Pellicce addio, Gucci completa una rivoluzione nella moda

La Venere in pelliccia va in soffitta. Gucci dice addio all’uso di pellicce già a partire dalle collezioni 2018. L’annuncio è arrivato dal presidente e ad dell’azienda, Marco Bizzarri, durante il suo intervento al London College of Fashion, in occasione del Kering Talk 2017, l’incontro annuale per raccontare sviluppi e obiettivi del gruppo.

Prima della maison fiorentina, ora di proprietà proprio di Kering (nella foto qui sopra), altri brand come Armani e Hugo Boss (solo per citarne alcuni) hanno rinunciato alle pellicce, riscuotendo il plauso delle associazioni animaliste.

In Italia 819 marchi hanno rinunciato alle pellicce

Secondo Fur Free Retailer, un programma internazionale sviluppato dalla Fur Free Alliance, sono 819 i marchi italiani che hanno rinunciato alle pellicce. Non solo grandi firme, ma anche grandi catene come Zalando, Ovs e Zara Home.

Suona singolare la svolta fur free da parte di una delle più note e amate aziende di prodotti in pelle (il famoso mocassino con il morsetto nato negli anni ‘50 ha fatto storia), ma la scelta non arriva per caso.

Bizzarri ha ribadito “l’impegno di Gucci a fare dello sviluppo sostenibile un elemento cruciale della sua attività” e ha promesso di devolvere il ricavato dalle vendite di pellicce dell’anno in corso ad associazioni animaliste come Humane Society International (Hsi) o Lav (Lega Antivivisezione).

Le scelte degli stilisti “fur free”

“Stella McCartney, animalista convinta, – spiega al nostro giornale Tony di Corcia (nella foto sopra), giornalista e autore di Gianni Versace: la biografia, Valentino: ritratto a più voci dell’ultimo imperatore della moda e di Burberry. Storia di un’icona inglese dalla Regina Vittoria a Kate Moss – impose una linea completamente fur free quando fu comprata da Kering e la sua borsa Falabella, una delle più contraffatte, non è di pelle ed è la dimostrazione che puoi fare prodotti di lusso anche senza usare la pelle. Quella di Gucci è una scelta etica importante perché la sua produzione è smisurata e la rinuncia alle pellicce significa diminuirne l’uso in maniera consistente dando anche un colpo a questo mercato”.

L’ad di Gucci ha parlato di come “una cultura di rispetto e di responsabilità nel business debba essere al centro del movimento sostenibile” definendo la pelliccia un capo fuori moda. “Mi sembra anacronistico – continua di Corcia – il discorso della pelliccia. Oggi la pelliccia può essere sostituita tranquillamente da quella sintetica, perché ormai da trent’anni per qualità la sintetica è quasi più bella di quella vera. Un buon sintetico costa, perché la qualità costa. Nessuna donna sensata indosserebbe qualcosa che sta meglio ad un’altra, ovvero la pelliccia degli animali”.

La scelta della maison fiorentina potrebbe fare scuola, però. “Questo di Gucci – conclude il giornalista – è un bel segnale e visto che il marchio Gucci fa da traino sul mercato spero che possa essere copiato anche in questo senso. Segnerà un’inversione di tendenza o almeno potrebbe”.

 

C’è anche chi strizza l’occhio al consumo etico

Una scelta consapevole quella di Gucci, ma anche una strategia che strizza l’occhio al consumo etico.

“Io – aggiunge Omar Pallante, ceo di Arte Vetrina Project e art director della catena luxury department store di Middle East UAE Aishti – vedo il cambiamento quotidianamente. Quella ecologica è una questione che nel mondo della moda va avanti dagli anni ‘50. Una delle madrine di questa battaglia è stata Vivienne Westwood che negli anni ‘60 si schierò contro l’uso degli animali e delle pelli (la vedete nella foto qui sopra). Oggi accade che la moda diventa sempre più etica a fronte delle richieste degli animalisti e del trend della sostenibilità ambientale ormai diffuso a livello mondiale.

C’è pure il trend del cotone organico

Il nuovo trend del fast fashion è quello del cotone organico, che significa inquinamento ridotto, no animali, ma nemmeno petrolio. Quindi è una tendenza che sposa la sostenibilità ambientale e sarà una strada che dovranno seguire un po’ tutti. Quella di Gucci è una scelta etica indispensabile e che li premierà tanto proprio per l’attenzione che c’è su questo tema. La reputazione fa il brand e il consumatore ti dà la risposta”.

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto