Extravergine: 7 indagate, ci sono Carapelli, Bertolli e Sasso (spagnole)

Sotto indagine sono finiti i responsabili di 7 aziende che producono olio, Carapelli, Bertolli, Sasso (società che sembrano italiale, ma che ora sono controllate dagli spagnoli della Deoleo), Coricelli, Santa Sabina, Primadonna (Lidl) e Antica Badia (per Eurospin). Per loro l’accusa, mossa dal pubblico ministero di Torino Raffaele Guariniello, è di frode in commercio perché avrebbero venduto olio come extravergine quando in realtà era solo d’oliva, meno pregiato e meno caro. Quello, per intenderci, di categoria 2, olio vergine.

Già a marzo un test dell’Unione nazionale consumatori, pubblicato da Consumatrici.it aveva rivelato irregolarità in un vasto campione di 25 oli extravergine Dop e Igp. E alcuni grandi marchi sono finiti nel mirino dell’Agenzia delle Dogane per concorrenza sleale.

 

Irregolarità dopo controlli nei supermercati

A delineare questo quadro, partito dalla segnalazione di una rivista specializzata, il mensile Il test, sono stati i controlli su 20 bottiglie prelevate a campione dai supermercati dai carabinieri del Nas. Le bottiglie, poi, erano state portate per le analisi presso il laboratorio dell’Agenzie delle dogane e dei monopoli dove sembrano essere giunte le conferme per 9 campioni sui 20 complessivi. Dell’indagine è stato informato anche il ministero delle Politiche agricole. Si accerterà inoltre anche l’origine delle olive utilizzate.

 

Una società spagnola controlla Carapelli, Bertolli e Sasso

Il Fatto quotidiano, in un’inchiesta di una settimana fa, documentava – inoltre – che “uno stesso soggetto, che faceva capo alla società iberica Deoleo, a sua volta controllata dal fondo di private equity Cvc (che ha acquisito marchi italiani come Carapelli, Bertolli e Sasso coinvolti nell’inchiesta di Guariniello) vendeva e comprava olio ottenendo il marchio made in Italy, nonostante la provenienza non fosse italiana, bensì Ue ed anche extra Ue (greco, spagnolo, tunisino, marocchino)”.

La denuncia – continuava il quotidiono – “era stata fatta dal nucleo di intelligence anti frode dell’Agenzia delle Dogane, che dal 2009 al 2013 ha redatto una serie di report che sono stati tutti secretati dalla commissione parlamentare d’inchiesta sulle contraffazioni per via della presenza di profili giudiziari penalmente rilevanti anche perché coinvolgono Stati esteri”.

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