Trivelle, Renzi: “Astenersi è un diritto”

A pochissime ore dal referendum sulle trivelle la politica italiana continua a essere divisa. Da una parte, il premier Matteo Renzi, molti ministri e la maggioranza del Pd schierati a favore dell’astensione e , dall’altra, le opposizioni e la minoranza Dem che promuovono in modo trasversale il diritto-dovere di partecipare alle consultazioni, salvo poi essere divisi, a loro volta, tra favorevoli e contrari per quanto riguarda il merito del quesito referendario.

Gli ultimi sondaggi continuano a dare i votanti intorno al 40%, una cifra politicamente consistente ma molto lontana dal quorum.

 

La presa di posizione di Renzi

Per chi non avesse ancora capito come la pensa, il presidente del Congilio Matteo Renzi ha ribadito ieri la sua posizione.

Sul referendum – ha scritto sulla sua enews –  “ogni scelta è legittima. Come ha magistralmente spiegato Giorgio Napolitano in una intervista a Repubblica, se un referendum prevede il quorum la posizione di chi si astiene è costituzionalmente legittima al pari delle altre. Nel caso di un referendum con quorum sostenere le ragioni di chi non vuole andare a votare ha la stessa identica dignità di chi dice sì o no”.

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“Sulle energie rinnovabili l’Italia va forte, meglio di Uk, Francia e Germania. Ma le rinnovabili da sole non bastano, per il momento. Se chiudiamo le nostre piattaforme dovremo comprare più gas e petrolio dagli arabi o dai russi, sprecando le risorse già esistenti. A me sembra più saggio finire di estrarre ciò che già c’è, senza licenziare i lavoratori del settore e senza sprecare l’energia che abbiamo”, ha proseguito il presidente del Consiglio che poi ha osservato: “Bene che ci sia informazione, dunque. Riconoscendo pieno diritto di espressione alle posizioni del sì e a quelle del no o dell’astensione”.

 

Laura Boldrini e Pietro Grasso votano
Ad andare alle urne saranno sicuramente i presidenti di Camera e Senato. La numero uno di Montecitorio Laura Boldrini si è detta convinta che in Italia sarebbe giusto “incoraggiare la partecipazione e non certo scoraggiarla. Poi, ognuno vota – ha spiegato – quello che vuole”.

Anche per il presidente del Senato, Pietro Grasso, il referendum “è uno strumento popolare, democratico, costituzionale. Quindi io certamente – ha detto Grasso – parteciperò alla votazione”.

Sulla stessa linea il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (anche se il Quirinale ancora non conferma ufficialmente) seguendo la tradizione dei suoi predecessori al Colle.

 

Le scelte dei partiti
Tra le forze schierate in Parlamento, M5S, Lega e Sinistra italiana fanno da giorni campagna per il Sì, mentre la sinistra Dem e Forza Italia sono a favore della partecipazione, ma poi al loro interno si diversificano tra favorevoli e contrari

Prodi, Bersani e D’Alema hanno annunciato il No, Speranza insiste per il sì tanto da aver deciso anche di scrivere una lettera ai militanti invitandoli a “correggere gli errori dei dirigenti”.

Stessa situazione in Forza Italia: c’è chi come il capogruppo alla Camera Renato Brunetta voterà NO e chi come il governatore della Liguria Giovanni Toti voterà Sì.

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