A 12 anni vinceva sempre Roberta e Flavia voleva smettere di giocare

Nell’edizione degli US Open in cui la realtà ha superato ogni possibile sogno, due italiane – com’è ormai noto in tutto il mondo – si contenderanno il titolo.

Roberta Vinci e Flavia Pennetta hanno iniziato la loro finale alle 21 (le 15 negli Stati Uniti, pioggia permettendo stando alle previsioni) per quello che è stato il match più importante delle loro carriere.

Pugliesi entrambe: di Taranto la Vinci, di Brindisi la Pennetta.

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Una carriera junior spalla a spalla

Una carriera junior giocata praticamente spalla a spalla, insieme hanno condiviso i tornei under 12 e 14, dove a vincere era quasi sempre Roberta, perché pare che Flavia fosse una bambina molto emotiva. Michelangelo dell’Edera, uno dei loro primi allenatori (è con entrambe in una sgranatisisma foto d’epoca) racconta che una volta Flavia perse contro una napoletana e non voleva più giocare a tennis.

 

Ma poi sono cresciute, mattone dopo mattone

Ma poi sono cresciute, sono diventate donne e grandi tenniste. Hanno costruito un percorso solido, mattone dopo mattone. Stimolandosi a vicenda. Insieme a Francesca Schiavone e Sara Errani hanno portato il tennis femminile italiano di nuovo in alto, sulle prime pagine dei giornali. La Vinci sempre un pò più nell’ombra, marcata a inizio carriera solo come una grande doppista, ma poi capace di fare grande cose anche in singolare.

 

Flavia per prima tra le Top 10

Flavia invece nel 2009 è riuscita, per prima, a sfondare il muro delle top 10, arrivando proprio a New Yor nei quarti di finale, e dando di fatto l’avvio a una valanga rosa che ha contaminato di energie positive anche le sue amiche e rivali.

Il successo della Schiavone al Roland Garros 2010, la finale della Errani nel 2012 sempre a Parigi, i trionfi in doppio delle “Cichis” (Errani e Vinci), capaci di conquistare cinque prove dello Slam e la grande vittoria di Flavia a Indian Wells nel 2014, proprio quando un infortunio – l’ennesimo – l’aveva fatta precipitare fuori dal tennis che conta.

 

Un’arena infuocata le attende

Stasera ad aspettarle c’è forse il torneo più duro da vincere, il più chiassoso, un’arena infuocata che viene conquistata solo dai grandi del tennis. E ieri, durante le semifinali, Vinci e Penentta grandi lo sono state veramente. Flavia non ha lasciato entrare in partita la rumena Simona Halep, annichilendola 6-1, 6-3 con un gioco preciso e potente. Sempre in spinta.

I contorni del match di Roberta, invece, sono epici. Eliminare la numero uno del mondo, Serena Williams, nel suo torneo, e, casualmente, nell’anno in cui poteva compiere il Grande Slam (cioè vincere le quattro prove slam nello stesso anno solare: Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e, appunto, US Open) ha dell’incredibile.

 

Anche la finale sarà incredibile

Come incredibile sarà la finale: mai due italiane si erano contese uno Slam e mai un italiano, uomo o donna, aveva raggiunto la finale a New York. Inutile fare i pronostici, si conoscono alla perfezione, potrebbero giocare con una benda sugli occhi e troverebbero comunque il modo di intercettare la palla.

 

Vincerà chi addomesticherà meglio la tensione

Alla Pennetta non dà fastidio il rovescio in back (liftato) della Vinci, che pure infastidisce molte delle sue avversarie, e la Vinci legge molto bene le palle cariche di top di Flavia. Per una volta la tecnica non avrà nessun peso sull’esito finale.
Vincerà chi saprà addomesticare meglio la tensione, la paura di vincere. Chi si sintonizzerà meglio con i battiti accelerati e formidabili del proprio cuore.

 

Nota: la foto d’epoca l’ha pubblicata Repubblica di Bari, che ha intervistato l’allenatore delle due ragazze (probabilmente la foto fa parte dei suoi ricordi).

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