Referendum No-Triv: “Noi Amici della Terra votiamo No”

Tra le associazioni ambientaliste italiane ce n’è una decisamente fuori dal coro, si tratta dell’onlus Amici della Terra che sulla consultazione del 17 aprile si è da subito schierata per il No definendo il referendum semplicemente “sbagliato”.

“Dà veramente fastidio che l’ambientalismo sia una specie di ricreazione dei politici, usato a pretesto per battaglie dal valore esclusivamente politico”, dice a Consumatrici Rosa Filippini (nella foto sotto), della direzione nazionale degli Amici della Terra.

Il riferimento è alle nove Regioni che hanno indetto il referendum e a quei politici, Michele Emiliano presidente della Regione Puglia in testa, che lo considerano uno strumento di contrasto a Renzi e al suo governo.

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Filippini, al di là delle considerazioni più politiche, fa un po’ specie che un’associazione ambientalista sia a favore delle trivelle. Soprattutto a fronte dei dati diffusi da Greenpeace, Legambiente e WWf…

No, se si tratta di dati diffusi artatamente per colpire l’opinione pubblica, ma privi di fondamento. È il caso del presunto inquinamento di mitili denunciato da Greenpeace.

In merito, l’associazione non ha chiarito che i limiti che sarebbero stati superati dalle cozze raccolte vicino agli impianti non sono quelli di legge, perfettamente rispettati, ma i cosiddetti obiettivi di qualità, ossia soglie da raggiungere da qui a vent’anni. Tra l’altro va chiarito che le nostre leggi sulla presenza ammessa di microninquinanti sui mitili sono tra le più severe al mondo e che le cozze sono sottoposte ai controlli di diverse autorità, dai Nas alle Asl, prima di essere messe in commercio.

La pesca attorno alle piattaforme dell’Emilia Romagna copre il 30% del pesce venduto nel ravennate, con controlli giornalieri: se ci fosse stato anche solo il minimo inquinamento non credete che sarebbe stata interrotta?

Tralasciamo i dati diffusi da Greenpeace, non crede ci sia un problema di inquinamento legato ai giacimenti di idrocarburi in mare?

La stessa Ispra nelle sue relazioni conclude sostenendo che non ci sono criticità per l’ecosistema marino legate ai giacimenti e da 50 anni a questa parte non si è registrato nemmeno un incidente ambientale dovuto alle piattaforme. Tra l’altro va chiarito che il 90% delle trivelle coinvolte dal referendum (ossia quelle entro le 12 miglia dalla costa, ndr) estraggono gas e non petrolio. E il gas ha un impatto ambientale sul fondale marino decisamente minore del petrolio.

Ma i favorevoli al sì sostengono che il referendum serve anche a dare un segnale contro una politica energetica basata troppo sugli idrocarburi e poco sulle fonti alternative. Che rispondete?

Che se fosse possibile sostituire a breve le fonti fossili con quelle rinnovabili, se la questione fosse così semplice e lineare saremmo d’accordo. Ma purtroppo è tutto molto più complicato. Innanzitutto gas e petrolio coprono l’80% del nostro fabbisogno energetico, come si può pensare di abbandonarli a breve? Nello stesso tempo non è neanche giusto dire che i governi italiani hanno fatto poco in tema di rinnovabili, tant’è che il nostro Paese ha raggiunto per primo e con largo anticipo gli obiettivi fissati dall’Ue per il 2020: ossia il 20% della copertura del fabbisogno energetico attraverso fonti alternative.

Qual è secondo voi il rischio in caso di vittoria del Sì?

Che il 3-4% di fabbisogno di gas che oggi viene coperto dalle trivelle in mare lo dovremmo importare dall’estero. Vuol dire aumentare ancora le nostre importazioni di combustibili. Senza contare il fatto che l’industria estrattiva, soprattutto in mare, italiana è un’eccellenza nel mondo in termini di sicurezza ambientale (è soggetta a controlli molto severi) e dei lavoratori. All’estero non è sempre così. Altro elemento: quale che sia l’esito del referendum nulla impedirà alle stesse compagnie petrolifere di aprire nuove impianti appena oltre le 12 miglia in mare italiano o, come il mega pozzo di gas che è stato annunciato poco tempo fa da Renzi, davanti alle coste egiziane.

Non si tratta pur sempre del mare Mediterraneo? Se è l’inquinamento a preoccupare che cosa cambierà?

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