovviamente farlo entro domenica 17 aprile.

Authors

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto