Pestaggio mortale di Alatri, fermato un ventiquattrenne: “Su di lui gravi indizi”

Michel Fortuna, 24 anni, è stato fermato dalla procura di Frosinone nell’ambito dell’inchiesta sul pestaggio e la morte di Emanuele Morganti, avvenuta ad Alatri il 26 marzo. In base a quanto si è appreso, Fortuna è stato fermato a casa di parenti dai carabinieri di Frosinone e di Alatri. È la terza persona arrestata dopo i fratellastri Mario Castagnacci e Paolo Palmisani.

Le ragioni del fermo

Secondo il procuratore Giuseppe De Falco, che coordina l’inchiesta sull’omicidio, la terza persona appartenente al branco fermata oggi avrebbe avuto un ruolo attivo nelle fasi dell’aggressione. “Il decreto di fermo”, spiegano i carabinieri di Frosinone, “si è reso necessario alla luce della rilevantissima pericolosità desumibile dal comportamento posto in essere, in ragione del concreto pericolo che il fermato potesse darsi alla fuga nonché per prevenire il concreto rischio di inquinamento di prove dichiarative”.

Il Vescovo di Alatri: “Ferocia spietata contro Emanuele”, le notizie del 1° aprile 2017

Decine di palloncini bianchi e due colombe sono stati fatti volare in cielo al passaggio del feretro, anch’esso bianco, di Emanuele Morganti, il ragazzo massacrato nella notte tra venerdì e sabato ad Alatri.

A salutarlo, dopo la crimonia funebre, un grido, “ciao Emanuele”, seguito da un lunghissimo applauso. Ad assistere i funerali, tra dentro e fuori la Chiesa, migliaia di persone.

La madre: “Era un caciarone pieno di vita”

“Emanuele era un angioletto, ma che dico, era un caciarone pieno di vita che ci faceva sentire vivi”. Lo ha detto Lucia, la madre di Emanuele Morganti, il ragazzo massacrato ad Alatri nella notte tra venerdì e sabato scorsi.

“A nome suo – ha aggiunto parlando in chiesa, al termine del rito funebre celebrato dal vescovo di Anagni-Alatri Lorenzo Loppa – chiedo un applauso a chi è in chiesa e chi è fuori, è il nostro grazie insieme alla richiesta di ricordare Emanuele nelle nostre preghiere e di salvare i nostri ragazzi dalle inquietudini. Dio non lo ha chiamato perché cattivo ma lo ha solo ricevuto dalla cattiveria degli uomini. Lo ha accolto”. Tra le lacrime la madre di Emanuele Morganti, nel suo intervento dopo che era terminato il rito funebre, ha ringraziato anche le forze dell’ordine a nome suo, del marito Giuseppe e dei figli Melissa e Francesco.

 

La chiesa e il prato gremiti
La chiesa di Tecchiena dove si è è svolta la messa per i funerali di Emanuele Morganti era gremita così come il prato antistante. Gli amici di Emanuele indossavano t-shirt bianche con un cuore al centro e la sua foto. Il feretro è bianco, “perché Emanuele è morto da innocente”, hanno detto gli amici, bianchi sono tutti i fiori e i palloncini attorno alla chiesa. Accanto alla bara la mamma, il papà, il fratello e la sorella di Emanuele, oltre agli altri parenti. In molti sono venuti a Tecchiena dai paesi vicini.

Il Vescovo: “Una ferocia disumana”

“Quella che si è abbattuta su Emanuele è stata una ferocia disumana, barbara e spietata”: così è cominciata l’omelia del vescovo di Anagni-Alatri, Lorenzo Loppa. “Tutti si staranno chiedendo – ha aggiunto- dov’eri Signore quando Emanuele veniva pestato? Il Signore risponde, ero in quel corpo martoriato, morivo lì un’altra volta”.

 

Tanti palloncini per strada

Si celebreranno oggi pomeriggio alle 15 nella chiesa di Tecchiena, una frazione di Alatri, i funerali di Emanuele Morganti, il ventenne pestato a morte dal branco nel piccolo centro del Frusinate. Intanto uno dei due fermati per l’omicidio nega di aver partecipato al pestaggio, ma gli inquirenti non lo ritengono credibile. L’altro fermato si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Un’infinità di palloncini bianchi dalla chiesa della Madonna del Rosario fino alla casa di Emanuele Morganti. Così Tecchiena, la frazione di Alatri (Frosinone), ha accolto la salma del ventenne massacrato nella notte di venerdì.

