Latte e formaggi: l’etichetta italiana ora è legge

Ora è fatta. Arriva in Italia l’obbligo di inserire in etichetta l’origine dei prodotti lattiero-caseari. Dopo il via libera di Bruxelles a metà ottobre, infatti, il decreto che introduce il provvedimento è stato firmato ieri – venerdì 9 dicembre – dai ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo economico Carlo Calenda. 

La firma segue il parere positivo delle Commissioni Agricoltura della Camera e del Senato e l’intesa raggiunta in Conferenza Stato-Regioni.

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Sarà in vigore dal 1° gennaio 2017

Questo sistema, in vigore dal primo gennaio 2017, consentirà di indicare con chiarezza al consumatore la provenienza delle materie prime non solo del latte ma anche di burro, yogurt, mozzarella, formaggi e latticini. I

l provvedimento si applica al latte vaccino, ovicaprino, bufalino e di altra origine animale. 

Il decreto prevede che il latte o i suoi derivati dovranno avere obbligatoriamente indicata l’origine della materia prima in etichetta in maniera chiara, visibile e facilmente leggibile.

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Le diciture che troverete in etichetta

Le diciture utilizzate saranno le seguenti:

a) “Paese di mungitura: nome del Paese nel quale è stato munto il latte”.

b) “Paese di condizionamento o trasformazione: nome del Paese in cui il prodotto è stato condizionato o trasformato il latte”.

Qualora il latte o il latte utilizzato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari, sia stato munto, confezionato e trasformato nello stesso Paese, l’indicazione di origine può essere assolta con l’utilizzo di una sola dicitura: ad esempio “ORIGINE DEL LATTE: ITALIA“.

Le altre indicazioni sui paesi Ue e non Ue

Se le fasi di confezionamento e trasformazione avvengono nel territorio di più Paesi, diversi dall’Italia, possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: latte di Paesi Ue, se la mungitura avviene in uno o più Paesi europei; latte condizionato o trasformato in Paesi Ue, se queste fasi avvengono in uno o più Paesi europei. Se le operazioni avvengono al di fuori dell’ Unione europea, verrà usata la dicitura “Paesi non Ue”.

Esclusi i prodotti Dop e Igp, che hanno i loro protocolli

Sono esclusi dall’obbligo di origine in etichetta solo i prodotti Dop e Igp che hanno già disciplinari relativi anche all’origine e il latte fresco già tracciato.

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La Coldiretti: “Finisce l’inganno del falso made in Italy”

È soddisfatto il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo: “Con l’etichettatura di origine si dice finalmente basta all’inganno del falso made in Italy, con tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia che sono stranieri, così come la metà delle mozzarelle fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall’estero”.

Ma restano delle etichette con l’anonimato

L’etichetta però resta ancora anonima per circa un terzo della spesa – afferma Coldiretti – dai salumi ai succhi di frutta, dalla pasta al latte a lunga conservazione, dal concentrato di pomodoro ai sughi pronti fino alla carne di coniglio. 

Al momento, oltre a latte e formaggi, l’obbligo dell’origine in etichetta è previsto per carne di pollo e derivati, carne bovina, frutta e verdura fresche, uova, miele, passata di pomodoro, pesce, olio extravergine di oliva.

I prodotti che sono ancora esenti dall’indicazione di origine

Sono esenti, invece: salumi, carne di coniglio, carne trasformata, frutta e verdura trasformata, derivati del pomodoro diversi da passata, concentrato di pomodoro e sughi pronti, riso, derivati dei cereali (pane, pasta). Per questi ultimi Renzi aveva annunciato a metà novembre l’invio in tempi brevi a Bruxelles dell’apposito decreto.

 

Un articolo del 1° giugno 2016

di Barbara Liverzani

Un’etichetta per sapere dove il latte è stato munto, dove trasformato e dove confezionato: dovrebbe comparire prossimamente nei cartoni del latte, nelle confezioni delle mozzarelle e dei formaggi, nei vasetti di yogurt e in tutti i derivati per indicare con trasparenza l’origine della materia prima. Il decreto interministeriale con cui l’Italia avrà, una volta ottenuto il via libera di Bruxelles, una legge specifica per l’etichettatura di origine dei prodotti lattiero caseari è stato presentato questa mattina dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, insieme al ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina, nel corso del “Milk Day” organizzato a Milano da Coldiretti.

 

Etichetta “salva-stalle”
L’etichetta vuole essere un manifesto alla trasparenza, se è vero che – come denunciava qualche tempo fa Coldiretti – “una mozzarella su quattro in vendita in Italia è ottenuta da cagliate che vengono dall’estero”, ma anche un tentativo di salvare le stalle italiane, travolte dall’addio alle quote latte. Sì perché, se il limite alla produzione di latte imposto ai Paesi membri dall’Unione Europea ha creato in passato una serie di problemi ai nostri allevatori (le multe salate a chi sforava che hanno fatto accumulare notevoli debiti verso l’Ue), l’abolizione del sistema delle quote, decisa da Bruxelles nel marzo del 2015, non ha migliorato le cose, anzi. Con il “libera tutti” le stalle europee hanno munto all’impazzata: +7% nei primi due mesi del 2016 con punte del +32% in Irlanda, del +21% in Belgio e del +18% in Olanda. Ovviamente il surplus dell’offerta ha determinato un crollo dei prezzi (-11% da inizio 2015) ed è qui che gli allevatori italiani hanno subìto il colpo maggiore.

 

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Oltre 1.500 stalle hanno chiuso
A conti fatti il “bilancio è disastroso”, ha denunciato Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti: “Circa 1.500 stalle hanno chiuso dopo la fine delle quote e migliaia di aziende agricole sono sull’orlo del lastrico costrette a vendere a 31 centesimi al litro un prodotto che a loro, tra mangimi, macchine ed energia, ne costa quasi 40”.
E comunque (oltre il danno la beffa), neanche vendere a 31 centesimi è sufficiente perché la media europea è di 27 centesimi al litro e così molte grandi aziende hanno tagliato gli ordini preferendo, perché più conveniente, acquistare latte e cagliate all’estero. Salvo poi lavorarle qui ed etichettare il prodotto ottenuto come “Made in Italy”.

Alti costi di produzione
Ma perché in Italia i costi di produzione sono così alti? Sostanzialmente per due ragioni: un po’ perché le aziende del settore sono piccole e poco organizzate, un po’ perché le nostre leggi prevedono norme precise e standard più rigidi per quanto riguarda l’alimentazione degli animali e la sicurezza alimentare. Insomma si paga un po’ di più per un prodotto più sano e di qualità migliore. È questo a cui punta in sostanza l’etichetta con l’indicazione di origine proposta dal Governo: spingere gli italiani ad acquistare i prodotti fatti con latte nostrano, anche se  questo significa spendere un po’ di più.

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