I vescovi gelano Berlusconi: “Assolto? Il giudizio morale è un altro”

La Chiesa italiana non condivide il tripudio con cui ad Arcore e in Forza Italia è stata accolta la riconferma dell’assoluzione di Berlusconi per il “caso Ruby”.

La sentenza crea polemiche e il’Avvenire, che è il quotidiano dei vescovi, questa mattina è andato all’attacco. sostenuto dal segretario generale della Cei.

 

La nota polemica di Avvenire

“C’è molto da riflettere su come è stato imbastito il processo e sulle sue conseguenze ma l’esito penale favorevole a Berlusconi non cancella il rilievo istituzionale e morale del caso”: è quanto scrive il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio.

Rispondendo alle lettere dei lettori, il direttore del giornale cattolico sottolinea: “Anche solo per il fatto che un simile processo sia stato possibile, è evidente che un’assoluzione con le motivazioni finora conosciute non coincide con un diploma di benemerenza politica e di approvazione morale”.

Rendendo noto che nelle lettere giunte al giornale ci sono “pensieri conditi da risate” il direttore di Avvenire commenta: “Credo che in realtà ci sia poco da ridere”.

 

Monsignor Galantino: “Posizione coraggiosa”

“Avvenire ha preso una posizione coraggiosa che va sostenuta e confermata”: così il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, sul commento del quotidiano dei vescovi sull’assoluzione di Berlusconi. “La legge arriva fino a un certo punto, ma il discorso morale è un altro”. Galantino, parlando a margine di un convegno sul servizio civile, ha aggiunto che la questione non riguarda “solo Berlusconi. Tutte le volte in cui c’è una assoluzione bisogna andare a leggere le motivazioni. Ma il dettato legislativo arriva fino ad un certo punto, il discorso morale è un altro”.

La notizia dell’assoluzione

Silvio Berlusconi è stato assolto in via definitiva al “processo Ruby”. È questo il verdetto della Cassazione arrivato dopo molte ore di camera di consiglio.

La sesta sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato l’assoluzione. L’ex premier era imputato di concussione per induzione e prostituzione minorile. Condannato in primo grado a 7 anni, era stato assolto in appello.

La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso del procuratore generale di Milano Pietro De Petris. Martedì nel corso dell’udienza il pg della Cassazione aveva chiesto l’annullamento dell’assoluzione e l’apertura di un nuovo processo. Ora questa partita, che tanto teneva in ansia Silvio Berlusconi, è chiusa.

Silvio è felice e vuole modificare la Severino

“È felice”: così da Arcore arriva ka reazione di Silvio Berlusconi. Il leader di Forza Italia ha appreso nella vilal la notizia della sua assoluzione per il processo Ruby dopo nove ore di camera di consiglio dei giudici della Cassazione.

Il Cavaliere a quanti lo hanno raggiunto telefonicamente arrivando ad intasare i centralini della sua residenza milanese avrebbe semplicemente detto di essere appunto felice della notizia che mette fine ad un incubo: è stata ribadita la mia innocenza – è in sintesi il ragionamento dell’ex premier – cosa hanno combinato e cosa ho dovuto passare per un processo insensato e ingiusto. Ora aspetto buone notizie anche dalla Corte Europea. Con i suoi consiglieri il Cavaliere si è detto pronto a tornare in campo, E c’è chi pensa che la sua prima battaglia sarà per modificare la legge Severino che gli impedisce di potersi candidare. E’ quello infatti l’ultimo passaggio a cui guarda Berlusconi fiducioso in una sua totale riabilitazione.

Si ricompatta anche Forza Italia

La notizia dell’assoluzione dell’ex capo di governo ricompatta anche il partito dopo le divisioni e gli scontri delle ultime ore: “È un’ottima notizia che risarcisce però solo in minima parte tutto quello che ha subito Berlusconi”, è il commento di Giovanni Toti, consigliere politico di Forza Italia che a questo punto auspica che possa esserci “una riforma della giustizia che metta al sicuro l’equilibrio della democrazia nel nostro paese.

