Procreazione assistita: come è stata smontata pezzo a pezzo la legge 40

Quella attesa per oggi è solo l’ultima, in ordine di tempo, di decine di sentenze che in 11 anni hanno via via smontato pezzo a pezzo la “famigerata” legge 40, quella che regola la procreazione medicalmente assistita (pma) nel nostro Paese.

 

Si sono pronunciati per oltre 30 volte

Da quando è nata, nel 2004, tribunali amministrativi, civili e la Corte Costituzionali si sono pronunciati oltre trenta volte sulla norma in questione modificandone o abrogandone articoli o commi specifici. Le ha ricostruite tutte l’Associazione Luca Coscioni.

 

Diagnosi preimpianto
La prima questione impugnata dalle coppie è stata il divieto di analisi preimpianto, che consente di valutare la sanità dell’embrione prima di impiantarlo.

In realtà il divieto non era esplicitamente previsto dalla legge, ma era stato introdotto successivamente dalle linee guida emanate dal ministero. Un’ambiguità che ha impegnato fin da subito i tribunali.

Appena due mesi dall’entrata in vigore della legge, infatti, è stato il tribunale di Catania il primo a doversi occupare della questione: in quell’occasione i giudici negarono il diritto ad eseguire la diagnosi preimpianto a una coppia portatrice di betatalassemia.

Ma dopo una pronuncia della Corte costituzionale che ha rigettato la questione per ragioni procedurali senza entrare nel merito, quattro tribunali tra il 2004 e il 2007 hanno ripetutamente disapplicato il divieto consentendo alle coppie di effettuare le analisi sugli embrioni. Infine nel 2008 il Tar del Lazio ha posto fine al problema cancellando definitivamente le linee guida ministeriali per “eccesso di potere”.

 

Limite di tre embrioni
A sferrare il primo sostanzioso colpo alla legge è stata nel 2009 proprio la Consulta, dichiarando l’illegittimità costituzionale dell’articolo 14 commi 2 e 3 della norma. In questo modo è stata cancellata la parte che imponeva l’obbligo di fecondare un massimo di tre embrioni e di impiantarli tutti contemporaneamente nell’utero della donna. Contestualmente è caduto, dunque, anche il divieto della crioconservazione degli embrioni non impiantati.

 

La pronuncia di Strasburgo
Nell’agosto del 2012 la Corte europea di Strasburgo ha condannato l’Italia perché, secondo i giudici europei, il divieto di accesso alla pma per le coppie fertili portatrici di patologie genetiche violava la Carta europea dei diritti dell’uomo. Nei mesi successivi a questa sentenza molte coppie si sono rivolte ai tribunali e nel 2013 quello di Roma ha sollevato la questione di costituzionalità su cui la Consulta si pronuncerà oggi.

 

Fecondazione eterologa
È dell’aprile dello scorso anno, infine, un’altra sentenza storica: quella che ha abolito il divieto alla fecondazione eterologa, ossia alla possibilità per le coppie sterili di utilizzare gameti donati da terzi.

La Corte Costituzionale, accogliendo i rilievi sollevati dai tribunali di Firenze, Milano Catania ha dichiarato illegittimi gli articoli 4, 9 e 12 della legge 40.

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