“Pensami forte”, lettere scritte a penna in andata e ritorno dal carcere

Due voci, due vite e un presente che condividono, pur stando lontani, separati, divisi.
Tra Cosimo e Valentina la differenza la fanno le sbarre dell’istituto penale Beccaria, di Milano, dove il ragazzo è rinchiuso. Di lui e di lei conosceremo, nel corso della lettura, fragilità e spavalderia. Sapremo come vedono la vita e come la percezione del presente e del futuro possa cambiare se il tuo punto di vista si modifichi, se sei “dentro” oppure “fuori”.

In “Pensami forte”, di Zita Dazzi (Lapis Edizioni, 199 pagine, 12,50 euro, nella foto qui sopra) i due protagonisti si scrivono lettere. Quelle fatte di penna su carta. Quelle “vecchie” lettere che le nuove tecnologie sembrano aver surclassato ma che, nella loro storia, tornano ad essere fondamentali, visto che Cosimo è in carcere. Per certi aspetti, le sbarre che chiudono Cosimo lo costringono a osservarsi, a volersi bene senza perdonarsi, a cercare strade nuove di rapporto con se stesso e con il mondo di fuori; quel mondo all’interno del quale Valentina vive, anche lei, alla fine, parecchio ingabbiata tra abitudini, conformismi, ribellioni, immaginazione e passività.

Le loro “prigioni” non si somigliano ma si incontrano.

Zita Dazzi scrive un libro intenso senza mai cadere nella retorica. Frutto di un lungo e severo lavoro di elaborazione della vicenda, di documentazione, di approfondimenti, questo romanzo epistolare – a cui auguriamo molti lettori e una lunga vita in libreria – racconta il presente, l’ “innocenza” di ragazzi colpevoli come Cosimo, la forza e l’ingenuità di ragazze innocenti come Valentina. Preziose e necessarie sia la prefazione di Don Rigoldi che la postfazione di Giuliano Pisapia.

Consigliato: dai 10 anni.

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