Zika: un caso a Rimini, la conferma al policlinico Sant’Orsola di Bologna

Un caso di Zika a Rimini, è il primo in Emilia Romagna. A contrarre il virus è stato un uomo di 30 anni che era stato in vacanza a Santo Domingo. Tornato a fine gennaio, aveva manifestato sintomi che comprendevano febbre alta, congiuntivite e dolori articolari. Dopo aver consultato il medico di base, è stato sottoposto ad accertamenti presso il dipartimento di microbiologia del policlinico Sant’Orsola di Bologna, dove è stata confermata la diagnosi che hanno confermato la presenza del virus.

Zika: 9 i casi in Italia, 4 nel Veneto, uno a Roma: le notizie del 6 febbraio 2016

Il virus Zika è arrivato anche in Italia. Dall’inizio del 2016 sono quattro i casi di persone colpite dal virus Zika in Veneto. Il primo si è verificato a Treviso, gli altri a Padova e Vicenza. Si tratta di persone che sono rientrate da Sudamerica e Caraibi, paesi in cui l’infezione è ampliamente diffusa. Lo rende noto l’assessore regionale alla Sanità Luca Coletto, che sottolinea che non c’è “motivo di allarme perché il virus Zika è monitorato in Veneto dal 2010 e siamo in grado di curarlo efficacemente”.

 

In tutto 9 casi recenti, uno allo Spallanzani di Roma

Sono 9 in tutto i casi recenti di Zika registrati in Italia. A parte i tre del Veneto, ne è stato segnalato uno a Roma. Si tratta in tutti i casi di persone rientrate da viaggi in alcuni dei Paesi dove l’infezione è più diffusa: Sudamerica e Caraibi.

Il quarto paziente segnalato è emerso dalle analisi eseguite dal laboratorio di riferimento di Padova. Si tratta di una persona italiana, tornata da un viaggio nella Repubblica Dominicana, curata all’Ospedale civile di Venezia. Le sue condizioni sono buone.

A Roma. il caso di infezione da Zika virus è stato diagnosticato in una persona che ha soggiornato in Brasile nella seconda metà del mese di gennaio.

Al rientro  ha manifestato insorgenza di rash cutaneo, senza febbre o altri sintomi. Dopo 2 giorni si è presentata all’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Spallanzani di Roma dove è stata visitata.

Gli esami virologici shanno confermatoa presenza di infezione da Zika. Ad oggi, sono in tutto nove i casi noti di contagio da virus Zika in Italia. Tutti i pazienti sono guariti e avevano contratto la malattia all’estero.

“I sette casi (cui si aggiungono gli ultimi due a Venezia e a Roma, ndr) sono del 2015-2016, mentre nel 2014 sono stati tre”, chiarisce il professor Gianni Rezza, direttore del dipartimento Malattie infettive parassitarie e immunomediate dell’Istituto superiore di sanità.

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Chi sono i colpiti del Veneto

Dei tre casi registrtai quest’anno, uno riguardava una donna venezuelana rientrata dal paese d’origine, già guarita e dimessa dall’ospedale di Treviso. Gli altri due sono invece quelli di persone – probabilmente turisti – rientrati da poco da viaggi a Santo Domingo e in Martinica. I pazienti, in cura presso gli ospedali di Vicenza e Padova, sono entrambi in via di guarigione.

Due casi da trasfusione registrati in Brasile

Ancora notizie preoccupanti sul virus Zika. In Brasile si sono verificati nel 2015 almeno due casi di trasmissione del virus Zika tramite trasfusione di sangue. Lo ha affermato – secnodo alcuni media locali – un esperto dell’Università di Campinas, nei pressi di San Paolo.

“I test genetici – ha spiegato Marcelo Carvalho, direttore del centro trasfusionale – hanno confermato che un un uomo che ha ricevuto una trasfusione nel marzo del 2015 è diventato infetto, anche se non ha sviluppato i sintomi”.

