Giorgio Napolitano si è dimesso, ora è ufficiale

“Certo che sono contento di tornare a casa!”. C’era, ieri, un che di liberatorio in questa ammissione che il presidente della Repubblica ha affidato a una bambina che a piazza del Quirinale con candore gli ha chiesto se non gli dispiacesse un po’ lasciare un così bel palazzo (l’incontro nella foto). Il presidente della Repubblica uscente non ha mai nascosto il peso dell’età e le difficoltà crescenti a portare avanti i “gravosi” compiti richiesti dalla guida del Quirinale e spiega con semplicità che al palazzo dei papi “sì, si sta bene, è tutto molto bello, ma si sta troppo chiusi, si esce poco”.

E stamattina ha rassegnato le dimissioni. La notizia ora è ufficiale.

 

Bandiera ammainata

Questa mattina al palazzo del Quirinale è stata ammainata la bandiera del presidente. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha twitttato un “grazie”.

Il Pd ha riunito la segreteria e, al termine, la vicesegretaria del partito, Debora Serracchiani, ha fatto sapere che i Dem faranno incontri con tutte le forze politiche in vista dell’elezione del successore di Napolitano e ha confermato che si punta al quarto scrutinio per la fumata bianca.

 

Mario Draghi ribadisce: “Sono fuori”

Il presidente della Bce, Mario Draghi, citato a più riprese nel toto-nomi del Colle è tornato a chiamarsi fuori dalla partita. “È un grande onore naturalmente per me essere preso in considerazione – ha detto in una intervista alla Zeit – ma non è il mio lavoro”.

 

“Quasi una prigione”

“Quasi una prigione”, ha aggiunto, forse pensando alla sua amatissima casa al rione Monti dove rientrerà finalmente oggi dopo quasi 9 anni passati al Colle. E a Monti (a pochi passi dal Quirinale) sarà festa per il rientro del vicino illustre. È stato il presidente delle riforme a tutti i costi, elegante e “pignolo”, come egli stesso ha confermato.

 

Oggi la firma delle dimissioni

Attento ad ogni dettaglio, lavoratore instancabile, profondo conoscitore della vita parlamentare e delle dinamiche politiche dell’intera storia repubblicana, Giorgio Napolitano ha firmato di suo pugno le dimissioni che poi viaggeranno, portate personalmente dal segretario generale Donato Marra (per nove anni l’ombra del presidente), tra il Senato, la Camera e palazzo Chigi.

Il presidente in questo percorso verso le dimissioni ha sempre fatto sapere che la sua “personalissima” decisione deve rimanere slegate dalle logiche parlamentari e che comunque le Camere rimangono attive anche con la supplenza di Pietro Grasso. Ma è probabile che diverse forze politiche chiederanno una pausa dei lavori parlamentati, in attesa dell’elezione del nuovo presidente, che dovrebbe avvenire fra due settimane.

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