Famiglia Cristiana in crisi: digiuno e sciopero per salvare il settimanale

Un tempo vendeva un milione di copie, distribuite anche nelle parrocchie e acquistate in particolare la domenica, a ridosso della funzione religiosa. Ora invece arrivano una giornata di digiuno e di sciopero dei giornalisti di Famiglia Cristiana, voce storica della società e della Chiesa italiana, per salvare la testata e lanciare un “drammatico grido d’aiuto”. È la decisione, presa all’unanimità, per domani, giovedì 14 dicembre, dall’assemblea dei giornalisti della Periodici San Paolo, che pubblica le testate Famiglia Cristiana, Credere, Jesus e Il Giornalino.

Tre mesi di trattative

“Purtroppo”, si legge nel documento, “l’autorevolezza e la qualità delle nostre riviste sono sempre più minacciate da una politica aziendale miope e di corto respiro che considera tutti i lavoratori, giornalisti e impiegati, soltanto una riga di costo del bilancio mortificandone la dignità professionale”. Dopo quasi tre mesi di trattative, infruttuose, tra l’Editore e il Comitato di Redazione sul rinnovo degli accordi integrativi aziendali disdettati unilateralmente dall’azienda nel giugno scorso “siamo costretti, nostro malgrado, a questo gesto simbolico che non ha precedenti nella quasi centenaria storia di Famiglia Cristiana”.

Tagli e cassa integrazione

I giornalisti della San Paolo respingono “con forza il pregiudizio aziendale che ci considera dei privilegiati e degli irresponsabili dopo quattro anni di ammortizzatori sociali: solidarietà e cassa integrazione” (vicedirettori “costretti a dimettersi o collocati in cassa integrazione a zero ore”; un’intera redazione “costretta a subire una pesantissima decurtazione dello stipendio per evitare il licenziamento di sette colleghi alla vigilia del Natale 2015”; per gli impiegati non giornalisti cassa integrazione fino al 50, 70 e anche 100%, con casi di persone “messe letteralmente alla porta”).

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