Sclerosi multipla: il test della Prindex rivoluziona la ricerca

La notizia sta rimbalzando tra i media nazionali e internazionali già da alcuni giorni: la messa a punto di un nuovo test diagnostico per la Sclerosi multipla, in grado di riconoscere, attraverso una semplice analisi del sangue, anche i casi più complessi della malattia, evitando il ricorso ad esami invasivi come la puntura lombare. Lo studio è stato sviluppato dai ricercatori di Prindex, uno spin-off dell’Università Federico II di Napoli.

Ma che cosa c’è dietro un risultato come questo? Lo abbiamo chiesto alla professoressa Mariarosaria Santillo (nella foto qui sopra), una vita dedicata alla ricerca e alla didattica, che ha partecipato al progetto.

Cominciamo da quello che di solito è un tasto dolente della ricerca italiana: la scarsità di finanziamenti. Come siete riusciti a far fronte a questo problema?

In effetti, i fondi pubblici a disposizione della ricerca sono pochissimi e, soprattutto negli ultimi anni, si sono andati assottigliando sempre più. Per questo abbiamo deciso di fondare Prindex, che è uno spin off accademico. Si tratta di una società che ha per finalità l’utilizzazione industriale dei risultati della ricerca universitaria. In questo modo abbiamo potuto contare anche su finanziamenti esterni all’università, da parte di privati.

Ma l’occhio al mercato non è un limite per la ricerca?

No e le spiego perché. Noi siamo e restiamo ricercatori. I fondi della ricerca, al di là della realizzazione del prodotto che verrà commercializzato, servono per andare avanti con la ricerca di base sulla Sclerosi Multipla. Il nostro obiettivo finale è lo sviluppo di un farmaco che possa risolvere in maniera definitiva questa malattia,  che colpisce soprattutto i giovani ed in particolare le donne che incide pesantemente sulla qualità della vita di chi ne è affetto.
Lo stesso test diagnostico che abbiamo messo a punto avrà un impatto importante sulla patologia: consentirà di fare diagnosi in modo più semplice e precoce e, di conseguenza, di iniziare tempestivamente la terapia, riducendo la presentazione dei sintomi e la disabilità.

Come è organizzato il vostro team e da quanto tempo stavate lavorando a questo progetto?

Allo spin-off  Prindex partecipano tre laboratori diversi, con competenze variate: oltre me e la mia collaboratrice più diretta, la dottoressa Damiano, entrambe fisiologhe, c’è il professor Paternò, che è anche l’amministratore delegato della Prindex ed è un clinico medico, e il professor Avvedimento, patologo generale. Complessivamente, al progetto, hanno lavorato e stanno lavorando una decina di persone, dal 2010 a questa parte.
Prima che il nuovo test sia commercialzzato saranno necessari ancora almeno un paio d’anni. Quello che abbiamo messo a punto è una sorta di prototipo: il kit dovrà ora attenere l’approvazione delle varie Agenzie regolatorie (europea, americana, etc.) prima di poter essere commercializzato.

Insomma, la ricerca è caratterizzata da tempi lunghi e, immagino, anche da momenti di sconforto… che cosa direbbe ad un giovane che si avvia a intraprendere questo percorso?

Certo, come abbiamo detto, le difficoltà sono tante, sia di tipo economico sia di tipo tecnico. La ricerca richiede tempo, spirito di sacrificio, energia.

Capita spesso – conclude la professoressa Santillo – dopo una giornata di intenso lavoro, di tornare a casa un po’ amareggiati per i mancati risultati ottenuti. Ma il giorno dopo si ricomincia. Un buon risultato è frutto anche di questo, di tante piccole sconfitte: è importante che i giovani lo sappiano. Quello che conta è insistere, non arrendersi. E andare avanti a perseguire i propri obiettivi, con pazienza e tanta, tanta passione.

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto