L’Efsa salva il glifosato: non è cancerogeno, ma Greenpeace attacca

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (in sigla Efsa) sconfessa l’Organizzazione mondiale della sanità.

È questo l’elemento che balza agli occhi nel parere sul glifosato pubblicato ieri dall’Efsa. Su questa sostanza chimica, ampiamente usata nei pesticidi, si era infatti espresso all’inizio dell’anno lo Iarc, l’agenzia internazionale dell’Oms per la ricerca sul cancro (come dire la massima autorità al mondo in questo ambito) classificando il glifosato come genotossico (in grado cioè di danneggiare il Dna), sicuro cancerogeno per gli animali e probabile cancerogeno per l’uomo.

 

aaaaglif

Una bocciatura in piena regola, ma…

Insomma una bocciatura in piena regola che aveva reso necessario un nuovo parere da parte dell’Efsa, che costituisse la base per le successive decisioni della Commissione europea, ossia la giustificazione per vietare eventualmente l’impiego di questa sostanza.

 

Glifosato assolto

Invece nel parere di oggi, giovedì 12 novembre, contro ogni previsione e nonostante la dura battaglia avviata negli ultimi mesi dalle associazioni ambientaliste e biologiche, l’Autorità europea ha “assolto” il glifosato pur diminuendone le dosi ammissibili.

aaaaefsa

Così si legge nelle conclusioni pubblicate sul sito (un’immagine è qui sopra): “È improbabile che la sostanza sia genotossica o che presenti una minaccia di cancro per l’uomo. Non si propone quindi di classificare il glifosato come cancerogeno nei regolamenti Ue in materia di classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze chimiche”.

 

La sconfessione dello Iarc

E il parere dello Iarc? Così gli esperti scientifici europei giustificano la differenza di vedute: “L’Efsa ha tenuto conto, su espressa richiesta della Commissione europea, del rapporto pubblicato dal Centro internazionale di ricerca sul cancro (Iarc) che classificava il glifosato come probabilmente cancerogeno per l’uomo. La valutazione ha esaminato una corposa massa di evidenze scientifiche, compresi alcuni studi di cui il Centro internazionale di ricerca sul cancro non ha tenuto conto, ed è questo uno dei motivi per cui i due enti giungono a conclusioni diverse”.

 

Limiti abbassati

In ogni caso gli esperti scientifici dell’Efsa hanno deciso di abbassarne la dose acuta di riferimento (il Dar indica il quantitativo stimato di una sostanza chimica in un alimento che può essere ingerito nell’arco di un giorno senza comportare rischi per la salute) fissandola a 0,5 mg per kg di peso corporeo.

Si tratta della prima volta che viene applicata alla sostanza una soglia così bassa di esposizione. Così Jose Tarazona, responsabile dell’unità Pesticidi ha commentato la decisione: “É stato un processo esaustivo, una valutazione completa che ha preso in considerazione una gran mole di dati e studi nuovi. Con l’introduzione di una dose acuta di riferimento renderemo più severe in futuro le procedure di valutazione dei potenziali rischi da glifosato”.

 

Sospetti e influenze (la potente Monsanto…)

Difficile pensare, in ogni caso,  che il parere di oggi non faccia discutere e che gli ambientalisti si accontentino di limiti abbassati. È un fatto che il glifosato sia il pesticida più utilizzato al mondo e presente in 750 formulati tra i quali il Roundup®, proposto dalla potente Monsanto in abbinamento a sementi Ogm.

Il dubbio che l’Efsa, da sempre sospettata di essere troppo accondiscendente con aziende e multinazionali, si sia fatta in qualche modo condizionare dalla big Monsanto sfiorerà più di qualcuno. In effetti gli stessi sospetti erano ricaduti negli Stati Uniti sull’Environmental Protection Agency (Epa) quando a giugno aveva dichiarato che il glifosato, non era un interferente endocrino.

Un sito di notizie, “The Intercept”, aveva infatti scoperto che la maggior parte degli studi presi in considerazione dall’Epa era stata finanziata dalla multinazionale produttrice dell’erbicida Roundup.

 

La battaglia in Italia di 17 associazioni ambientaliste e di agricoltura biologica

In Italia a portare avanti la battaglia contro il glifosato sono 17 associazioni nazionali ambientaliste e di agricoltura biologica che a settembre hanno lanciato la campagna “Stop al glifosato”: con una lettera al governo hanno chiesto di imporre nel nostro Paese il divieto di produzione, commercializzazione e uso di tutti i prodotti fitosanitari a base di questa sostanza chimica.

La campagna si fonda, tra l’altro, sulla considerazione che il glifosato è largamente utilizzato non solo in agricoltura ma anche per la pulizia delle strade e delle ferrovie e presente nei prodotti per il giardinaggio e l’hobbistica.

Inoltre è presente nell’acqua: secondo il report “Pesticidi nelle acque” dell’Ispra è la sostanza che più spesso supera i limiti fissati dalla legge.

 

Greenpeace all’attacco

La prima a partire all’attacco della decisione di ieri è stata Greenpeace che solleva un dubbio di fondo sull’indipendenza dell’Efsa.

Secondo Greenpeace, l’Efsa “fa affidamento su diversi studi non pubblicati, commissionati dalle stesse aziende produttrici di glifosato, mentre ignora evidenze e studi pubblicati che collegano questo erbicida al cancro.

Le prove del rischio sono inconfutabili, ma a questo punto dobbiamo prendere atto che l’Efsa preferisce contrapporsi alla più autorevole agenzia di ricerca sul cancro a livello internazionale pur di non fra dispiacere grandi aziende di pesticidi, come Monsanto”, afferma Federica Ferrario, Responsabile Campagna Agricoltura di Greenpeace Italia.

 

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto