Comunali: piangono i 5 Stelle, Orlando sindaco al primo turno

Comunali 2017: piangono i 5 Stelle di Beppe Grillo. Dopo una serie, pressocché continua di successi elettorali alle amministrative (vedi Roma e Torino), secondo exit poll e proiezioni, il Movimento Cinque Stelle sarebbe fuori dai ballottaggi in tutte le grandi città, a partire da Genova, patria di Beppe Grillo diventata terreno di una faida interna.

Il voto di domenica 11 giugno in 1.004 Comuni, con oltre 9 milioni di italiani, riconsegna un quadro politico soprattutto bipolare con i candidati di centro-sinistra e quelli di centro-destra che si sfideranno ai ballottaggi tra due settimane, il prossimo 25 giugno.

Affluenza del 60%

C’è stata anche la sposa che vedete nella foto che è andata al seggio a votare direttamente dal matrimonio.

L’affluenza è stata, comunque, abbastanza buona: alle 23, alla chiusura dei seggi, era del 60,07%, in calo ma non drammatico: nelle precedenti omologhe, infatti, la percentuale dei votanti si era attestata al 66,85%.

Leoluca Orlando al primo turno

L’unico che ottiene un’immediata riconferma al primo turno è il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che diventa – tra un sistema elettorale e l’altro – sindaco per la sesta volta, segno di fiducia da parte dell’elettorato palermitano.

Grillini fuori dal ballottaggio nei capoluoghi di regione

Il M5S, dopo l’exploit lo scorso anno a Roma e a Torino, sarebbe fuori dai quattro capoluoghi di Regione: a Genova, dove al secondo turno vanno il candidato di centro-sinistra Gianni Crivello, e del centro-destra, Marco Bucci.

A L’Aquila, governata fino ad oggi dal dem Massimo Cialente, è in vantaggio il candidato sindaco Americo Di Benedetto (centro-sinistra) mentre a Catanzaro Sergio Abramo (centro-destra) se la vedrà al ballottaggio con Nicola Fiorita (Civica).

 

Pd in difficoltà in Calabria

Il Partito di Renzi nel capoluogo calabrese sarebbe fuori dai ballottaggi segnalando, secondo Roberto Speranza di Mdp, un dato politico: “In tre su quattro capoluoghi di Regione, dove c’è un’alleanza classica di centrosinistra – sostiene l’ex esponente Pd – il candidato del centrosinistra va avanti. Nell’unico comune, Catanzaro, in cui si è fatta scelta diversa e noi sosteniamo un candidato civico diverso da quello del Pd, il Pd secondo gli exit poll sarebbe fuori dal ballottaggio”.

Pizzarotti, cacciato dai 5Stelle, in vantaggio a Parma
Il flop M5S è reso ancora più amaro dal risultato, abbastanza scontato, di Parma, dove il sindaco uscente Federico Pizzarotti (nella foto qui sopra), espulso dal Movimento di Grillo, è in vantaggio con la sua lista “Effetto Parma” e se la vedrà al secondo turno con Paolo Scarpa del centro-sinistra.

A Verona la compagna di Tosi al ballottaggio

A Verona l’eredità di Flavio Tosi sul filo di lana avvantaggia la sua compagna Patrizia Bisinella (nella foto qui sopra con l’ex sindaco), che all’ultima scheda scritinata eliminerebbe Orietta Salemi (centro-sinistra) dal secondo turno, per sfidare Federico Sboarina (centro-destra).

 

Renzi esulta per la sconfitta grillina
Tutta da decidere anche l’affollatissima partita a Taranto dove sono in quattro in corsa per raggiungere il ballottaggio. Anche se big e partiti si sono tenuti fuori dalla campagna per le amministrative, evitando di dare un valore nazionale, un minuto dopo la chiusura delle urne è partita l’esultanza per il risultato M5S. Secondo Matteo Renzi, che ha seguito i risultati dalla sede nazionale del Pd, la sconfitta grillina è un dato politico “perché vorrebbe dire – spiega il responsabile Enti Locali Matteo Ricci – che a un anno dalla vittoria di Roma e Torino, messi alla prova del governo locale, c’è un giudizio negativo”.

In ripresa il cnetro-destra
Chi tira il fiato è il centro-destra, che guardava alle comunali come un test per un’alleanza tra Foerza Italia e Lega.

“Noi abbiamo fatto – sostiene Maurizio Gasparri – l’alleanza classica e a Genova abbiamo una condizione buona dove il sindaco uscente di centro-sinistra nemmeno si è ricandidato autocertificando un fallimento. Il centro-destra ci può essere, vedremo lo scenario nazionale”.

Ballottaggi il 25 giugno, fra due settimane

Ma per fare un’analisi più approfondita sulle alleanza a livello nazionale bisognerà aspettare l’esito dei ballottaggi: il Pd dovrà contare in quante città resterà alla guida per verificare se ha ancora senso un’alleanza classica di centrosinistra. Ma contro l’autosufficienza del Pd fa sentire la sua voce l’area che va da Pisapia a Si: “Laddove la sinistra è dentro il centrosinistra va, dove il Pd sceglie l’autosufficienza esce fuori”, è la tesi.

1.004 città al voto l’11 giugno

Oggi elezioni comunali in 1.004 città italiane. I seggi sono aperti dalle 7 del mattino e chiuderanno alle 23. Subito dopo inizierà lo spoglio. Il ministero dell’Interno ricorda che gli elettori, per poter esercitare il diritto di voto presso gli uffici elettorali di sezione nelle cui liste risultano iscritti, dovranno esibire, oltre ad un documento di riconoscimento valido, la tessera elettorale personale a carattere permanente.

Nella foto in apertura: pubblicità elettorale a Genova.

 

Il ballottaggio il 25 giugno

I residenti di 1004 Comuni, di cui 153 superiori ai 15.000 abitanti, saranno chiamati alle urne oggi – domenica 11 giugno – per eleggere sindaci, consigli comunali e consigli circoscrizionali. La data è stata fissata dal ministro dell’Interno Marco Minniti (nella foto sotto) con proprio decreto, in cui si precisa che l’eventuale turno di ballottaggio per l’elezione diretta dei sindaci avrà luogo domenica 25 giugno. Al voto quattro capoluoghi di regione: Palermo, Genova, Catanzaro e L’Aquila. Ma tra le città politicamnete significative c’è da considerare anche Parma, con il sindaco uscente Pizzarotti che era stato eletto con i 5 Stelle e che ora si presenta con una lista autonoma.

Così – attraverso l’Agenzia Ansa – si potrà seguire in diretta la sfida nei capoluoghi.

I dettagli dei Comuni al voto

Dei 1021 Comuni interessati alla consultazione – si precisa in una nota del Viminale – 796 nelle regioni a statuto ordinario e 225 nelle regioni a statuto speciale, dove lo svolgimento delle elezioni è fissato autonomamente, anche in data diversa da quella prevista per le regioni a statuto ordinario. Nel dettaglio, 25 comuni capoluogo di provincia e 858 comuni inferiori ai 15.000 abitanti.

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