Baldini senza Fiorello, ma con 2 milioni di “malati”

È stata la coda lunga del gioco d’azzardo. Marco Baldini ha lasciato Fiorello e la trasmissione di Radio1 Fuoriprogramma. “I miei problemi personali non mi consentono di essere affidabile. Siccome non sono più in grado di garantire un buon livello di professionalità, preferisco non danneggiare la trasmissione e lasciarla”, ha dichiarato all’Ansa. Con il gioco ha chiuso, conferma, così come con i debiti – 4 milioni di euro – ma la coda lunga della ludopatia, raccontata nel 2005 nel libro autobiografico “Il giocatore”, è rimasta.


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Ludopatia: a rischio l’3% degli italiani

 

C’è chi afferma che in Italia le persone a rischio dipendenza dal gioco siano 2 milioni e stime prudenziali si discostano poco. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, infatti, ne è esposto il 3 per cento della popolazione nazionale, pari a un milione e 800 mila persone. Di queste 800 mila sono ludopati conclamati, patologia che dal 2013 è classificata tra le dipendenze comportamentali nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. E sempre secondo l’Oms nel Paese ci sono 400 mila bambini dai 7 ai 9 anni che già scommettono abitualmente.

 

Italia nazione da record

Del resto l’Italia si è dimostrata una nazione quasi da record. Nel 2013 sono stati giocati 84,7 miliardi di euro e con questa cifra il tricolore compare al quarto posto nel mondo per ammontare di spesa in questo settore che all’erario frutta 17 miliardi di euro nei modi più vari: dal Lotto e Superenalotto ai gratta e vinci (diventati dopo il terremoto dell’Aquila nel 2009 un sistema per “finanziare” la solidarietà), ormai proposti ovunque, anche in posta e alle casse dei supermercati.

 

La tassa sulla povertà

Il premio Nobel Dario Fo l’ha chiamata così, soprattutto in tempo di crisi. La giornalista Nadia Toffa, nel libro inchiesta “Quando il gioco si fa duro”, sottolinea come il fenomeno del gioco – e dunque anche del gioco compulsivo – sia trasversale, sia dal punto di vista geografico che da quello delle fasce di reddito. Ma il Gruppo Abele, per dichiarazione del suo fondatore, don Luigi Ciotti, denuncia già dal 2007 come ci siano certe fasce sociali più esposte di altre: confortato anche da dati Eurispes, gioca il 47% degli indigenti, il 56% del ceto medio-basso e il 66 per cento dei disoccupati. E il fenomeno è cresciuto al punto che la “tassa” ha raggiunto una media di 500 euro all’anno per persona e che in certe regioni, come l’Abruzzo, la Campania, la Sicilia e la Sardegna, si beve il 6,5 per cento del reddito dei cittadini.

Un settore in espansione

Non a caso il settore del gioco d’azzardo, in crescita da un quindicennio a questa parte, è giunto sempre nel 2007 al lusinghiero quinto posto delle industrie più floride del panorama nazionale, dopo Fiat, Telecom, Enel e l’immobiliare Ifim. Complici anche della cosiddette Vlt, le videolottery, piccole case da gioco cresciute come funghi che consentono, al di fuori dell’online ma per le strade di qualsiasi centro urbano, di cimentarsi con il pocker, il back jack e la roulette e che rappresentano l’ultima generazione del gioco legalizzato. Queste, a oggi, fruttano secondo l’Agicos (l’Agenzia giornalistica concorsi e scommesse) la maggior parte degli introiti avendo raggiunto la quota di 1,4 miliardi tra le quasi 45mila postazioni distribuite in tutto il Paese a cui si devono aggiungere 378.812 slot machine.

 

Le battaglie dei Comuni e delle Regioni

 

Le amministrazioni locali, soprattutto comunali, ci hanno provato a contrastare la diffusione di punti gioco nei propri territori con ordinanze ad hoc. In alcuni casi lo hanno fatto limitando l’orario in cui si può giocare e in altri imponendo una distanza minima da posti ritenuti sensibili, come scuole, centri anziani, ospedali o luoghi di culto. Provvedimenti in questo senso sono iniziati da anni. Uno dei primissimi risale al 2005 ed è quello piemontese di Verbania, dove l’amministrazione comunale ha imposto che si potesse giocare dalle 15 alle 22. Risultato? La società produttrice delle macchinette, ha fatto ricorso al Tar vedendosi dare ragione nel 2011: non si possono interdire fasce della giornata. E per il mancato introiti il Comune è stato condannato a risarcire un milione e 300mila euro.

 

A Pavia una macchinetta ogni 126 abitanti

Le municipalità che hanno seguito l’esempio di Verbania non si sono fatte tuttavia intimidire. A iniziare da Pavia, dove si riscontra il rapporto di una macchinetta ogni 126 abitanti, così hanno fatto Reggio Emilia, Cesena, Torino, Lucca, Udine, Como e via via molte altre città. La Regione Emilia Romagna è intervenuta con una legge specifica e anche la Lombardia si è adeguata, dato che qui si è registrato il record delle segnalazioni anomale legate al flusso di denaro prodotto dal gioco d’azzardo.

 

I tentacoli delle mafie

 

Già, perché laddove gira molto contante (e dove dispositivi elettronici possono essere alterati sottraendo flussi erariali allo Stato) si insinua la criminalità organizzata. È notizia dei giorni scorsi un provvedimento del tribunale di Bari che ha sequestrato a un imprenditore pugliese del settore 8 milioni di euro. Ma è solo uno dei più recenti provvedimenti in un settore dell’illegalità che si è infiltrato nel mondo del gioco d’azzardo raggiungendo un poco lusinghiero record: secondo un’indagine dell’Istituto Demoskopika, i proventi dell’usura legati anche alle scommesse sono stimati in 2 miliardi di euro e 1,3 i miliardi che invece provengono direttamente da questo ambiente, gestito soprattutto dalla ‘ndrangheta.

 

 

 L’operazione Black Monkey

Non a caso cosche legate alla mafia calabrese sono risultato gestire il settore proprio nella già citata Lombardia mentre un’operazione, questa volta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Bologna in Emilia Romagna, la Black Monkey (è in corso il processo di primo grado) ha consentito di avere un indice della penetrazione del clan Femia in questa zona. Peraltro si tratta della stessa operazione durante la quale Giovanni Tizian, il giornalista dell’Espresso e ai tempi collaboratore della Gazzetta di Modena, è stato messo sotto scorta perché minacciato di morte.

 

 16.000 punti vendita dell’azzardo

Del resto che l’affare potesse essere fiutato lo dimostrano ancora una volta i numeri. Dagli iniziali 4 casinò autorizzati (Sanremo, Venezia, Campione e Saint Vincent), si è arrivati in tempi recenti in Italia a oltre 16.000 punti vendita di giochi consentiti e regolamentati dalle leggi ufficiali. Le sale bingo, per quanto in leggera flessione, sono 300 circa, le agenzie di scommesse un migliaio, gli ippodromi 41 e incredibilmente elevato è il numero – 80mila – degli esercizi commerciali in cui si può giocare con le slot machine.

 

Antonella Beccaria, l’autrice di questo articolo, ha scritto con Emiliano Liuzzi

“Giochi non proibiti – Viaggio nell’industria del gioco d’azzardo” , Imprimatur, 2012.

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