6 anni, bimba veglia per 48 ore il cadavere della madre

La mamma le aveva detto di non aprire a nessuno e lei così ha fatto. Forse l’ha vista accasciarsi sul letto e morire. Poi ha vegliato il suo cadavere per due giorni. Non ha mai aperto la porta, né ha risposto al telefono. La bambina, 6 anni, è trovata ieri dal nonno materno e dalla polizia a poca distanza dal cadavere della signora di 36 anni, stroncata forse da un malore nella sua casa nel popolare rione Libertà di Bari.

 

I sospetti del padre

È stato proprio il papà della vittima, che vive a Pescara, ad insospettirsi: per due giorni ha tentato di mettersi in contatto con la figlia, ma visto che nessuno gli rispondeva al telefono, si è messo in auto e ha raggiunto Bari, dove ha fatti la tragica scoperta.

I primi accertamenti della polizia e del medico legale fanno ipotizzare una morte per cause naturali: sul corpo non sono presenti segni evidenti di traumi, né vi sono in casa medicinali o sostanze che possano far pensare a piste alternative. In attesa dell’autopsia l’ipotesi più accreditata è quella del malore.

 

Una donna piena di voglia di vivere

Barbara, questo il suo nome, viveva in un appartamento in un vecchio palazzo in corso Mazzini, a pochi passi dal palazzo di Giustizia. Faceva lavori saltuari ed era una donna serena e piena di voglia di vivere, almeno così la descrivono i vicini di casa. La giovane – spiegano le donne del vicinato – aveva anche rinnovato l’arredamento di casa l’estate scorsa e non pensava ad altro che ad accudire la figlioletta di sei anni, che frequenta la prima elementare e che ha vegliato il cadavere per due giorni.

 

La bambina è andata avanti con le risorse del frigorifero

“Il cadavere della donna – ha spiegato ai cronisti il dirigente della sezione ‘Volanti’ della questura di Bari, Maurizio Galeazzi – era in camera da letto, la figlia è stata trovata nel soggiorno: si è alimentata prendendo alimenti (frutta, pane e latte) dal frigorifero e dalla dispensa. Ci è sembrata abbastanza tranquilla, l’abbiamo fatta visitare e i valori sono buoni”.

La bambina – ha aggiunto Galeazzi – non ha dato l’allarme “perché era stata educata a non aprire la porta, a non rispondere a nessuno e a non parlare al telefono in caso di assenza della mamma”. Barbara era una ragazza che non passava inosservata. Indossava spesso un cappello che copriva i capelli molto corti. Alcune bambine della zona la chiamavano ‘zia’ perché si fermava molto spesso a giocare con loro.

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