La morte ci ha sparato addosso

“Per tutti la morte ha uno sguardo” scrive Cesare Pavese: lui che l’ha guardata in faccia e  scelta, lo sa. In quest’ultima settimana la morte ha posato troppe volte su di noi il suo sguardo e tutti abbiamo visto i suoi occhi. Ci ha guardarti per privarci della voce e dell’arte unica del caro Pino Daniele; per spaventarci, disorientarci e riempire i nostri cuori di rabbia con i fatti di Parigi e per lasciarci basiti di fronte alla passeggiata di una bambina nigeriana con le sottane riempite di esplosivo; ci ha addolorati con la scomparsa di Francesco Rosi e ci ha sottratto anche la bellezza, portandosi via il mito, Anita Ekberg.  Viene da chiederle pietà. Da pregare perché ci conceda un attimo di silenzio dei sentimenti, una pausa al ritmo accelerato del cuore: basta! Che la smetta di ricordarci che ci accompagna. Pavese diceva insonne e sorda, ma questa settimana è stata una morte che ci ha sparato addosso. Spietata, ci ha flagellato urlando: io sono ovunque!

Si muore. D’ingiustizia, di rabbia, di vecchiaia, di malattia, di cattiveria, di ignoranza. Non siamo più abituati a morire, e per andare avanti dovremo sforzarci di dimenticare quel suo quotidiano sguardo. Per combattere, per ricostruire la giustizia, per curarci anima e corpo , per smettere di avere paura, dobbiamo tornare a vivere, ma abbiamo bisogno di scordarci i suoi occhi quotidianamente su di noi. Abbiamo bisogno, per favore, di una tregua.

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