Puglia, ok al reddito di dignità: 600 euro per 60 mila persone e nelle altre regioni?

Seicento euro al mese per un anno (rinnovabile) destinate a 20 mila famiglie per un totale di 60 mila persone. Sono questi alcuni dei numeri del Red, il reddito di dignità che, ancora a livello di disegno di legge, è stato approvato dalla giunta regionale della Puglia. L’iter perché questo strumento diventi operativo non è ancora concluso: ora il ddl deve passare in commissione e poi essere sottoposto al vaglio del consiglio. Ma già il passaggio positivo in giunta dimostra che anche la Puglia si sta allineando a quanto esiste in altre regioni.

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Emiliano: “Non è assistenzialismo né beneficienza”

Per il governatore Michele Emiliano (nella foto sopra) guai a chiamare il Red “una misura assistenziale o una forma di beneficenza. È un patto che coinvolge tutto il nucleo familiare, in cui si mette a disposizione il proprio tempo per svolgere un’attività concreta, che sia di formazione, di riqualificazione professionale o la disponibilità a svolgere mansioni di utilità sociale”. E le risorse sembrano esserci.

I parametri di reddito per accedervi

Intanto ci sono 70 milioni di euro circa l’anno per 5 anni per un totale di 350 milioni e per accedere al reddito di dignità la soglia di accesso al momento identificata (ma suscettibile di modifiche in futuro) è di 3.000 euro documentati dall’Isee, l’Indicatore della situazione economica equivalente, a cui si aggiungono altre condizioni di fragilità. Inoltre lo strumento a sostegno delle famiglie pugliesi si innesta in una realtà, quella pugliese, in cui nel 2014 il tasso di povertà assoluta riguardava l’8% della popolazione, cioè circa 320 mila persone.

“Entro 5 anni raggiungerero 320.000 persone”

“Nell’arco dei cinque anni si stima di poter raggiungere la totalità della popolazione povera pugliese”, dicono ancora dalla Regione. “Ciascuna erogazione”, aggiunge Emiliano, “verrà effettuata con l’aiuto del welfare regionale e comunale e dei centri per l’impiego. Si tratta di mettere a regime questo sistema, che in altri Paesi europei è già collaudato, e sono felice che in Italia sia una regione del Mezzogiorno a costruire per la prima volta un percorso simile”.

A Trento lo strumento più longevo

Il reddito di dignità, in effetti, è una novità nell’ordinamento delle Regioni. Ma ci sono già altre esperienze che hanno varato forme di reddito minimo. Tra queste, le province autonome di Trento e Bolzano con la sperimentazione più significativa e longeva del reddito di garanzia della Provincia Autonoma di Trento, di 6.500 euro annui (in base all’Icef, l’indicatore della situazione economica familiare trentino), accompagnato da azioni di integrazione sociale e di attivazione al lavoro.

Tanti nomi per queste forme di sostegno

Altrove iniziative analoghe hanno trovato nomi differenti. In Valle d’Aosta nel 1994 sono state introdotte norme in materia di assistenza economica mentre in Basilicata esiste il programma di promozione della cittadinanza solidale. Reddito di cittadinanza è la dicitura adottata in Campania, quasi lo stesso (reddito di base per la cittadinanza) del Friuli Venezia Giulia. Di reddito minimo garantito si parla in Lazio mentre in Sicilia, nel 2006, sono stati finanziati i cosiddetti “cantieri di servizio”. Infine, in Veneto, è proseguita l’esperienza avviata dal comune di Rovigo.

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“Ora dialogo aperto con l’Inps”

Insomma, per quanto a livello territoriale esperienze di questo tenore non manchino, ognuno ha deliberato un po’ seguendo linee proprie, mancando una legislazione nazionale in questo senso. Ora Michele Emiliano sembra voler compiere un passo ulteriore. “Una delle prime cose che farò”, spiega ancora Emiliano, “è incontrare il presidente dell’Inps per mostrargli l’essenza del nostro progetto, per sottoporlo a una verifica e accogliere suggerimenti”. E magari ripescare la proposta del presidente dell’ente previdenziale Tito Boeri (nella foto sopra) – contenere le pensioni sopra i 5.000 euro al mese per varare il reddito minimo garantito – bocciata dal governo Renzi in sede di legge di stabilità.

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