Beach volley: Ranghieri-Carambula chiudono al primo posto la pool A

Grazie al successo per 2-1 (21-19, 16-21, 15-8) degli austriaci Doppler/Horst sui canadesi Binstock/Schacter nell’ultima partita della Pool A, Ranghieri/Carambula chiudono al primo posto la pool A grazie a un migliore quoziente punti. Nella serata italiana verranno effettuati i sorteggi per gli accoppiamenti degli ottavi.

Ranchieri e Carambula, che fin qui si sono comportati molto bene, saranno teste di serie numero uno del tabellone ad eliminazione diretta.

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Ma i Giochi non sono ancora finiti. Le egiziane diventate famose perché in uno “sport in bikini” come il beach volley giocano coi pantaloni lunghi di una tuta e una anche col velo in testa, affrontano le italiane Marta Menegatti e Laura Giombini, costrette peraltro a vincere se non vogliono tornare a casa.

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Le azzurre, infatti, alla prima uscita hanno perso 2-1 (15-21, 21-18, 15-9) contro le canadesi Broder-Valjas.

Ma Marta e Laura sono tornate sulla spiaggia di Copacabana oggi per affrontare proprio El-ghobashy (la giocatrice col velo) e Nada Meawad, diciottenne del Cairo che si “limita” a giocare in tuta. Le egiziane – che sono diventate un caso mediatico mondiale – continuano a sperare nel passaggio agli ottavi.

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Ma il primo set è agevolmente per le italiane e si chiuse sul 21-10 per Menegatti-Giombini (nella foto). Però le più applaudite dal pubblico brasiliano sono proprio le egiziane “controcorrente”. Ma anche il secondo set è appannaggio delle italiane per 21-13. La coppia azzurra passa il turno, ma non sembra ancora rodata abbastanza.

L’esperienza di Doa e Kita

Doa e Kira, divise sulla spiaggia di Copacabana da una rete e non solo: una col capo velato, l’altra in bikini.

Sono avversarie, ma saltano e schiacciano allo stesso modo sulla spiaggia di Copacabana. Le culture si mostrano per unirsi alle Olimpiadi, e anche qui la sfida tra l’egiziana El-ghobashy (nella foto in apertura) e la tedesca Kira Walkenhorst (in basso), diventa uno spot dell’integrazione fra religioni e culture diverse: Doa ha 19 anni, per lei né top, né gambe nude. Sulla sabbia di una delle baie più famose al mondo, si è presentata per la sua prima Olimpiade coperta dalla testa ai piedi, pants neri, maglia verde e hijab in testa.

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La sua compagna è senza velo
“Sono orgogliosa di indossarlo – racconta Doa – il velo non mi impedisce di fare ciò che amo, come il beach volley”. Gioca in coppia con Nada Meawad, diciottenne del Cairo, anche lei musulmana: niente velo però, ma gambe e braccia rigorosamente coperte con la divisa che ha ricevuto l’ok della federazione internazionale.

 

Le tedesche in bikini come tutte le altre

Dall’altra parte della rete le due tedesche, Laura Ludwig e Kira Walkenhorst, poco più grandi della coppia egiziana: bikini contro burqini, top e slip sgambato da una parte, dall’altra la tenuta da mare per le donne musulmane.

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“Peccato sia finita presto…”

La partita finisce 2 set a zero per le tedesche. “Peccato sia finita presto – sorride Doa – ma siamo felici perché siamo in uno dei posti più belli al mondo per giocare a beach. È solo un anno che ci alleniamo e siamo già alle Olimpiadi: non possiamo che essere orgogliose”.

 

 

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