La battaglia per il vaccino

Mentre i laboratori di tutto il mondo accelerano la corsa per mettere a punto un vaccino (ma ci vorranno tre anni solo per arrivare al primo), un nuovo ostacolo sta rendendo più complicata la battaglia contro il virus Zika, collegato a gravi malformazioni nei neonati da madri infette: il Brasile, dove si registrano oltre 4.000 casi di bambini nati con microcefalia, non starebbe infatti fornendo sufficienti campioni del virus ai ricercatori internazionali, per una legge che impedisce di divulgare dati genetici.

 

Ma l’Oms butta acqua sul fuoco
L’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), però, butta acqua sul fuoco e precisa che sono disponibili ”tutte le informazioni necessarie e non c’è, dunque, alcun ostacolo per la ricerca”.

 

Le rassicurazioni del ministro Lorenzin
Intanto, a rassicurare è pure il ministro della Salute Beatrice Lorenzin: “In Italia c’è massima vigilanza ma non c’è motivo di preoccupazione. Sulla scia dell’esperienza di Ebola abbiamo messo a punto un sistema di sorveglianza molto forte.
C’è la preoccupazione per le donne incinte, quindi consigliamo a chi sta programmando una gravidanza di evitare questi Paesi”.
Il problema del blocco alla ricerca è stato invece sollevato da alcuni ufficiali sanitari statunitensi e delle Nazioni Unite, che avvertono: la mancanza di dati sta costringendo i laboratori di Usa ed Europa a lavorare con campioni di precedenti epidemie e sta vanificando gli sforzi per sviluppare test, farmaci e vaccini. Il problema, spiegano, è rappresentato dalla legge brasiliana: al momento è infatti illegale per i ricercatori e gli istituti brasiliani condividere materiale genetico, inclusi campioni di sangue contenenti Zika ed altri virus.

Ma l’Oms tranquillizza: “Abbiamo tutti i dati necessari”

Pronta la replica dell’Oms: ”Abbiamo tutti i dati necessari – ha affermato all’Agenzia Ansa il portavoce Christian Lindmeier – e non c’è nulla che blocchi la ricerca. Infatti, i paesi non sono tenuti e trasferire i campioni dei virus, bensì a condividere i risultati degli studi, ed è ciò che hanno fatto gli istituti brasiliani”.
Il Brasile, ha aggiunto, ”è stato molto trasparente nel trasmettere all’Oms tutte le informazioni necessarie sin dal maggio 2015. La condivisione del virus in se stesso non è infatti necessaria, dal momento che è stato provato che il virus Zika attuale è molto simile, se non uguale, al virus campionato nella Polinesia francese”. Dunque, ”la ricerca non è stata ostacolata nè bloccata”.

Un vaccino forse in tre anni

L’allerta resta tuttavia al massimo livello e la responsabile della Pan American Health Organization, Carissa Etienne, ha sollecitato più fondi ”velocemente”. Una buona notizia arriva da parte dell’Istituto Butantan di San Paolo che annuncia che un vaccino si potrebbe mettere a punto in tre anni, ma l’annuncio non placa la preoccupazione dei cittadini: proteste a suon di padelle si sono infatti verificate in alcune città durante il discorso in Tv con cui la presidente Dilma Rousseff ha rivolto un appello alla popolazione per coinvolgerla direttamente nella lotta contro il virus.

Radiazioni per rendere sterili le zanzare?

Si sentono ipotesi di tutti i tipi. Nel tentativo di ridurre il virus Zika entro le Olimpiadi di agosto, ad esempio, il governo del Brasile esaminerà anche la possibilità di ricorrere alle radiazioni per rendere sterili le zanzare.

Le misure delle compagnie aeree

Misure preventiva vengono messe in campo anche dalle compagnie aeree: Alitalia ha annunciato che garantirà alle donne incinte il cambio volo da destinazioni a rischio o il rimborso. United, Delta, Lufthansa e Air France stanno invece offrendo ai propri equipaggi la possibilità di cambiare rotte.

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