Ue e prodotti israeliani: obbligatorio indicare sulle etichette gli insediamenti

Non sarà più possibile che l’etichetta indichi genericamente la provenienza da Israele, ma se arrivano dai territori occupati dovranno essere contraddistinti come “insediamenti”. Lo stabilisce la Commissione europea che, dopo le sollecitazioni dello scorso aprile di 16 Stati membri, ha approvato le nuove linee guida per la tracciabilità dei prodotti provenienti dagli insediamenti ebraici e che ha scatenato le ire del premier israeliano Benyamin Netanyahu: “La Ue si vergogni”.

Finora vigeva una deroga

Fino a oggi Israele godeva di una sorta di deroga a ciò che stabiliscono le regole generali del commercio sull’etichettura, regole in base alle quali l’indicazione dell’origine è obbligatoria. Tuttavia poteva semplicemente essere scritto “made in Israel” il vino imbottigliato entro i confini del 1967 anche se prodotto con uve coltivate nei territori.

La commissione: “Decisione tecnica”

Infatti, in base all’accordo di associazione tra Israele e Unione europea, le merci prodotte nei territori occupati dal 1967 in Cisgiordania e nel Golan sono escluse dai benefici doganali. È una decisione “tecnica”, dice la Commissione rispondendo alla furia di Netanyahu. “Non si tratta quindi di nuovi obblighi, ma del chiarimento necessario per uniformare l’applicazione nei 28 paesi Ue.

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