Requiem per l’Europa, in Grecia torna la troika

Forse ha ragione Jean Claude Junker, presidente della Commissione Ue, quando dice che non ci sono stati né vincitori né vinti. E sicuramente non ha torto Alexis Tsipras, quando dice che il suo Paese ha lanciato un “messaggio di dignità”, mettendosi nelle condizioni di stabilità necessarie almeno per sperare nella crescita. Certo un accordo è molto meglio della Grexit, e tra domani e mercoledì si gioca un’altra partita importante, ma nel bilancio finale di un’intesa raggiunta dopo 30 ore di negoziati, di cui 17 solo dell’Eurosummit (il vertice dei leader dei 19 paesi dell’area Euro), bisognerà computare anche i cocci di un’idea di Europa che a Bruxelles è andata in frantumi.

Ma intanto ad Atene torna la troika, di cui i greci erano convinti di essersi liberati.

Ribadito che entro 48 ore devono fare le riforme

Per averne contezza basta rileggere le dichiarazione di Jeroen Dijesselboen, presidente dell’Eurogruppo, che informalmente riunisce i ministri europei delle Finanze e dell’Economia, che ribadisce il termine ormai di 48 ore “concesso” ad Atene per portare a termine le riforme: “Domani e mercoledì il parlamento dovrà legiferare. Se tutto va bene, entro la fine della settimana può essere deciso il mandato per negoziare il sostegno”.

La parola anche ai parlamenti nazionali

Riforme in cambio di 82-86 miliardi di euro e da realizzare in una manciata di ore, con un Parlamento in pratica costretto a ratificare decisioni prese altrove. C’è un non piccolo problema di sovranità nazionale sollevato dall’ultima maratona dei governi europei (e sempre a una serie di parlamenti nazionali dovrà ora essere passata la palla, come racconta l’infografica pubblicata da Le Monde, nell’immagine sotto). Non puoi essere padrone a casa tua coi soldi degli altri, recita il mainstream della stampa internazionale. Dimenticando che i debiti della Grecia sono cresciuti nell’arco di oltre un decennio senza che i vertici europei battessero un colpo, dando in questo modo la possibilità, in primo luogo alle banche (anche quelle tedesche), di vedere onorati i propri crediti.

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In tedesco, debito è sinonimo di colpa

In tedesco, debito è sinonimo di colpa, spiegano i linguisti; ma era così anche un paio di lustri fa, quando indubbiamente le sue dimensioni erano più accettabili. Pretendere che le “colpe” seriali dei predecessori vengano cancellate da una legiferazione-lampo di un parlamento messo all’angolo ridisegna il significato di un’altra parola: democrazia. Ora il governo greco – con o senza Tsipras, lo vedremo nelle prossime ore – potrà, per esempio, decidere (giustamente) di tassare gli armatori di una delle flotte commerciali più forti del mondo, sin qui beneficiari di un regime di favore: ma quando questi decideranno di trasferire altrove le loro sedi legali e i capitali, dove sarà l’Europa che ha dettato le riforme? Probabilmente non sarà a fianco del governo greco. Perché la moneta europea è nata senza che nella culla accanto ci fosse un neonato regime fiscale europeo. Ed è difficile pensare che il parto avvenga nelle prossime 48 ore.

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