Trepalium, l’incubo del Job’s act di fine secolo a Roma FictionFest

L’incubo del Job’s Act di fine secolo: il trionfo della disoccupazione. Al RomaFictionFest è andato in onda in anteprima assoluta “Trepalium”, storia in cui il lavoro è privilegio per pochi eletti e il Medioevo prossimo venturo attanaglia il resto del mondo.
Telefilm francese, prodotto dalla raffinata Arté (e ancora inedito anche in Francia), è “ispirato dall’attualità”  – come spiegano gli autori, Antarès Bassis e Sophie Hiet: abbastanza per trasformare un “fantasy” in un terribile profeta di sventure.

 

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Un fantasy che tanto fantasy poi non è

Del fantasy, infatti, “Trepalium” ha le doti: bella la  regia di Vincent Lannoo, avvincente la trama, che fa condividere emozioni e ansie dei protagonisti in un mondo immaginario. Del resto qui si narra l’incredibile storia  di un luogo dominato dal razzismo – occupati che non vogliono farsi contaminare dai disoccupati; di un muro fortificato che divide la società degli Impiegati (confinati nelle città) dalla Zona, dove vivono i Disoccupati: ovvero l’80 per cento di questa società fin de siècle.

 

Un mondo diviso in Disoccupati e Occupati

Un mondo rigidamente diviso in due, da un governo superiore. Da un lato i Disoccupati – sporchi e laceri in un fumoso mondo lacero e sporco – in stato di totale abbandono, affamati e assetati, incapaci persino di ricominciare il cammino della civiltà, quello fatto di agricoltura e pastorizia; dall’altro gli Impiegati, terrorizzati dall’idea di perdere il lavoro, seguiti sempre da un Grande Fratello, monitorati, rigidamente inquadrati e costretti  a seguire altrettanto rigide norme (il computer su cui le segretarie lavorano registra ogni minuto, ogni secondo di ritardo; le famigliole devono dimostrare di saper essere unite, e partecipare alle iniziative sociali sorridenti; e via elencando obblighi e controlli alla maniera di un aggiornato “1984” di George Orwell).

 

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Un telefilm decisamente “Preveggente”

Fin troppi rimandi all’attualità? Si, e in questo caso davvero “preveggenti”, visto che quando “Trepalium” è stato girato, l’Europa ancora non innalzava muri e fili spinati contro l’”invasione” dei migranti.
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Per gli autori “Trepalium” doveva affrontare, sotto forma di allegoria, temi caldi come disoccupazione, razzismo e terrorismo, contrapponendo il mondo cupo della disgregazione a quello asettico del buon ordine sociale. Nel frattempo, però, quei temi sono diventati bollenti…

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