Renzi intercettato, lo sconcerto di Enrico Letta: “Sono senza parole”

“Le frasi di Renzi si commentano da sole”: questa la risposta di Enrico Letta, contattato telefonicamente, a chi gli chiede di commentare le frasi su di lui pronunciate da Matteo Renzi nel gennaio 2014 in una conversazione intercettata e pubblicata dal Fatto Quotidiano.

La storia salta fuori alla vigilia delle nomine Rai su cui il presidente del Consiglio sembra intenzionato a intervenire: si tratta dell’amicizia tra un rampante politico e un generale della guardia di finanza e della lotta per la conquistata della presidenza del consiglio dei ministri da strappare a Enrico Letta, “un incapace”.

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E il tutto emerge dalle conversazioni telefoniche ascoltate dagli investigatori nel corso delle indagini sulla Cpl Concordia per la metanizzazione di Ischia, a cui è seguita quella del casertano in raccordo, secondo gli inquirenti, con la camorra.

La telefonata nel giorno in cui Renzi compie 39 anni

Sono questi, secondo quanto scrive il Fatto Quotidiano, alcuni dei retroscena che emergono da un’intercettazione che chiamano in causa l’attuale premier Matteo Renzi, ai tempi non ancora ai vertici di Palazzo Chigi, e un generale delle fiamme gialle. Che, nel giorno in cui l’ex sindaco di Firenze compie 39 anni, l’11 gennaio 2014, confida a un militare d’alto rango i suoi propositi per prendersi il governo: nulla di penalmente rilavante, ma che svela il retroterra politico di quel caldo inizio d’anno quando, a pochi mesi dalle elezioni politiche del febbraio 2013, si avvicinava il cambio della guerra a capo del governo.

Chi è Mario Adinolfi, il generale che parla con Renzi

Mario Adinolti, ufficiale della guardia di finanza, è stato generale del corpo d’armata, ex comandane interregionale dell’Italia centro-settentrionale a Firenze e comandante aeronavale centrale a Roma. Di fede calcistica rossonera, amico di Adriano Galliani, di Gianni Letta e del “renzissimo” Luca Lotti, non ha ancora centrato l’obiettivo di diventare anche comandante generale delle fiamme gialle, ora è solo comandante in seconda. Ai tempi della conversazione era stato indagato per una fuga di notizie, poi archiviata dal pubblico ministro della procura di Napoli Henry John Woodcock.

“Lui non è proprio capace, non è cattivo, non è proprio capace”

Ecco i contenuti della telefonata depositata insieme alle registrazioni relative all’inchiesta della Cpl Concordia:

Adinolfi: Come stai amico mio? Tanti auguri, tanti auguri e complimenti. Matteo, spero di vederti in qualche occasione.
Renzi: Con molto, molto piacere. La settimana prossima sarà un po’ decisiva perché vediamo se riusciamo a chiudere l’accordo sul governo. E…
A: Rimpastino?
R: Sì, sì. Rimpastino sicuro. Rimpastone, non rimpastino! Il problema è capire anche… se mettere qualcuno dei nostri…
A: È lì il punto! O stare fuori, va bene?
R: No, bisogna stare dentro.
A: Oppure stare dentro.
[..]
R: E sai, a questo punto, c’è prima l’Italia, non c’è niente da fare. Mettersi a discutere per buttare all’aria tutto, secondo me alla lunga sarebbe meglio per il Paese perché lui è proprio incapace, il nostro amico. Però…
A: È niente, Matteo, non c’è niente, dai, siamo onesti.
R: Lui non è proprio capace, non è cattivo, non è proprio capace.
[…]
A: Non ci sono alternative, perché quello non molla e quindi che fai? Che stronzo [rivolto a Renzi, ndr]! Ciao, ciao, buon compleanno, buona giornata.

“Sanno qualcosa di Giulio Napolitano”

Nelle conversazioni telefoniche si parla pure di Berlusconi, con cui Letta “ce l’ha a morte”, ma a detta degli interlocutori telefonici sarebbe invece “più sensibile a fare un ragionamento diverso”. Ragionamento che alle cronache politiche è passato sotto il nome di Patto del Narazeno e che viene affrontato nella riunione tra Renzi e l’ex cavaliere del 18 gennaio 2014, qualche giorno dopo questa conversazione. A Enrico Letta, nonostante i suoi allora 46 anni di età (occorre attendere di averne 50), viene proposto un avvicendamento nel 2017 al Quirinale, ma il disaccordo dell’inquilino del Colle Giorgio Napolitano non agevola il progetto sul quale, comunque, Letta ha detto di no. Ma per Napolitano c’è in serbo un’insidia: “Sanno qualcosa di Giulio”, il figlio dell’allora presidente della Repubblica che nella vita fa l’avvocato e il docente universitario.

Tramite il figlio avrebbero “tenuto per le palle” Napolitano senior

“Giulio oggi a Roma è potente, è tutto”, dice Adinolfi in un’altra conversazione del 5 febbraio, questa volta al ristorante con Dario Nardella, sindaco di Firenze e ai tempi vicesindaco, e altri commensali, ma di lui saprebbero qualcosa “l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro e [Enrico, ndr] Letta” che così potrebbero tenere “per le palle” Napolitano senior. Lo saprebbe anche Daniela Santanchè e “se lo sa [lei], vabbe’ ragazzi”, “prima o poi uscirà tutto”. Cosa sarebbe? Non è chiaro, ma sarebbe legato, almeno dal punto di vista cronologico, alla nomina a sorpresa di Saverio Capolupo a comandante generale della guardia di finanza.

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