Sanremo 2016: Virginia Raffaele è l’altra vincitrice

E così il Festival più “normale”, ordinato e nazionalpopolare che la storia di Sanremo ricordi (che in confronto i tredici di Pippo Baudo appaiono oggi quasi trasgressivi) si avvia alla chiusura.

Stasera ultima serata con la proclamazione del vincitore dei Big. Non c’è stata la partecipazione (probabilmente in collegamento) di Fiorello, che nei giorni scorsi aveva acceso le speranze dei suoi fan cinguettando su Twitter: “Ci vediamo sabato a SanremoRai…e non dico altro”.

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E non c’è stata la quinta imitazione di Virginia Raffaele che – bloccata probabilmente sulla Boschi – ha deciso di fare se stessa (vedi foto qui sopra)

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Fiorello sarebbe stato un bel colpo

Certo Fiorello sarebbe stato un bel colpo per il timoniere Carlo Conti, non solo perché sono anni che la Rai e in particolare il direttore di Rai Uno Giancarlo Leone corteggiano lo showman, ma soprattutto perché con un fuoriclasse come Fiorello lo spettacolo è garantito. Il collegamento c’è stato lo stesso con i tre del Volo da New York. Non proprio la stessa cosa…

Numeri alla mano, Conti non ha bisogno di aiuti

Comunque,  numeri alla mano. si può dire che il Festival di Conti non ha davvero bisogno di aiuti:  le prime quattro serate hanno fatto sempre registrare ascolti record superiori ai 10 milioni di telespettatori (addirittura oltre i 12 milioni nelle prime due sere) con uno share intorno al 50

 

Ascolti record per un Festival sottotono
Numeri abbastanza sorprendenti per un Sanremo che a parte pochi picchi è apparso nel complesso veramente un po’ sottotono. A tratti deludente. Con i grandi e attesi ospiti internazionali, Elton Jhon e Nicola Kidman, che sul palco non hanno fatto certo scintille ma si sono limitati al minimo sindacale, con i co-conduttori (sarebbe più corretto dire valletti) belli, soprattutto la Ghenea, ma che non hanno ballato e che hanno fatto rimpiangere la bellezza provocante e scoppiettante di Belen Rodriguez (e per fortuna che ieri sera ci ha pensato Virginia Raffaele a riportarla all’Ariston), con canzoni che in generale non hanno certo lasciato il segno per originalità e bellezza.

 

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Cosa si salva del Festival di Conti
E allora, pur rispettando i gusti del pubblico che – come è evidente – ha apprezzato, a nostro avviso si salvano davvero poche cose del Festival di Carlo Conti edizione numero due.
–    Sicuramente Virginia Raffaele: non c’è dubbio che sia lei la vera vincitrice di questo Sanremo. Bravissima ed esilarante con le sue imitazioni-parodie, non solo i suoi cavalli di battaglia Sabrina Ferilli e Belen Rodriguez, ma anche due novità assolute: una snob Carla Fracci che catapultata nella “sagra di Sanremo” perde il suo aplomb quando scopre che non riceverà alcun premio (“cazzo… volevo dire un mazzo di fiori”) e Donatella Versace che cade letteralmente a pezzi per i troppi ritocchini estetici. Personaggi azzeccati, divertenti e mai volgari che anche le dirette interessate hanno mostrato (almeno sui social) di apprezzare.
–    I cantanti super ospiti italiani. Laura Pausini, Eros Ramazzotti, i Pooh nella reunion con Riccardo Fogli ed Elisa sul palco di Sanremo non si sono risparmiati e hanno scaldato il solitamente gelido pubblico dell’Ariston con un medley dei loro maggiori successi. Da cantare a squarciagola perché sono canzoni che più o meno tutti abbiamo nel cuore.
–    I nastrini arcobaleno, l’unico richiamo all’attualità politica e sociale di un Festival che più ovattato e fuori dal mondo non poteva essere. Era tanta, alla vigilia, la paura che Elton Jhon con il suo compagno e i suoi due figli potesse fare uno spottone alle unioni omosessuali e alla controversa stepchild adoption, che l’istituzionale Carlo Conti è apparso per tutto il Festival impegnatissimo in ogni modo ad evitare accuratamente il tema.

Quando il conduttore ha “glissato” sulla famiglia

Non solo ha ampiamente glissato quando Elton Jhon ha accennato alla sua paternità, ma anche quando Eros Ramazzotti di sua propria iniziativa ha tentato di portare il discorso sulle unioni civili facendosi lasciare un nastro arcobaleno dalla moglie e dicendo “dove ci sono i figli è famiglia”, il Conti nazionale ha lasciato correre, con nonchalance come se tutto fosse normale e Ramazzotti non avesse detto una cosa che in Italia non è così scontata. Ben vengano allora i nastrini colorati che i cantanti hanno attaccato ai microfoni, si sono legati al polso o hanno messo nel taschino della giacca per esprimere, nonostante la generale indifferenza del Festival, il loro favore alle unioni civili.

 

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Un posto d’onore per Ezio Bosso
–    Infine il posto d’onore va a Ezio Bosso (nella foto qui sopra). Il musicista, compositore e direttore d’orchestra malato di Sla che non solo con la sua splendida musica ma anche con la sua grande umanità e ironia (insuperabile il tweet con cui ha risposto al sito satirico Spinoza sulla sua acconciatura) ha fatto toccare a questo Festival, piuttosto basso, un picco di arte altissimo e inatteso.

Bravo lui e, questa volta sì, bravo anche Carlo Conti per averlo invitato.

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