Il brivido di essere in testa (o quasi…)

Per circa una settimana ha campeggiato sulla mia pagina Facebook una foto: Massimo, runner da un paio d’anni, solo al comando. Dietro, a diversi metri di distanza, gli inseguitori.
Vabbè, anch’io una volta sono stata prima nella gara dell’oratorio di San Gaspare, salvo poi farmi fulminare al traguardo da una tizia più agguerrita di me (in palio c’era una caciotta di interessanti dimensioni), ma Massimo…
Massimo, nella foto, è misteriosamente primo alla Roma-Ostia.
Ora, per carità, il ragazzo è bravo, si impegna, ha smesso di fumare, si è messo in linea, è pure simpatico, ma… la Roma-Ostia?
Per qualche giorno non gli ho dato soddisfazione, niente domande, niente congratulazioni, giusto un timido “like” sulla foto infingarda, mentre tra me e me rimuginavo: uso spregiudicato di photoshop? Ingaggio di sosia? Massiccio ricorso a doping? Scatto alla Bolt, il tempo di farsi fare la foto, e poi subitaneo stramazzamento al suolo?
Basta, avevo il mal di testa, era l’ora della resa dei conti.
Commento su fb: “allora Massimo, mi spieghi che ci fai lì?!”.
Fossi stata al suo posto avrei alimentato la leggenda dell’uomo solo al comando, ma ve l’ho detto, è un bravo ragazzo: “per 400 metri sono stato in testa alla seconda onda, è stato bellissimo!”.
Ah ecco, ora ci siamo, la “seconda” onda. Perché, per chi non lo sapesse, data la marea di partecipanti alla mezza maratona, le partenze sono scaglionate nel tempo. La prima onda è quella dei top runner e degli amatori più forti. Via via seguono le altre onde (io di solito parto con la risacca).
Comunque, che foto e che invidia!

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