Sott’acqua per 42 minuti, il ragazzo salvato in extremis: “Sono rinato” (video)

Rimase quasi 3 quarti d’ora sott’acqua, privo d’ossigeno, e sembrava che per lui fosse finita. Invece 9 mesi dopo l’incidente da cui Michael, oggi 15 anni, sembrava non doversi salvare, oggi dice: “La mia vita è ricominciata dopo quei 42 minuti senza respirare. Mi rendo conto di essere rinato”. Il ragazzo, dalla sua casa di Cuggiono, alle porte di Milano, rilascia un’intervista al Corriere della sera in cui racconta quei momenti, fino alla perdita di coscienza e all’arresto cardiaco.

“Ho avuto molta paura di non rivedere più mio fratello (un bimbo di 11 anni con la sindrome di Down, ndr), la persona a cui voglio più bene al mondo”, dice. “Quello mi ha dato la forza di guarire e di tornare a casa per lui”. Commentando le manovre rianimatorie estreme, tutte giocate sulla bassissima temperatura dell’acqua del Naviglio Grande in cui il ragazzo era rimasto immerso, aggiunge: “C’è da dire che ho perso una gamba e ci sono difficoltà nella ripresa” e per la protesi ci sono ritardi burocratici. Ma lui non si scoraggia e pensa al futuro: “Ora penso a cambiare scuola. Dal liceo scientifico vorrei passare al linguistico. Mi piacerebbe fare il cuoco oppure l’architetto».

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Quattordicenne sott’acqua per 42 minuti, salvato dalla circolazione extracorporea: le notizie del 25 maggio 2015

È rimasto sott’acqua per 42 minuti e nonostante la prolungata assenza di ossigeno un quattordicenne lombardo è stato salvato al San Raffaele di Milano attraverso a una procedura estrema di assistenza meccanica con circolazione extracorporea. Ora il ragazzino è fuori pericolo, come ha confermato il direttore dell’anestesia e della rianimazione dell’ospedale lombardo, Alberto Giangrillo, e presto potrà tornare a una vita progressivamente normale.

I soccorritori avevano faticato a individuarlo

La vicenda risale allo scorso 24 aprile quando Micheal si era gettato nel Naviglio all’altezza del comune di Castelletto di Cuggiono. Era scivolato a una profondità di 2 metri e i vigili del fuoco, avvertiti da alcuni testimoni, avevano fatto fatica a scorgerlo e a riportarlo in superficie a causa delle acque torbide. Di minuti, per tirarlo fuori, ce n’erano voluti appunti 42 e poi era partita la corsa verso l’ospedale.

L’unico problema permanente è l’amputazione di una gamba

Il ragazzo c’era arrivato in arresto cardiaco e le sue condizioni era state giudicate disperate. Per questo la decisione di ricorrere a una tecnica di frontiera attraverso la circolazione extracorporea. Tecnica che, nel giro di poco più di un mese, si è rivelata efficace perché il ragazzo ha dato segni di ripresa che hanno fatto sciogliere la prognosi. L’unica conseguenza è l’amputazione della gamba destra sotto il ginocchio, resa necessaria a causa di un problemi circolatorio.

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