I funerali del bimbo morto in metro: Roma si ferma, tanti i ragazzi presenti

Una cerimonia privata e laica, con fiori bianchi e tanti ragazzi, gli allievi di Francesca Giudice che frequentano il liceo artistico, stretti intorno a lei e al marito Giovanni nel tempietto egizio del cimitero del Verano. Ai funerali del piccolo Marco, il bimbo di 4 anni morto giovedì scorso nella metropolitana di Roma precipitando nella tromba dell’ascensore, fuori sono rimaste solo le polemiche scatenate dopo l’incidente e il sindaco Ignazio Marino, che aveva dichiarato il lutto cittadino, era presente, invitato con un gesto di grande dignità e consapevolezza direttamente dai genitori. A cui il Comune della capitale vuole chiedere di intitolare una scuola al bambino, ha detto l’assessore Paolo Masini.

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I familiari alla stampa: “Rispettate il lutto”

 

Invece i familiari del piccolo Marco hanno pregato la stampa di rispettare il lutto e non partecipare. Per oggi Marino ha proclamato il lutto cittadino ed in concomitanza con l’inizio dei funerali sarà osservato un minuto di silenzio negli uffici del comune.

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La mamma: “Chi ha soccorso lo ha fatto in buona fede”

“Chi ha soccorso lo ha fatto sicuramente in buona fede. Non ce l’ho con loro, saranno distrutti come me”. Sono le parole di Francesca Giudice, la mamma di Roma che ha perso il figlio Marco di 4 anni, precipitato nella tromba dell’ascensore della metro capitolina giovedì nel pomeriggio. Intanto sono giunte le prime risposte dagli esami autoptici: il bimbo è morto per lesioni compatibili con una caduta dall’alto. Lo affermano dal policlinico di Tor Vergata di Roma, dove l’équipe diretta da Giovanni Arcudi ha compiuto gli acertamenti sul cadavere del piccolo. Lunedì i funerali in occasione dei quali il sindaco Ignazio Marino ha proclamato il lutto cittadino.

 

Il dramma in pochi secondi

Marco, 4 anni, è morto inghiottito dalla tromba dell’ascensore davanti agli occhi di sua madre venerdì scorso, a causa di incidente banale.
“Me lo sono visto scivolare dalle mani”, ha potuto raccontare la donna, Francesca, 40 anni, disperata e sotto shock, ai soccorritori. E poi ha continuato a riperesi: “perché a me”? Erano le 17,30 quando madre e figlio si sono infilati nell’ascensore della metro per scendere al piano di sotto, alla fermata della metro A “Furio Camillo”. La donna aveva preferito l’ascensore alle scale mobili perché Marco era in passeggino.

 

Al buio e al caldo
Non appena saliti, il mezzo si è bloccato, e i due sono rimasti al buio. Francesca ha iniziato a suonare il campanello di emergenza e a gridare aiuto. Il caldo si faceva insopportabile, e forse per questa ragione le ha così slacciato le cinture che tenevano assicurato il piccolo al passeggino.
Fuori, intanto, era stato attivato il protocollo d’emergenza: il personale Atac ha chiamato il personale specializzato alla manutenzione, i tecnici esterni sono gli unici ad avere l’autorizzazione per intervenire in questi casi, lo prevede il regolamento della metropolitana. Fatto sta che Francesca, intrappolata al buio e al caldo con un bambino di quattro anni ha iniziato a gridare aiuto sempre più forte, e un addetto a deciso che non era il  caso attendere oltre.

 

Un “buco” di 40 centimetri
Subito ha preso l’ascensore adiacente. L’idea era quella di accostarlo al mezzo bloccato, sollevare i pannelli e trasferire i passeggeri sull’ascensore funzionante.
L’uomo ha sottovalutato il fatto che tra i due ascensori c’erano 40 centimetri di distanza, un misura non pericolosa per un adulto, ma sufficiente per far cadere un bambino. Ed è stato un attimo: non appena il secondo pannello è stato sollevato, Marco è corso in avanti, ed è precipitato nel vuoto.
Abbandonata alla disperazione
ln un primo momento sua madre Francesca sarebbe rimasta incredula dentro un gabbiotto vicino all’ascensore, sotto choc: sembrava non aver realizzato la tragedia. Il momento più doloroso – riferiscono i presenti – è stato quando ha compreso che stavano portando via il corpo del figlioletto: a quel punto ha capito che era davvero finita e si è abbandonata alla disperazione.

 

Soccorritori con gli occhi pieni di lacrime
Accanto a lei c’erano alcuni psicologi e il sindaco di Roma Ignazio Marino.
In un secondo momento è arrivato anche il compagno di Francesca e padre del bambino, Giovanni. L’Ansa riferisce che aveva perso da poco il lavoro in una libreria. I due, che abitano nella zona vicino alla fermata di Furio Camillo (teatro dell’incidente). Anche i vigili del fuoco che si sono calati nella tromba dell’ascensore quando sono risaliti avevano gli occhi pieni di lacrime.

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