Caos ospedali: fallito l’incontro a Roma, nuovo vertice la settimana prossima

Niente da fare, per il momento, per fare ordine nel caos degli orari di lavoro dei medici. Si è concluso con un nulla di fatto l’incontro fissato ieri all’Aran mentre incombe la scadenza del 25 novembre, quando sarà applicata la direttiva europea che impone lo stop ai super turni. Un nuovo vertice è stato fissato per metà della settimana prossima.

I sindacati: “Si cerca accordo in extremis”

“Le organizzazioni sindacali”, si legge in una nota dell’Intersindacale medica, “denunciano il tentativo strumentale di governo e Regioni di cercare un accordo in extremis per procedere a una proposta legislativa di dubbia legittimità sull’applicazione della direttiva sull’orario di lavoro. E insieme il fallimento di chi ha avocato a sé da tempo l’organizzazione del lavoro e che oggi dichiara che essa è fondata sull’uso intensivo fino all’abuso del lavoro professionale tanto da rischiare il crollo se riportata a legittimità”.

Rimane la scadenza del 25 novembre

Il governo ha provato a correre ai ripari per evitare che il 25 novembre entri in vigore la normativa europea che blocca i super-turni negli ospedali, provocando – di fatto – il caos per amncanza di personale dipendente. E pensa a una proroga della scadenza.

Per questo per oggi – martedì 10 novembre – i sindacati nazionali del pubblico impiego sono stati convocati dall’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran) per il 10 novembre.

Pesante il fenomeno del precariato

Si farà il punto, partendo da un dato di fatto che le organizzazioni sindacali denunciano ormai da tempo: il fenomeno del precariato ”mascherato sotto forma di contratti libero-professionali fittizi, che in realtà sono veri e propri rapporti di lavoro dipendenti privi di qualunque tutela” per coprire i ‘buchi’ di personale nelle strutture ospedaliere.

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Un “No” netto a un decreto unilaterale

Alla vigilia dell’incontro romano, quello che arriva dalle organizzazioni di categoria è un “no” alla previsione di un possibile decreto unilaterale, da parte del ministero della Pubblica Amministrazione di concerto con il ministero del Lavoro, per la determinazione di deroghe alla normativa Ue. A

questo proposito, il presidente del Comitato di Settore Sanità delle Regioni, Massimo Garavaglia, ha ipotizzato anche una mini proroga di circa due mesi nel primo testo di legge utile per arrivare al prossimo anno.

 

“Affidereste la vostra vita a un medico al lavoro da 72 ore?”

E se il confronto è accesso, il problema resta concreto, come riconosciuto nei giorni scorsi dallo stesso ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: ”Il medico è come un pilota di un aeroplano, affidereste la vostra vita ad un pilota che non dorme da 72 ore?”, si chiede.

Della stessa posizione Massimo Cozza della Fp-Cgil Medici, che ribadisce come i riposi in sanità ”sono fondamentali. Chi si farebbe operare da un chirurgo stanco?”. Ora, commenta, ”invece di deroghe unilaterali, si affronti la questione investendo le necessarie risorse nella Legge di stabilità e aprendo le trattative per il rinnovo del contratto 2015-2018”.

 

“Una dimostrazione di anti-democrazia”

Per l’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi-Emac), ”se dovesse avverarsi il progetto governativo di emanare un decreto derogatorio, facendo leva su una richiesta unilaterale delle Regioni all’Aran, si assisterebbe ad un’ennesima dimostrazione di antidemocrazia”.

Ogni tentativo di evitare l’applicazione della Direttiva, incalza l’Anaao-Assomed, il maggiore dei sindacati dei medici dirigenti, ”rappresenta un atto arrogante delle Regioni, segno della loro incapacità ad affrontare seriamente i problemi connessi, come la riorganizzazione dei servizi”. A questo punto, avverte, ”l’applicazione della Direttiva non può che essere al centro della prossima legge di stabilità, anche al fine di garantire i finanziamenti per stabilizzare l’immenso precariato su cui si è retto il sistema sanitario in questi anni e l’aumento degli organici”.

