Autobomba in Calabria: arrestato il cognato dei boss, aveva armi abusive

È morto divorato dalle fiamme, imprigionato nella sua Ford Fiesta. Non c’è stato scampo per Matteo Vinci, 42 anni, ucciso a Limbadi, un comune di poco più di 3,500 abitanti, nel Vibonese, nello scoppio dell’auto che stava guidando. Secondo le indagini, a provocare l’esplosione è stata una bomba collocata sotto la bombola della vettura, alimentata a metano.

I carabinieri, nell’ambito delle indagini, hanno arrestato con l’accusa di detenzione abusiva di arma e munizioni, Domenico Di Grillo, di 71 anni, marito di Rosaria Mancuso, sorella dei capi dell’omonima cosca di ‘ndrangheta Giuseppe, Francesco, Pantaleone e Diego. Le manette sono scattate dopo che nella sua abitazione è stato trovato un fucile di provenienza illecita, insieme a 46 cartucce per la stessa arma.

Ordigno ad alto potenziale

L’ordigno era ad alto potenziale ed è stato azionato da un telecomando a distanza. Ferito gravemente il padre Francesco, 73 anni. L’ipotesi che viene fatta dai carabinieri, che stanno svolgendo le indagini sotto le direttive della procura della Repubblica di Vibo Valentia, è che a provocare lo scoppio sia stata una bomba collocata nel vano portabagagli della vettura.

Candidato alle ultime comunali

Matteo Vinci, ex rappresentante di medicinali, era stato candidato alle ultime elezioni comunali nella lista “Limbadi libera e democratica”.

Il padre in prognosi riservata

Francesco Vinci è stato ricoverato in prognosi riservata all’ospedale di Vibo Valentia. Le sue condizioni, secondo quanto si è appreso, sarebbero gravi. Lo scoppio dell’auto, una Ford Fiesta, si è verificato in località “Cervolaro”, mentre la vettura condotta da Matteo Vinci sta percorrendo una strada provinciale.

Indaga anche l’antimafia

Sul posto, per il coordinamento delle indagini, si sono recati il pm di turno della procura di Vibo e un magistrato della procura antimafia di Catanzaro. Gli artificieri dei carabinieri stanno effettuando gli accertamenti tecnici per verificare dinamica e cause dell’esplosione. Limbadi è uno dei centri della provincia a più alta densità mafiosa, al centro di numerose inchieste.

Già vittima di un tentato omicidio

Il prefetto di Vibo Valentia, Guido Longo, ha convocato d’urgenza il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica per fare il punto sulle indagini. Si è appreso, tra l’altro, che Matteo Vinci, in passato, era rimasto vittima di un tentato omicidio. A suo carico, comunque, non risultano precedenti penali per mafia, né risulta che la vittima fosse legata ad ambienti della criminalità organizzata.

Le liti per interesse

Tuttavia, in passato, c’era stata una breve carcerazione che aveva riguardato Francesco Vinci, suo figlio Matteo e la madre Rosaria Scarpulla. Con loro erano stati arrestati proprio Rosaria Mancuso, 67 anni, sorella dei capi cosca Pantaleone, e Giuseppe Mancuso, quest’ultimo all’ergastolo. Il motivo si legava a tensioni crescenti legate a terreni che la famiglia Mancuso voleva e che era di proprietà dei Vinci.

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