Luca che ha inventato il CoroMoro per i giovani africani in Piemonte (video)

Mia nonna, che ha visto il mare per la prima volta a sessant’anni, quand’ero piccola mi diceva: “Se  tocchi la buccia delle banane, poi lavati le mani, perché ‘a l’hai tucala i moru!’”.
I ‘moru’ erano gli africani: nata e vissuta nella campagna piemontese, ma proprio in fondo alla campagna, tra i vigneti , la stalla e le galline, mia nonna  non solo non aveva mai visto il mare, ma nemmeno i ‘moru’. (E fino a che non è arrivata a Torino, neanche le banane).
Del mare aveva sentito dire che era  piatto e blu, dei ‘moru’ che raccoglievano le banane  e poi le spedivano in Italia, ma magari poteva arrivare anche qualche malattia misteriosa aggrappata alla buccia di quel frutto che avevano toccato con le loro mani nere.
Molti anni dopo, i ‘moru’ sono arrivati in Italia e in fondo al Piemonte, dov’era nata lei.
Chissà come l’avrebbe presa. Non credo male, perché mia nonna era una persona buona e le persone buone si adattano facilmente alle novità.

Quando i ‘moru’ sono  arrivati in Italia, lei non c’era più, ma c’erano e ci sono quelli come noi,  per cui il mare è normale  e le banane le abbiamo mangiate frullate nel biberon.
Senza ripetere i luoghi comuni che lascerei a chi ha voglia di ripeterli, mettiamola così: buoni o meno buoni, qualcuno non l’ha presa bene.
Per non  sprecare parole sul perché e il percome c’è chi la prende male, Luca Baraldo le parole non le spreca, ma le canta.
Le canta insieme a loro, ai ‘moru’ che si sono insediati, in attesa che la loro richiesta di asilo venga esaminata, nella mezza montagna intorno a Torino. Paesini dai nomi sconosciuti ai più, Ceres, Pessinetto. Quattro case e un po’ di montagna.

Luca , ‘giovane’ cinquantenne che abita in quella zona per scelta, ma cresciuto a Torino, ha inventato il COROMORO.

Ha insegnato ai giovani africani che abitano in quei paesini  le canzoni della tradizione piemontese. La cosa è nata per gioco  ed ora, a pochi mesi dalla nascita  del coro, le date sono già tantissime e Luca può affermare, nelle sue interviste, qualcosa che ha un enorme peso sociale :“ Chi viene ai nostri concerti ed è razzista, dopo il concerto non lo è più”.

Luca non è un musicista anche se sa suonare, non nasce come uomo di spettacolo, eppure lo è diventato partendo dalla voglia di condividere la vita quotidiana con serenità e normalità, così come dovrebbe essere sempre, con i ‘moru’ che sono arrivati nella sua zona.
Se riusciamo, con i ‘moru’,  a condividere la cultura dei nostri vecchi, vuol dire che ci somigliamo. La gente è entusiasta di questo messaggio .
Bravi.

 

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