I funerali verranno celebrati dal vescovo di Anagni-Alatri, Lorenzo Loppa.

 

Caccia al terzo aggressore

Eppure dall’autopsia di Emanuele emergono nuovi dubbi. Sembra infatti che a uccidere il giovane sia stata un’arma impropria, che non è tra quelle individuate dagli investigatori.

L’arma sarebbe stata usata da un soggetto al momento ignoto.

A introdurre questa novità sono state le prime risposte giunte dall’autopsia. Il professor Saverio Potenza ha appurato che a provocare l’emorragia cerebrale risultata fatale a Emanuele è stato un colpo, forse due, sferrati con violenza alla testa del ragazzo quando era già a terra.

L’ipotesi che a infligger eil colpo mortale sia stato Castagnacci non convince i medici legali, in quanto il colpo è laterale, all’apparenza sferrato con violenza dall’alto verso il basso. Per Potenza da un mezzo “non naturale”. Dunque non da un calcio o un pugno. Quest’ultimo particolare che sembra allontanare da Castagnacci l’accusa di omicidio.

 

Custodia in carcere per i due arrestati

Il gip del tribunale di Roma, Anna Maria Gavoni, ha convalidato il fermo di Mario Castagnacci e Paolo Palmisani (nella foto qui sopra), i due fermati per l’omicidio di Emanuele Morganti, ed ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. La decisione è stata presa al termine dell’interrogatorio presso il carcere di Regina Coeli, durante il quale i due si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Castagnacci: “Io non c’entro…”

“Io non c’entro niente”: Mario Castagnacci, uno dei due fermati per l’omicidio di Emanuele Morganti, ha negato di aver preso parte al pestaggio mortale. Il ragazzo, sentito venerdì 31 pomeriggio per 5 ore dal procuratore capo di Frosinone Giuseppe De Falco nel carcere di Regina Coeli, ha detto di essere stato in piazza quella sera, ma di non aver partecipato al pestaggio. Gli inquirenti non ritengono credibili le sue parole, specie riguardo a quanto riportato dai testimoni. Paolo Palmisani si è avvalso della facoltà di non rispondere.

 

“Giustizia, non vendetta”

“Chiediamo giustizia, non vendetta”. A parlare, fuori dalla camera mortuaria allestita al policlinico di Tor Vergata a Roma, è il fratello di Emanuele Morganti.

“Mio fratello era un angelo ed è inspiegabile come l’hanno ridotto. Solo Dio ci può dare una spiegazione”, ha aggiunto Francesco Morganti, ricordando anche che il fratello è morto nel giorno del suo onomastico.

Uno dei fermati era stato appena scarcerato: le notizie del 30 marzo

Mario Castagnacci, uno dei due fermati per l’omicidio di Alatri, era stato fermato a Roma giovedì 23 marzo perchè trovato in possesso di centinaia di dosi di droga ma fu rilasciato il mattino successivo, ovvero il 24 marzo. La notte poi avvenne ad Alatri il terribile pestaggio di Emanuele. Il gip, convalidando l’arresto per Castagnacci e altri tre complici, riconobbe la tesi difensiva del “consumo di gruppo” che portò alla scarcerazione.

I due arrestati in regime di isolamento carcerario

Mario Castagnacci e Paolo Palmisani (nella foto qui sopra da Facebook), i due giovani di 27 e 20 anni fermati per l’omicidio di Emanuele Morganti, massacrato di botte ad Alatri fuori da un locale mentre difendeva la fidanzata, sono stati posti in regime di isolamento nel carcere romano di Regina Coeli per il rischio di ritorsioni e minacce da parte di altri detenuti. Intanto l’avvocato di Castagnacci, Tony Ceccarelli, ha deciso di rinunciare all’incarico. “E’ stata una decisione autonoma, presa senza alcuna pressione”, sottolinea il legale. “Lo dico – specifica – perché in questi giorni sono stati molti i colleghi, anche di indagati più marginali, che sono stati minacciati e malmenati”.

