Glifosato: l’Europarlamento vota sì a una proroga di 7 anni

Grave sconfitta, ieri, per gli ambientalisti che da anni si oppongono all’uso del glifosato, ritenendone provata la cancerogenicità.

Invece Parlamento europeo oggi ha votato – con una ristretta maggioranza – una risoluzione non vincolante in cui si chiede alla Commissione europea di rinnovare l’autorizzazione all’uso di questo erbicida “sospetto”, molto utilizzato nelle aziende agricole e anche nel giardinaggio.

Il documento approvato cerca di limitarne l’uso per una durata di 7 anni, anziché i 15 previsti. Ma c’era anche chi aveva proposto di farne decadere a giugno l’autorizzazione, senza rinnovarla.

 

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È cancerogeno? Ancora una proroga

Invece “ci sarà il tempo – com’è scritto nella risoluzione – per valutare gli eventuali effetti cancerogeni della sostanza chimica”. Come se finora di tempo ne fosse passato poco!

Il Sì alla proroga è passato con 374 voti a favore, 225 contrari e 104 astensioni.

La Commissione ambiente, in precedenza, aveva chiesto che il glifosato fosse vietato: come ricordano in una nota gli eurodeputati socialisti e radicali, che hanno votato contro, “da oltre 30 anni Monsanto inquina il pianeta con il suo erbicida, noto con il marchio Round up, che l’Organizzazione mondiale della Salute considera un probabile cancerogeno”.

 

L’Efsa aveva già “sdrammatizzato”

Ma l’agenzia europea Efsa aveva provveduto a “sdrammatizzare”, definendo “improbabile” il rischio cancerogeno della sostanza, considerata invece comunemente un “perturbatore endocrino”.

Presente in oltre 750 diserbanti, le sue tracce si trovano anche nel sangue di persone che non sono mai state a contatto diretto con il prodotto: “una buona parte della nostra catena alimentare – secondo i contrari alla decisione di oggi – è ormai contaminata”.

Invece, secondo la maggioranza, i sette anni daranno all’Efsa la possibilità di approfondire gli studi sugli effetti della molecola “che finora dalle risultanze provvisorie non risulta cancerogena”.

 

La parola passa a Bruxelles

Ora Cla ommissione europea dovrà ora decidere se tenere o no in conto le richieste dell’Europarlamento, anche per cercare di ottenere la maggioranza qualificata nel comitato permanente Ue per i fitofarmaci, in cui siedono e votano gli esperti degli stati membri.

Il comitato tornerà a occuparsi a metà maggio della nuova autorizzazione del glifosato (quella in corso scade, infatti, a fine giugno). Nell’ultima riunione di questo organismo, a marzo, la Commissione aveva rinunciato a sottoporre al voto la sua iniziale proposta di una nuova autorizzazione per 15 anni, dopo che si erano opposti quattro paesi: Italia, Francia, Svezia e Olanda.

 

L’appello del 14 novembre 2015

di Barbara Liverzani

L’Unione europea applichi il principio di precauzione e neghi l’approvazione al glifosato. Come prevedibile la reazione al controverso parere dell’Efsa non si è fatta attendere: all’indomani della pubblicazione del documento con cui l’Agenzia per la sicurezza alimentare dell’Ue ha di fatto smentito lo Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) definendo non cancerogeno e non genotossico il glifosato, 31 associazioni ambientaliste e biologiche italiane riunite in un Tavolo comune hanno chiesto ieri alle istituzioni europee di agire secondo il principio di precauzione e di sospendere ogni decisione in merito a questa sostanza chimica prima che sia stata detta una parola chiara in merito.

 

“Prima di decidere si faccia davvero chiarezza”

La conclusione dell’Efsa dovrebbe infatti essere usata dalla Commissione europea per decidere se mantenere o meno il pesticida nell’elenco Ue delle sostanze approvate (a dicembre scade l’approvazione accordata precedentemente) e dagli Stati per valutare ex novo la sicurezza dei prodotti fitosanitari contenenti glifosato. Così si legge nel comunicato congiunto diramato dalle associazioni riunite nel Tavolo: “Prima di decidere se mantenere il glifosato nell’elenco Ue delle sostanze attive approvate è necessario che si faccia chiarezza. In mezzo alle due posizioni opposte dell’Efsa e dello Iarc c’è infatti la salute dei cittadini”.

 

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La Mammuccini: “Già a ottobre avevano sototlineato i rischi”

Eppure il parere dell’Efsa non è giunto così inaspettato. Maria Grazia Mammuccini (nella foto sopra), portavoce del Tavolo spiega a Consumatrici: “Già a ottobre una rete di associazioni europee aveva inviato una lettera  alla Commissione per mettere in evidenza che la relazione dell’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR), utilizzata a supporto delle decisioni dell’Efsa, non teneva in considerazione una vasta gamma di studi scientifici pubblicati da riviste internazionali indipendenti che sono stati invece valutati e considerati rilevanti dallo Iarc”.

 

“L’Istituto tedesco ha minimizzato”

Ma non è tutto. “Inspiegabilmente l’Istituto tedesco ha minimizzato, senza adeguata giustificazione, i risultati positivi di cancerogenicità sugli animali e infine – continua la Mammuccini – si è basato in gran parte su studi mai pubblicati forniti a corredo dei prodotti dalle stesse multinazionali che producono il glifosato. Un elemento quest’ultimo, molto preoccupante, e che dovrebbe di per sé spingere i governi a prendere le distanze dalla posizione dell’Agenzia”.

 

Il dubbio che la Monsanto abbia pesato in modo determinante

L’accusa a questo punto non è nemmeno tanto velata: “C’è un serio problema di trasparenza e il dubbio che l’Efsa si sia fatta condizionare dalle multinazionali e da un big del calibro della Monsanto è piuttosto fondato”, attacca la Mammuccini. “Il primo obiettivo è la salute dei cittadini e per tutelarla a questo punto è necessario che le istituzioni europee si affidino a dei soggetti scientifici terzi e indipendenti che dopo aver valutato tutti i parerei e tutti gli studi esistenti esprimano un parere certo su questa sostanza.  Nel frattempo, però, rafforziamo la nostra richiesta al Governo italiano di vietare la produzione, l’utilizzo e la commercializzazione di tutti i prodotti a base di glifosato”.

 

Da settembre le associazioni si sono rivolte al governo italiano

È da settembre in effetti che le associazioni riunite si sono rivolte al Governo, in particolare ai ministri della Salute, dell’Ambiente e dell’Agricoltura, per richiedere lo Stop al glifosato. Ma non hanno mai ricevuto nessuna risposta. “Ci troviamo così di fronte al paradosso per cui, per esempio, il Piano di sviluppo rurale regionale prevede dei contributi pubblici per le aziende che utilizzano una tecnica agraria cosiddetta conservativa in cui viene utilizzato il glifosato. Quindi in pratica con i soldi dei cittadini si incentiva l’uso di una sostanza cancerogena”, conclude la Mammuccini.

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