Omicidio di Dina Dore: il marito dentista condannato all’ergastolo anche in appello

Condanna ribadita. La Corte d’assise d’appello di Sassari ha confermato l’ergastolo per Francesco Rocca, il dentista di Gavoi (Nuoro) accusato di essere il mandante dell’omicidio della moglie Dina Dore, uccisa nel garage dell’abitazione della coppia, nel centro del paese, il 26 marzo 2008.

a-assise

 

Sei ore di camera di consiglio

I giudici hanno pronunciato la sentenza dopo circa 6 ore di camera di consiglio. Per il delitto è già stato condannato a 16 anni come esecutore materiale un giovane di Gavoi, Pierpaolo Contu. La giuria popolare ha accolto la richiesta del pg Gabriella Pintus che aveva sollecitato per Rocca la conferma della condanna di primo grado. Rigettate le eccezioni con cui era stato chiesto di analizzare il Dna trovato sul nastro adesivo che legava la vittima e di riascoltare il super teste Stefano Lai e altre persone sentite solo in occasione dell’incidente probatorio.

 

 

La prima condanna il 4 aprile 2015

È stato condannato all’ergastolo Francesco Rocca, il dentista di Gavoi accusato di essere il mandante dell’omicidio della moglie Dina Dore, uccisa nel marzo del 2008. È questa la sentenza della Corte di Assise di Nuoro.
L’esecutore del delitto – secondo la Corte – fu Pierpaolo Contu, già condannato in primo e secondo grado dal Tribunale dei minori e dalla Corte di Appello di Sassari.

aaasposi

La difesa aveva chiesto l’assoluzione sostenendo che contro Rocca (nella foto con la moglie, il giorno del matrimonio) c’erano solo indizi e ritenendo inattendibile il superteste Stefano Lai.

Ma la Corte d’Assise non si è lasciata convincere.

 

Due giorni di camera di consiglio

Ci sono voluti due giorni di cmaera di consiglio per arrivare alla condanna del dentista di Gavoi.

Francesco Rocca è stato condannato all’ergastolo con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio di Dina Dore, avvenuto a Gavoi il 26 marzo del 2008. I giudici hanno pronunciato la sentenza in un’aula piena di parenti della vittima ma anche di semplici curiosi.

È stata accolta, dunque, la richiesta del pm della Dda, Danilo Tronci. Secondo l’accusa, infatti, fu Francesco Rocca a dare mandato a Pierpaolo Contu (il giovane, all’epoca dei fatti minorenne, già condannato sia in primo, sia in secondo grado dal Tribunale dei minori come autore del delitto) di uccidere la moglie Dina Dore, trovata cadavere all’interno della sua auto nel garage della casa di Gavoi.

 

La donna uccisa davanti alla figlia di 8 mesi

Alla morte di Dina Dore era presente la figlia Elisabetta, che all’epoca aveva 8 mesi. Dina, 37 anni, fu aggredita in garage la sera prima mentre tornava a casa con la sua bambina. Fu tramortita con un corpo contundente e per fu rinchiusa, legata con un nastro da imballaggi, legato con uno scothc, nel bagagliaio della sua Punto rossa.

 

La requistoria dell’accusa

La Corte d’assise ha accolto in tutto e per tutto la requisitoria dell’accusa.

Il Pm della Dda, Danilo Tronci, aveva chiesto, infatti,  l’ergastolo per il dentista, ritenuto il mandante del delitto.

“Per un delitto così terribile – ha detto la pubblica accusa – una mamma che viene uccisa dentro il garage di casa mentre una sera rientra con la bimba di 8 mesi, non si può che chiedere l’ergastolo”.

 

Cinque anni di indagini

Il magistrato ha ricostruito 5 anni di indagini e un anno e mezzo di processo, durante i quali “sono state raccolte tutte le prove necessarie per la colpevolezza di Francesco Rocca”, ha chiarito Tronci. In particolare, la testimonianza del supertestimone Stefano Lai che, qualche giorno dopo l’omicidio, raccolse la confessione del suo amico Pierpaolo Contu, poi condannato a 16 anni sia in primo grado che in appello come esecutore materiale del delitto.

Contu aveva raccontato a Lai di essere stato lui a uccidere Dina Dore dietro una ricompensa in denaro, circa 250 mila euro, e la casa di proprietà della coppia.

 

Secondo l’accusa il movente è l’assistente del dentista

Secondo l’accusa, sono significative anche le prove raccolte sulla relazione extraconiugale fra Rocca e la sua assistente dello studio dentistico. Relazione che, per il pm, è stata il movente dell’omicidio, perché una separazione sarebbe costata cara a Rocca dal punto di vista economico.

Francesco Rocca temeva, infatti, che la moglie, dopo aver scoperto la sua relazione con l’assistente di studio, Anna Guiso, gli chiedesse la separazione che avrebbe messo a dura prova la sua situazione economica, all’apparenza florida ma che in realtà nascondeva “forti debiti”. “Temeva che la moglie ufficializzasse la separazione perché così non avrebbe più potuto ucciderla”, ha detto il pm Danilo Tronci durante le tre ore di requisitoria.

La relazione fr ail dentista e l’amante sarebbe provata moglie  da centinaia di sms.

“Tu non sai che cosa ho fatto io per te”, scriveva Rocca ad Anna Guiso dopo la morte della moglie, una frase che secondo il pm lasciava intravedere il delitto perpetrtao per interposta persona.

Authors

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto