Esselunga: la moglie e la terza figlia di Bernardo Caprotti alla guida dell’azienda

Per Esselunga, ha lasciato scritto Bernardo Caprotti, occorrerà trovare, “quando i pessimi tempi italiani fossero migliorati, una collocazione internazionale: Ahold sarebbe ideale, Mercadona no”. Questi ultimi sono i rivali spagnoli di Esselunga, che mai dovrà andare alle Coop, mentre il primo gruppo, il cui nome completo è Ahold Delhaize, è il gigante olandese della grande distribuzione, un colosso da 60 miliardi.

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Nato nel 1973, è presente in Europa e negli Usa, gestendo sotto vari brand alcune importanti catene di supermercati e centri commerciali.

“Ho deciso per il bene di tutti”

Il testamento del big della Gdo italiana scomparso nei giorni scorsi risale al 9 ottobre 2014 ed è stato redatto nello studio Marchetti fotografando, oltre al mercato, una situazione familiare travagliata. “Dopo tante incomprensioni e tante, troppe amarezze”, vi si legge “ho preso una decisione di fondo per il bene di tutti, in primis le diecine di migliaia di persone i cui destini dipendono da noi”.

Fuori i figli di primo letto

Motiva così la decisione di rivedere le sue ultime volontà lasciate scritte nel luglio 2010, quando Caprotti licenziò Paolo De Gennis, vice presidente di Esselunga e storico manager fin dall’inizio. Fu a quel punto che si giunse alla rottura definitiva con i figli di primo letto Giuseppe e Violetta, cristallizzando così l’attacco iniziato nel 2004 e che ne 2012 avrebbe portato padre e figli in tribunale.

“Tranquillità alle imprese”

“Il disegno di ripartizione e continuità familiare, business soprattutto, che con tanta fatica e sofferenza avevo costruito già oltre 16 anni fa”, ha scritto ancora Bernardo Caprotti, “è definitivamente naufragato la sera del 30 luglio 2010. Ora dopo anni di battaglie legali e di pubbliche maldicenze da parte di Violetta e Giuseppe, ho destinato e destino le partecipazioni nelle due aziende che ho creato e che mi appartengono, in modo tale da dare tranquillità e continuità alle imprese, salvaguardando però i diritti di tutti i miei aventi causa, secondo la legge”.

I beni andati a Giuseppe Caprotti

Così facendo, i figli di Caprotti non hanno la minoranza di blocco sui supermercati. Per loro donazioni che impediscono azioni legali per l’eredità. Al primogenito Giuseppe sono andati l’appartamento sul Golfo di Monticello a Cassina Rizzardi, quello di Verbier in Svizzera, la villa di famiglia ad Albiate Milano e i relativi arredi, la biblioteca di 4.000 volumi del bisnonno Giuseppe Caprotti, l’archivio di famiglia e quadri di pregio, tra cui una natura morta di De Chirico.

Cos’ha ricevuto Violetta

Violetta Caprotti invece ha avuto la casa di via Bigli a Milano, quella di New York sulla Quinta strada e “la proprietà che mi è più cara” (il castello di Bursinel sul lago di Lemano). Si aggiungono alcuni quadri, tra cui un olio di Zandomeneghi.

Non si è dimenticato della fedele Germana Chiodi

Infine alla sua fidatissima segretaria, Germana Chiodi, una “signora a cui voglio esprimere la mia immensa gratitudine per lo straordinario aiuto prestato”, sono andati metà dei due conti titoli depositato Credit Suisse e Deutsche Bank e del conto corrente aperto sempre presso la banca tedesca.

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