Non solo olio: vino, formaggio e pasta tra i cibi più contraffatti

Contraffazione, contrabbando e sicurezza alimentare. Il tema torna d’attualità con la presunta frode sull’olio d’oliva ed ecco che si rifà il punto su alimenti come vini, formaggi, mozzarelle, salumi, miele e pasta, ma anche sul tabacco, per la cui produzione l’Italia è la prima d’Europa e la quattordicesima nel mondo. Un panorama, quello della contraffazione (chiamata anche fake food, quando si parla di cibo) e del contrabbando, che ha riflessi sui consumatori che, in oltre il 70% dei casi (il 74,3 per la precisione), non si sentono sicuro di ciò che mangiano.

La contraffazione mette a rischio 20.000 posti di lavoro

Si chiama proprio “Contrabbando e contraffazione” il recente convegno organizzato da Confagricoltura e Fondazione Open che, insieme, hanno lanciato un appello già dal titolo: “Difendiamo la filiera italiana”. Le ragioni stanno nei numeri: più o meno 4 miliardi di euro l’anno sottratti all’economia del Paese e almeno 20.000 posti di lavoro in meno – dice il Censis – oltre all’erosione di introiti per lo Stato in termini di accise, contributi e tasse sul lavoro non versati.

Pasta e farine i cibi su cuisi imbroglia di più

Altri dati ufficiali arrivano dalla guardia di finanza che, nei primi 7 mesi del 2015, ha sequestrato più di 162 mila chili di cibi contraffatti. La maggior concentrazione si è registrata nelle Marche (44.564 chilogrammi, per lo più prodotti biologici che tali non erano) e seguono il Veneto (30.705), la Liguria (27.100), la Calabria (25.575) e la Basilicata (11.683 kg). I generi alimentari più contraffatti hanno riguardato per buona parte la pasta e le farine (oltre 90 mila chili) mentre al nord si sono concentrate le truffe sui vini, come testimoniato anche dai 21 milioni di litri di falsi vini in provincia di Pavia.

Il tabacco e la piaga del contrabbando

Altro settore a rischio è quello del tabacco, questa volta in relazione al contrabbando che nel solo 2015 – secondo Confagricoltura – mette in pericolo 7 mila posti di lavoro e che ogni anno erode 215 milioni di euro di fatturato. È un ambito, questo, che più di altri sembra storicamente attirare la criminalità organizzata, attratta dal denaro cash che genera, solo per lo Stato, un danno da 770 milioni di euro all’anno di entrate fiscali che si volatizzano.

I consumatori si sentono insicuri

A testimoniare l’insicurezza alimentare degli italiani c’è un report presentato in primavera da Accredia e Censis. È da qui che emerge, in base a un campione di 1.200 persone, che il 74,3% diffida di ciò che mette sotto i denti con un picco dell’81,1% di chi vive al sud. “La sicurezza alimentare è una priorità”, dice Federico Grazioli, presidente di Accredia, “considerato che questo settore è troppo importante per il Paese. Un settore che vale più di 130 miliardi di euro, rappresentando la seconda industria, dopo quella metalmeccanica”.

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