 

Il giorno dell’ultima parola: le notizie del 10 marzo

È il giorno della parola definitiva sul processo Ruby, quello che ha visto l’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi condannato per concussione e prostituzione minorile a 7 anni e mezzo (più interdizione perpetua dai pubblici uffici) in primo grado e poi assolto in appello. La sesta sezione penale della Cassazione, presieduta da Nicola Milo e relatore Orlando Villoni (procuratore generale Eduardo Scardaccione), infatti è riunita dalle 10.30 di questa mattina per stabilire se Berlusconi, difeso dagli avvocati storici Niccolò Ghedini e Piero Longo, effettivamente costrinse i funzionari della questura di Milano a rilasciare l’allora minorenne Karima El Mahroug, in arte Ruby Rubacuori, fermata per furto. Inoltre i magistrati della corte suprema saranno chiamati a pronunciarsi anche sui rapporti a pagamento di Berlusconi con la ragazza nella consapevolezza o meno che non avesse ancora raggiunto la maggiore età.

I tre scenari possibili della Cassazione

Cosa può accadere oggi? In sostanza, tre sotto i fatti che si possono verificare: i magistrati possono confermare la condanna del primo processo, possono assolvere l’imputato in via definitiva, accogliendo così le istanze del processo di secondo grado oppure annullare l’ultima sentenza con rinvio, disponendo cioè un nuovo appello. Dipenderà da come valutaranno, nella forma, i precedenti pronunciamenti e in che considerazione verranno tenute le 61 pagine del ricorso della procura generale. Secondo la quale, in questura a Roma, ci misero poco a capire chi era davvero Ruby, dopo averla fermata.

La telefonata del 2010 in questura

Era accaduto nella tarda serata del 27 maggio 2010 e verso mezzanotte, da Parigi, era giunta una telefonata di Berlusconi in cui veniva chiesto che la ragazza fosse liberata perché nipote del presidente egiziano Hosni Moubarak. A prenderla stava andando Nicole Minetti, l’igienista mentale eletta consigliera regionale della Lombardia per la formazione azzurra e profonda conoscitrice delle “cene eleganti” di Arcore e dei dopocena del bunga bunga. Secondo il pg, fu facile stabilire che “la minore fermata e portata in questura non è egiziana e tantomeno parente del presidente egiziano”.

Avrebbe dovuto andare in comunità

Stabilità la sua nazionalità, marocchina, e il fatto che non avesse ancora raggiunto i 18 anni, per il magistrato minorile era chiaro che c’era il rischio “che potesse prostituirsi”. Dunque “ne ha disposto, a tutela della sua persona, il collocamento in comunità”. Ma poi le cose andarono diversamente e dalla questura di Milano la ragazza in effetti uscì, ma non per raggiungere un luogo protetto adatto alla sua età e alla sua protezione. Da qui ecco la condanna in primo grado per concussione ai danni del funzionario di polizia che quella notte ricevette la telefonata. Ma anche dopo l’assoluzione in appello “perché il fatto non sussiste” – in forza dello “spacchettamento” del reato in concussione per costrizione e induzione indebita -, i giudici di secondo grado avevano riconosciuto che l’ex presidente del consiglio “abusò della sua qualità di presidente del Consiglio, simulando un interesse istituzionale al rilascio di Karima El Mahroug per fini personali”.

Il nodo della prostituzione minorile

In merito invece alla prostituzione minorile, iter analogo: una prima condanna per Berlusconi e assoluzione in seconda istanza perché “il fatto non costituisce reato”. Insomma, Berlusconi sapeva o no che Ruby era al di sotto sotto la maggiore età? Chi propende per una risposta positiva, lo afferma in base al fatto che era stato Emilio Fede a scovarla in un concorso di bellezza in Sicilia, che lavorava per la scuderia dell’ex manager dello spettacolo Lele Mora e alcune frasi, alcune contenute anche in intercettazioni telefoniche, della stessa ragazza. Per i giudici di secondo grado, tuttavia, questo non è sufficiente a raggiungere la conferma.

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