Extravergine: “Il record di importazioni favorisce le frodi”

”Occorre fare al più presto luce per difendere l’olio, un settore strategico del Made in Italy con l’Italia che è il secondo produttore mondiale di olio di oliva dopo la Spagna con circa 250 milioni di piante su 1,2 milioni, con un fatturato del settore è stimato in 2 miliardi di euro con un impiego di manodopera per 50 milioni di giornate lavorative”: è questo il giudizio della Coldiretti, che commenta ancora l’indagine condotta dal procuratore di Torino, Raffaele Guariniello, che vede sette grandi marchi dell’olio, alcuni recentemente acquisiti da gruppi stranieri, accusati di aver messo in vendita come extravergine quello che in realtà era semplice olio di oliva, meno pregiato.

 

Un aumento dele importazioni del 38%

”A favorire le frodi – secondo Coldiretti – è il record di importazioni con l’arrivo dall’estero nel 2014 di ben 666.000 tonnellate di olio di oliva e sansa, con un aumento del 38%rispetto all’anno precedente.

 

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Una parvenza di italianità da sfruttare

L’Italia – continua la Coldiretti – è però anche il primo importatore mondiale di oli di oliva che vengono spesso mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all’estero, c0m’è accaduto di recente con Carapelli, Bertolli e Sasso diventate spagnole, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri. Le frodi che vanno combattute anche con l’applicazione della disciplina del settore.

 

“Diffusa disapplicazione delle norme”

Occorre denunciare – afferma infine Coldiretti – una diffusa disapplicazione delle norme che si estende poi al mancato contrasto nei riguardi dei marchi ingannevoli che inducono spesso in errore i consumatori che non sono in grado di conoscere esattamente cosa portano a tavola”.

 

L’extravergine non può costare meno di 6-7 euro

Non meno di 6 o 7 euro al litro. È il prezzo sotto cui, secondo Coldiretti, l’olio non può essere extravergine perché un costo inferiore non arriverebbe a coprire neanche i costi di produzione. Ma non c’è solo il prezzo proposto al consumatore che si deve tenere d’occhio: ci sono anche altri 2 fattori per non farsi frodare, come la procura di Torino pensa che sia avvenuto con l’inchiesta del pm Raffaele Guariniello (e come confermano i test): anno di produzione e provenienza, strettamente correlati tra loro.

“Attenzione all’olio del 2014”

Per quanto riguarda l’anno di produzione, fa notare ancora Coldiretti, “in vendita c’è infatti anche l’olio dello scorso anno che è stato drammatico per il made in Italy, con la produzione che è scesa al minimo storico di 300.000 tonnellate mentre le importazioni, utilizzate spesso per miscelare quello nostrano, hanno raggiunto le 666 mila tonnellate di olio di oliva e sansa, con un aumento del 38 per cento che sale addirittura al 748 per cento per quello arrivato dalla Tunisia”.

Situazione migliore nel 2015

Nel 2015, invece, la situazione è decisamente più positiva: “Il raccolto in Italia è buono, con un aumento stimato in oltre il 30% della produzione di olio rispetto al 2014, con una qualità ottima per l’andamento climatico favorevole” e una “produzione che dovrebbe risalire a circa 400 mila tonnellate, pur rimanendo sotto la media storica (intorno alle 500 mila)”.

Moncalvo: “L’Italia difenda il patrimonio”

Dunque nelle annate sfavorevoli, l’olio lo si va a cercare laddove è andata meglio incidente sia sulla qualità del prodotto che sul costo al consumo. E in proposito aggiunge il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo: “L’Italia deve difendere il proprio patrimonio in un settore strategico del made in Italy con circa 250 milioni di piante su 1,2 milioni di ettari coltivati, con un fatturato del settore stimato in 2 miliardi di euro e con un impiego di manodopera per 50 milioni”.

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