Aborto, Consiglio d’Europa: “In Italia troppe difficoltà di accesso”

Per il Consiglio d’Europa, che accoglie un ricordo sella Cgil, “in Italia esistono notevoli difficoltà di accesso” all’aborto. L’organizzazione, che si occupa di diritti umani in Europa, si esprime in questi termini sull’applicazione della legge 194, boicottata da ginecologi obiettori di coscienza con punte che arrivano “al 70% fino all’82% in Campania, del 90% in Basilicata, del 93,3% in Molise e del 69% in Lombardia”, aveva detto recente Titti Carrano (nella foto sotto), presidentessa dell’associazione Dire, Donne in rete contro la violenza.

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Violati anche i diritti dei lavoratori

L’Italia viola quindi il diritto alla salute dei pazienti e anche i diritti dei lavoratori. A questo proposito la Cgil aveva denunciato che “i sanitari non obiettori sono vittime di diversi tipi di svantaggi lavorativi diretti e indiretti”. Inoltre c’è anche la questione legata alla depenalizzazione di alcuni reati in materia di aborto, ma anche una maxi sanzione da 50 euro fino a 5-10 mila euro per interruzione volontaria di gravidanza non effettuata nei tempi stabiliti e in strutture idonee. La vicenda aveva scatenato la protesta delle donne.

Sindacati non contraddetti dal governo

Secondo il comitato dei diritti sociali del Consiglio d’Europa, “la Cgil ha fornito un ampio numero di prove che dimostrano come il personale medico non obiettore affronti svantaggi diretti e indiretti, in termini di carico di lavoro, distribuzione degli incarichi, opportunità di carriera”. Lo stesso comitato ha osservato che il governo “non ha fornito virtualmente nessuna prova che contraddica quanto sostenuto dal sindacato e non ha dimostrato che la discriminazione non sia diffusa”.

Troppo poche le strutture in Italia

A rendere problematico l’accesso all’aborto, secondo Strasburgo, sono tra l’altro una diminuzione sul territorio nazionale del numero di strutture dove si può abortire e la mancata sostituzione del personale medico che garantisce il servizio quando un’operatore è malato, in vacanza o va in pensione. A individuare i problemi sul tappeto è stato il comitato europeo per i diritti sociali del Consiglio d’Europa nella decisione sul ricorso presentato dalla Cgil contro l’applicazione della legge 194.

“Le strutture non hanno coperto i buchi degli obiettori”

Il Consiglio d’Europa ha rilevato che le strutture sanitarie “non hanno ancora adottato le misure necessarie per rimediare alle carenze nel servizio causate dal personale che invoca il diritto all’obiezione di coscienza, o hanno adottato misure inadeguate”. Questa è la seconda volta che il comitato arriva alla conclusione che l’Italia non sta rispettando quanto stabilito dalla legge 194.

La reazione del ministro Lorenzin

“Mi riservo di approfondire con i miei uffici, ma sono molto stupita perché dalle prime cose che ho letto mi sembra si rifacciano a dati vecchi che risalgono al 2013. Il dato di oggi è diverso”. Così commenta il ministro della Salute Beatrice Lorenzin sul pronunciamento del Consiglio d’Europa che, accogliendo un ricorso della Cgil, ha bacchettato l’Italia sulle difficoltà delle donne ad accedere alla pratica dell’ aborto nelle strutture pubbliche. “Non c’è alcuna violazione del diritto alla salute”, ha aggiunto il ministro.

Interruzioni di gravidanza in calo

A Carrano aveva fatto eco Silvana Agatone, presidentessa della Laiga (Libera associazione italiana ginecologi per l’aplicazione della 194/78), che pur ha sottolineato che, in base ai dati del ministero della salute, gli aborti sono diminuiti del 5,1%. Ma attenzione, avverte ancora Agatone: “Il ministero si affida ai dati Istat”, chiarisce Agatone. “Ogni volta che effettuiamo questo tipo di intervento compiliamo una scheda da inviare all’istituto. Ma aumentando gli obiettori, va da sé che queste schede diminuiscono”.

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