“Dopati i giocatori dell’Inter di Herrera”: 50 anni dopo la verità che divise i Mazzola

Una pastiglia, da sciogliere sotto la lingua. Era il doping declinato probabilmente a dosi di amfetamina e quando Helenio Herrera (nella foto sotto), mitico allenatore dell’Inter che portò a cavallo della metà degli anni Sessanta la squadra a vincere tutto, si accorse che i suoi giocatori la sputavano, allora iniziò a scioglierla nel caffè. Contribuendo, forse, a stroncare carriera e vita di alcuni dei suoi ragazzi, costretti ad abbandonare il pallone a causa di malattie degenerative come la Sla, la sclerosi laterale amiotrofica.

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La querela milionaria per contenere la verità

L’affermazione non è nuova, ma risale al 2003, quando uscì il libro “Il terzo incomodo” (sotto la copertina), scritto da Ferruccio Mazzola, fratello di Sandro e figlio Valentino, mitico calciatore della Grande Torino. Ma per 12 anni in pochi sono stati raggiunti dall’eco di una frase che avrebbe potuto spazzare un periodo altrettanto eroico del calcio italiano, quello dell’Inter di Angelo Mazzola, padre di Massimo. Che non digerisce le affermazioni di Ferruccio Mazzola e chiede 1 milione di euro di danni a lui e all’editore, Bradipolibri di Torino. Vedendosi dare torto, ad anni di distanza, dal tribunale di Roma e condannare al pagamento delle spese processuali, arrivate così in ritardo da veder minacciato di pignoramento l’incasso di San Siro. E senza che in aula si sia mai visto un documento a smentita delle affermazioni di Ferruccio, morto nel 2013.

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Una famiglia spezzata da lutti e rancori

Ma c’è anche qualcun altro che tanto tempo, pur essendo stato testimone diretto dei fatti narrati, ha taciuto. È Sandro Mazzola, il fratello legato da un rapporto di odio e amore a Ferruccio, che era considerato – e si considerata – il brocco di famiglia, schiacciato dalla leggenda del padre Valentino, morto nella tragedia di Superga, quella del 1949 che cancellò in un attimo tutto il Torino, e la bravura del fratello, che si era conquistato una fama dilagata in tutto il pianeta.

L’ammissione tardiva: “Ferruccio aveva ragione”

Oggi, invece, morto Ferruccio e a distanza di mezzo secolo, ammette che è tutto vero. “Ferruccio aveva ragione, nell’Inter ci davano le amfetamine. Prima della partita ci davano sempre un caffè. Non so cosa ci fosse dentro. Io, a un certo punto, cominciai ad avere in campo dei fortissimi giramenti di testa. Andai dal medico che mi fece tutte le analisi e mi disse che avevo problemi grossi. Mi disse che dovevo stare fuori almeno sei mesi. Ma questo Herrera non lo voleva”.

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