Il Procuratore capo: “Un caso spaventoso”

“Un caso di gravità spaventosa”. Giuseppe De Falco, Procuratore capo di Frosinone, definisce con queste parole l’omicidio di Emanuele Morganti per il quale a Roma sono state arrestate due fratellastri, che “gravitano in ambienti delinquenziali”. I due si erano rifugiati a casa di una parente. Sette in tutto gli indagati, accusati a vario titolo di omicidio volontario, rissa, detenzione e porto di strumenti atti a offendere. Il nome dei fermati è Mario Castagnacci, cuoco, e Paolo Palmisani. Movente: non gli apprezzamenti alla fidanzata della vittima, ma – a quanto pare – una bevanda o il controllo del territorio.

“Ruolo chiave nell’aggressione”

Nel corso della conferenza stampa tenutati nel comando carabinieri di Frosinone, i due sottoposti a fermo avrebbero avuto un ruolo chiave nell’aggressione di Emanuele, compreso il colpo letale che gli ha fratturato il cranio provocando estese emorragie e la morte. Intanto la fidanzata (nella foto sopra con il ventenne), Ketty, ha aggiunto dettagli al pestaggio mortale avvenuto mentre i ragazzi erano al Mirò Music Club di Alatri. “Non è vero che quello ci stava provando con me”, ha detto. Non è vero che è colpa mia. Stanno inventando tutto. Mamma glielo devi dire. La devono smettere. Emanuele non ha fatto niente”.

“Picchiavano come “bestie

“Eravamo al bancone”, ha aggiunto la ragazza. “Stavamo chiacchierando io e lui. E stavamo bevendo. Non era ubriaco, lo sai com’era. Poi è arrivato questo pazzo e ha cominciato a venirgli addosso. Lo prendeva a spallate. Non si sa perché. Una, due. Emanuele s’è girato e ha visto che lo faceva apposta. Allora si è voltato e hanno cominciato a litigare”. E ricordando i momenti in cui ormai la situazione era fuori controllo, ha parlato di bestie che picchiavano senza pietà.

Indagini su presunte aggressioni

Sarebbero in corso accertamenti anche su una presunta aggressione ai danni di alcuni sospettati. Anche le immagini delle telecamere sono state esaminate dagli investigatori. Al vaglio c’è la posizione di diverse persone italiane e straniere.

Trasportato in eliambulanza all’Umberto I, le notizie del 27 marzo 2017

Dopo i colpi, Emanuele stato trasportato prima al pronto soccorso della cittadina ciociara e poi in eliambulanza al Policlinico Umberto I di Roma. Al pestaggio avrebbero partecipato e assistito numerose persone. Ci sono diversi giovani sotto torchio per l’aggressione.

Sotto torchio diversi giovani

Il pm della procura di Frosinone Vittorio Misiti e i carabinieri hanno interrogato alcuni sospettati. Secondo le prime versione, a massacrare Emanuele era stato un giovane cittadino albanese in una discoteca di piazza Regina Margherita. Ma ora l’attenzione si concentra sui 9 uomini, interrogati una prima volta e poi lasciati andare per essere richiamati dopo gli accertamenti tecnici.

Espiantati gli organi

Intanto il giovane ha lottato per 48 ore nel terapia intensiva del Policlinico Umberto I di Roma. Sottoposto a un primo intervento chirurgico, le sue condizioni non erano migliorate a causa delle numerose fratture al cranio, al volto e alla cervicale che lo hanno reso irriconoscibile. I genitori, vista la situazione ormai disperata, hanno autorizzato l’espianto degli organi.

Le accuse dell fidanzata

E disperata è la sua ragazza, Ketty, che ha assistito al furioso pestaggio. “Per tutta la vita avrò il rimorso di non essere riuscita a fare niente”, ha detto la giovane. “Stava solo passando una serata con gli amici e la sua ragazza. Non aveva fatto niente. Quello che gli ha sfondato la testa con una spranga, quello che lo ha ammazzato, è un italiano”.

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