Sul piede di guerra anche gli infermieri: ”Impediremo con tutti i mezzi che pazienti e professionisti – avverte l’Ipasvi – subiscano le conseguenze di una ‘normalizzazione’ di deroghe fuorilegge rispetto alle indicazioni europee”. vderemo, con queste premesse così antitetiche, a cosa porterà l’incontro convocato per oggi a Roma.

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10 milioni di ore di lavoro straordinario: le notizie precedenti

Non si potranno più accumulare 10 milioni di ore di lavoro straordinario all’anno, tante ne fanno i medici e gli infermieri italiani. Dal 25 novembre prossimo, infatti, entra in vigore una direttiva europea del 2003 (l’Italia è l’ultimo Paese comunitario ad averla recepita e trasformata in legge un anno fa) che vieta i maxi turni per i camici bianchi. Ai quali sarà richiesto un impegno che non dovrà superare le 48 ore a settimana e le 13 ore consecutive. E sarà imposto anche il riposo, che dovrà essere di almeno 11 ore tra un turno e l’altro.

Per il ministro va bene così, ma c’è chi non concorda

Per il ministro della Salute Beatrice Lorenzin bene così: “I medici sono come i piloti di un aereo: affidereste la vostra vita a chi non dorme da 72 ore?” Ma gli operatori del settore non concordano d’accordo e aprono un doppio fronte. Da un lato c’è la riorganizzazione delle strutture sanitarie, che tra blocco del turn over e mancata stabilizzazione dei precari (fino al 15% del personale medico) dubitano che l’operazione riesca, soprattutto in regioni come Calabria, Campania, Molise e Lazio dove la carenza del personale è profonda.

 

Almeno 5.000 medici sulla via della class action

Dall’altro, ci sono 5 mila medici (ma l’azione potrebbe estendersi ben oltre, considerando che i camici bianchi nella stessa condizione sono circa 100 mila) tutelati da Consulcesi, struttura legale specializzata in questioni sanitarie, pronti a far vita a una class action e far causa allo Stato per il mancato rispetto della direttiva del 2003. E chiedono un indennizzo per le ore lavorate in più in 12 anni. La somma che andrebbe pagata, se i medici vincessero, avrebbe almeno 6 zeri e le stime più ottimistiche non scendono sotto i 3 milioni di euro.

Le percentuali delle ore lavorate in corsia

Del resto, le condizioni di lavoro – attesta una ricerca del sindacato Anaao Assomed – il 25 per cento dei medici fa tra i 7 e 10 turni di guardia di almeno 12 ore. A questo si aggiunge che il 10% lavora tra le 11 e le 16 ore e che il 3% rimane in servizio anche di più. Inoltre al 33% viene imposti turni mattutini dopo la guardia notturna mentre le ore di straordinario annuali accumulate dal 20% dei medici arriva a quota 250. Infine il 56% non riesci a smaltire le ferie annuali.

I sindacati: “Si gioca allo scaricabarile sui medici”

Dunque, a valle di tutto ciò, al momento la riorganizzazione degli ospedali sembra impresa ardua, considerando che rimangono 3 settimane di tempo per ovviare. “Le istituzioni competenti hanno ignorato il problema, continuando senza riguardo a operare tagli indiscriminati di personale”, chiosano i sindacati della dirigenza medica e sanitaria (Anaao Assomed, Cimo, Aaroi-emac, Fesmed, Cgil medici, Cisl medici, Uil medici, Fassid). “Come ormai è prassi politica costantemente emergenziale, assistiamo a uno scaricabarile dal livello nazionale a quello regionale a quello aziendale” che genera il “rischio inaccettabile di far ricadere le responsabilità di tali incapacità organizzative e dei conseguenti disservizi a danno dei cittadini, sui soliti capri espiatori: i lavoratori dipendenti, in particolare i dirigenti medici e sanitari”.

Lo sciopero del 16 dicembre: “Tagli mortificanti”

Infine rimane la questione dei tagli alla sanità (compreso il mancato finanziamento del Fondo sanitario nazionale) e l’annunciato sciopero generale del prossimo 16 dicembre contro il “grave e perdurante disagio ai cittadini da politiche orientate esclusivamente a una gestione contabile del Servizio sanitario nazionale”. Una situazione, aggiungono i sindacati, che porta alla “mortificazione del ruolo, dell’autonomia e delle responsabilità dei medici, il cui esercizio professionale di garanzia viene intimidito e limitato”.

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