Pd, la direzione dà il via libera a Gentiloni all’unanimità

Il Pd è un partito che si riconosce all’unanimità nella scelta di Paolo Gentiloni come nuovo premier.

La direzione dei Dem ha dato, infatti, il via libera all’ordine del giorno che sostiene la scelta del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di conferire l’incarico di formare il governo a Paolo Gentiloni. Dopo il voto, senza contrari né astenuti, Matteo Renzi ha dato il via all’applauso della direzione. In mattinata, però, in molti avevano faticato – a quanto si è saputo – a convincere Renzi a prendr parte alla Direzione del partito.

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Nel pomeriggio Gentiloni è atteso al Quirinale con la lista dei ministri.

 

In precedenza un duro confronto

Duro confronto nella direzione del Pd che è in corso, con la presenza di Matteo Renzi. La sinistra interna è all’attacco. “La realtà – ha detto Roberto Speranza – è sempre più forte della comunicazione e 33 milioni di italiani hanno mandato un messaggio che così non va proprio, bisogna cambiare con umiltà, cambiare rotta radicalmente. Così la sinistra non ha senso e noi non siamo più noi stessi ed il Pd è destinato a morire”.

Speranza: “Ascoltare la rabbia della società”

Roberto Speranza ha invitato il partito a “vedere la rabbia, il disagio, l’inquietudine nella società” e a smettere di “mettere la testa sotto la sabbia”.

 

Un documento per la “discontinuità”
La minoranza Pd – tra l’altro – presenterà nella direzione del partito un documento per mettere a verbale la richiesta di “discontinuità” nell’azione di governo. Gli esponenti dell’area che fa capo a Roberto Speranza e Pier Luigi Bersani annunciano il sì alla fiducia al governo Gentiloni per “senso di responsabilità verso il Paese e il presidente Mattarella”, ma con la richiesta di un cambiamento tangibile sulle politiche del governo.

 

La Direzione in corso da mezzogiorno
È in corso la direzione del Pd. Il segretario Matteo Renzi non avrebbe voluto prendervi parte, ma i dirigenti Dem alla fine lo hanno convinto a ripensarci per non dare adito a nuove polemiche. “Sarebbe di una gravità inaudita la sua assenza”, ha commentato un bersaniano, “un segretario che non va alla direzione del suo partito di fatto è già dimesso”.

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Discontinuità su scuola e lavoro

Nel parlamentino Dem, convocato per discutere dell’incarico affidato a Paolo Gentiloni, gli esponenti della minoranza non hanno intenzione – assicurano – di “impallinare” il premier incaricato. Ma vogliono chiedere con forza discontinuità nell’azione del governo, a partire da scuola e lavoro (soprattutto in tema di job action su cui è mminente un altro referendum). La minoranza è pronta a chiedere una riflessione in sede politica se fosse confermato l’ingresso ufficiale di Verdini in maggioranza, magari con un ministro.

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Forse il congresso anticipato

Sul congresso si consuma un’altra “lite”. La Sinistra riformista, che fa capo a Bersani e Speranza (nella foto sopra), sostiene che Renzi può convocare un congresso anticipato solo se si dimette da segretario. Non è così: la minoranza prova solo a rinviare il congresso perché non hanno ancora un candidato, ribattono dalla maggioranza Dem.

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